La discesa prosegue, ma Armstrong deve correggere la traiettoria perché, vista da vicino, la zona scelta per l’allunaggio si rivela troppo sassosa. Il sito migliore viene trovato, ondulato e sabbioso, e alle 20:17 il LEM tocca il suolo lunare.
Il profilo di missione prevede una lunga sosta con preparazione per la prima passeggiata lunare della storia dell’uomo. Incluso un sonnellino di quattro ore. Armstrong e Aldrin ovviamente non chiudono occhio, anzi anticipano le operazioni e dopo meno di sei ore si dichiarano pronti a uscire. Il medico da Houston non può che dare il suo benestare.
Alle 02:51 del 21 luglio 1969, Neil Armstrong, 39 anni dell’Ohio, ex ufficiale della US Navy, apre il portellone e comincia a scendere la scala. In pochi secondi ne raggiunge l’estremità. Qui sosta brevemente, poi salta sulla base circolare della zampa del LEM e risale sul primo gradino, per verificare di essere in grado di farlo; ridiscende, descrive ciò che vede, e solo allora poggia il piede sinistro sul suolo lunare, pronunciando una delle frasi più celebri della storia: “That’s one small step for a man, one giant leap for Mankind” (Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità). Circa 450 milioni di persone possono ascoltare praticamente in diretta le parole di Armstrong e intravedere, grazie alla camera piazzata sulla superficie esterna del LEM, questo grande, indimenticabile, balzo.
Armstrong definisce la superficie abbastanza compatta e coperta da una sabbia molto fine, poi si stupisce degli effetti della condizione di gravità lunare: “E’ più comodo saltare o fari passi lunghi, che camminare”. Poco meno di venti minuti dopo, anche Aldrin, 39 anni del New Jersey ed ex pilota di jet militari, esce dall’Eagle. Le sue parole, spontanee, sono: “Questa è una magnifica desolazione!”. Aldrin, più emozionale rispetto ad Armstrong, dovette affrontare negli anni seguenti il tunnel della depressione dell’alcolismo.
Cominciano due ore e mezza di escursione sulla Luna: si pianta la bandiera, si fotografano i dintorni, si simulano nuove discese dalla scaletta per fare riprese più spettacolari, si raccolgono circa venti chilogrammi di campioni di roccia, e infine si piazza sulla superficie un sismografo e un ripetitore a specchio. Arriva poi il saluto di Nixon, via telefono, ai due astronauti.
Sulla Terra l’entusiasmo è incontenibile. Tutta l’umanità, per una volta, è accomunata da un sentimento di gioia. Intanto gli astronauti riposano nel LM, prima di ripartire. Otto ore durante i quali ogni parametro viene ricontrollato dal Centro spaziale di Houston: sta per arrivare il momento più temuto poiché, ovviamente, mai collaudato: il distacco dal suolo lunare.
Alle 17:54 del 21 luglio Armstrong gira la chiavetta. Il propellente ha cinque secondi per innescare la partenza. Chissà cosa avranno pensato i due durante quei cinque interminabili secondi. Uno, due, tre, quattro, cinque… e il LM decolla! Dopo dieci ore di orbite lunari avviene anche il rendez-vous con Collins nel Columbia. Collins dichiarò poi che, durante i sorvoli della faccia nascosta della Luna, quando le comunicazioni con la Terra si interrompevano, si era sentito “Solo come nessun uomo dai tempi di Adamo”. Il LM viene quindi sganciato, dopo avere svolto egregiamente il suo compito. Il viaggio di ritorno è anch’esso senza intoppi, sino all’ammaraggio a sud-ovest delle Hawaii alle 16:50 del 24 luglio, dopo 195 ore, 18 minuti e 35 secondi di volo. Sulla Luna sono rimasti, oltre alle attrezzature scientifiche, anche una medaglia alla memoria degli astronauti americani sovietici scomparsi in servizio, come Grisson, Gagarin e Komarov, una targa commemorativa, e un disco con incisi i messaggi di pace di 73 capi di Stato.
I tre vengono ripescati dalla portaerei USS Hornet, e posti subito in isolamento. Vi rimarranno per 21 giorni, onde scongiurare qualsiasi possibile infezione contratta tra la regolite lunare. Passate le tre settimane, Armstrong, Aldrin e Collins iniziano un tour che li porterà in giro per gli Sati Uniti, e poi per il mondo. Anche in Urss viene data la notizia, pur tra mille cautele. Il silenziatore viene messo solo in Cina e Corea del Nord.
La vittoria americana è totale e, passata la sbornia collettiva, il programma Apollo continua, con un profilo più scientifico. Vengono organizzate altre missioni, sino ad arrivare all’Apollo 17 (due successive verranno tagliate per questioni di budget e di calo della popolarità del progetto), portando strumenti di ricerca e persino un automezzo, il Lunar Roving Vehicle. I dati raccolti sono ancora oggi oggetto di lavori e discussioni.
Dodici uomini in totale hanno messo piede sul nostro satellite. Solo la missione Apollo 13 non raggiunse gli scopi. L’ultimo uomo sulla Luna fu Eugene Cernan, che il 14 dicembre 1972 diede un ultimo sguardo alla superficie lunare e chiuse il portellone. La sua missione, l’Apollo 17 includeva anche il solo civile ad allunare: lo scienziato Harrison Schmitt. Venne deposta una targa: “Qui, nel dicembre 1972 d.C., l’uomo ha completato l’esplorazione della Luna. Che lo spirito di pace, nel nome di quale siamo giunti, possa riflettersi nella vita di tutti gli uomini.”.
Grazie al programma Apollo nuovi saperi sono stati acquisiti, nel campo della geologia, astronomia, biologia, ottica e fisiologia, nonché un imprecisato numero di applicazioni derivate da prodotti attinenti alle missioni lunari: dagli elettrodomestici senza filo sino all’elettronica miniaturizzata, passando addirittura per le padelle antiaderenti. Oltre 2500 applicazioni in tutto.
Da allora, 47 anni fa, la Luna è di nuovo sola, ad affascinarci e a farci compagnia ogni notte di cielo sereno, e l’Uomo non è più uscito dall’orbita terrestre.
Mattia Altieri
24 dicembre 1968: la Terra ripresa dall’Apollo 8, nella prima missione in orbita lunare
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