1) GERMANIA. I tedeschi si preparano ad eleggere un nuovo parlamento dal quale uscirà fuori il primo governo da 16 anni a questa parte non guidato da Angela Merkel. Il suo partito, la CDU (liberalconservatori) si appresta ad eleggere un nuovo leader tra qualche settimana. I tre candidati principali sono: Armin Laschet, premier del Nord Reno-Westfalia, della corrente liberale europeista, Norbert Roettgen, esperto di politica estera e il “thatcheriano” Friedrich Merz. Il nuovo leader CDU sarà quasi sicuramente il prossimo cancelliere. La CDU infatti gode di ottima salute secondo i sondaggi, in buona parte perché la Merkel si è guadagnata voti alti per la sua gestione della pandemia. Il Partito socialdemocratico (SPD), partner minore nel governo di coalizione della Merkel, è in calo nei sondaggi e molto probabilmente sarà superato dal Partito dei Verdi, ai suoi massimi storici. In lieve calo sembrano essere anche i partiti minori: la destra nazionalista dell’AfD, i liberali di centrodestra dell’FDP e la sinistra socialista della LINKE. Se la SPD decidesse come è probabile di voler abbandonare il governo, la CDU potrebbe trovare un accordo con i Verdi, seguendo l’esempio di quanto accaduto recentemente in Austria.
2) PAESI BASSI. Gli elettori olandesi si recheranno alle urne il prossimo anno per eleggere i 150 membri della Tweede Kamer, la più bassa e più potente delle due camere legislative del paese . Il primo ministro Mark Rutte e il suo Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD, liberalconservatori) sono al potere da dieci anni e si prevede che ci rimarranno anche dopo le elezioni. I sondaggi prevedono un’avanzata del VVD e un calo dei suoi alleati di governo, i democristiani del CDA e i liberali di D66. A sinistra sarebbero in rialzo i socialdemocratici del PvdA, a spese di verdi e socialisti. Ancora una volta il maggiore avversario di Rutte sembra essere Geert Widlers, leader del Partito della Libertà (PVV, destra populista) favorevole a portare i Paesi Bassi fuori dall’Unione Europea e chiudere tutte le moschee. Rutte ha rifiutato di collaborare con Wilders dopo che il PVV ha vinto il secondo maggior numero di seggi in parlamento nel 2017. Il recente crollo di un altro partito di estrema destra, il Forum per la Democrazia, ha ridato forza al partito di di Wilders che sembrava avviato al declino. Rutte, che potrebbe diventare il leader più longevo d’ Europa una volta che Angela Merkel si sarà dimessa, dovrà comunque probabilmente affrontare un altro complicato processo di formazione della coalizione di governo per mantenere il suo posto di primo ministro.
3) IRAN. Il presidente uscente il moderato Hassan Rouhani che ha concluso il suo secondo ed ultimo mandato è decisamente impopolare. Le sanzioni economiche, il crollo del prezzo del petrolio, gli effetti della pandemia del Covid-19 hanno lasciato un’economia allo stremo, un’inflazione alle stelle e un preoccupante tasso di disoccupazione. Rouhani aveva vinto la rielezione nel 2017 grazie alle sue promesse di allentare la repressione politica e di utilizzare lo sgravio delle sanzioni ottenuto attraverso l’accordo nucleare del 2015 per stimolare la crescita economica. Tuttavia gli scarsi risultati della sua presidenza hanno avvantaggiato i sostenitori della linea dura, che hanno vinto alla grande le elezioni parlamentari del febbraio 2020. La loro vittoria è stata aiutata dalla squalifica di massa dei cosiddetti candidati riformisti e dalla bassa affluenza alle urne. Rouhani potrebbe essere in grado di sconfiggere i sostenitori della linea dura se riuscisse a concludere rapidamente un accordo con il nuovo presidente USA Joe Biden per riportare gli Stati Uniti nell’accordo nucleare. Se alla presidenza andasse un candidato conservatore, l’amministrazione Biden dovrà affrontare un partner negoziale ancora meno disponibile.
4) ISRAELE. Il paese terrà la sua quarta elezione in meno di un due anni dopo che è andata in frantumi l’alleanza di governo tra il Partito Likud (conservatori) del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e l’alleanza centrista “Biancoceleste” di Benny Gantz. Dopo le elezioni dello scorzo marzo nessuno dei due partiti poteva costruire una coalizione di governo tra i 120 membri della Knesset. Netanyahu aveva vinto alcuni seggi in più ma non abbastanza per formare un governo. Con COVID-19 che stava devastando il paese, ha accettato alla fine di aprile di formare assieme a Gantz un governo di unità. Ciò aveva risolto un problema immediato per Netanyahu: fino a che rimane primo ministro infatti non può essere perseguito per accuse di frode e corruzione presentate contro di lui dalla magistratura. Il “matrimonio di convenienza” tra Netanyahu e Gantz tuttavia ha avuto vita breve e il divorzio è arrivato non appena si è dovuto discutere sul bilancio di governo, precipitando il paese verso nuove elezioni anticipate. I sondaggi sono diastrosi per la lista di Gantz, dopo che il suo compagno di partito Yair Lapid ha deciso di presentare una propria lista “Yesh Atid-Telem”. E le cose non vanno benissimo neanche per Netanyhau, dopo che anche il Likud è stato vittima di una scissione da parte dell’ex ministro Gideon Saar, che presenta una lista concorrente, il “Partito della nuova Speranza”. A complicare le cose l’estrema destra di Yamina, in netta crescita nei sondaggi.
5) PERU. I peruviani eleggeranno un nuovo presidente, 130 membri del Congresso e 25 governatori regionali. Il paese spera che ne derivi la stabilità politica. Il mese scorso il Perù ha visto succedersi tre diversi presidenti in una settimana. Tutto è iniziato quando il presidente Martín Vizcarra è stato estromesso per quelle che erano probabilmente false accuse di corruzione. Il suo successore è durato solo cinque giorni prima di dimettersi di fronte alle proteste di massa. Infine, il Congresso peruviano ha scelto Francisco Sagasti, un politico centrista, come presidente ad interim. Sagasti deve affrontare un programma scoraggiante. Il Perù è uno dei paesi al mondo più colpiti dal COVID-19, il che ha colpito gravemente anche l’economia del paese. Le elezioni potrebbero risolvere poco. Il Perù ha un sistema partitico debole e molti elettori non hanno nessuna fiducia nel sistema democratico. I sondaggi per le presidenziali al momento vedono in testa l’ex calciatore George Forsyth (centrodestra), seguito dal liberale Julio Guzman, dall’ex generale Daniel Urresti, esponente della destra nazionalista, e da Veronika Mendoza, candidata della coalizione della sinistra “insieme per il Perù”. A rischio invece la candidatura di Keiko Fujimori, figlia del defunto dittatore Alberto Fujimori, incriminata per corruzione nell’inchiesta Lava Jato.
6) CILE. Il presidente uscente di centrodestra Sebastián Piñera, al suo secondo ed ultimo mandato è decisamente impopolare. A seguito delle manifestazioni di protesta del 2019 e del risultato del referendum del 2020, ad Aprile verrà eletta un’assemblea costituente per riscrivere la costituzione attuale, emanata durante la dittatura di Pinochet. Entro la fine dell’anno ci saranno anche elezioni presidenziali e parlamentari. La “concertazione” dei partiti di centrosinistra che avevano governato il paese per buona parte degli ultimi 30 anni (democristiani, democratici, radicali e socialisti) è andata in frantumi e i partiti che la componevano sono in crisi di consenso. I candidati favoriti dai sondaggi al momento sono l’ex ministro ed ex sindaco di Santiago Joaquin Lavin dell’Unione Democratica Indipendente (nazionalconservatori), la giornalista Pamela Jiles del Partito Umanista (sinistra radicale) e Daniel Jadue del Partito Comunista, attuale sindaco di Recoleta, uno dei comuni della zona urbana di Santiago.
7) REPUBBLICA CECA. L’attuale governo, guidato dal controverso uomo d’affari Andrej Babiš cerca la riconferma. La coalizione di governo è una improbabile coalizione tra i liberali populisti di ANO (il partito di Babis), il partito socialdemocratico e il Partito Comunista. I due alleati minori di governo sono in calo nei sondaggi e a rischio di non superare la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento. Babis potrebbe quindi perdere la maggioranza alle prossime elezioni. Gli avversari accusano Babis di essere disposto ad un accordo con la destra “sovranistra” del partito “Libertà e Democrazia Diretta” pur di rimanere al potere. L’opposizione è divisa in due blocchi principali: da un lato la coalizione di centrodestra SPOLU formata da ODS (conservatori euroscettici), TOP09 (liberalconservatori) e KDU-CLS (democristiani), dall’altra una coalizione centrista formata dal partito dei sindaci STAN e dal Partito Pirata (libertari ecologisti). La prima è data intorno al 20% delle intenzioni di voto, la seconda potrebbe arrivare al 30%, superando quindi ANO ed essere in grado di formare una maggioranza. Essendo il Partito del Pirati il secondo partito del paese dopo ANO, è possibile che la Repubblica Ceca possa diventare il primo paese al mondo ad avere un Primo Ministro “pirata”.
8) NORVEGIA. I partito dell”attuale governo di centrodestra, guidato dalla Prima Ministra Elna Sorberg, avevano vinto per un soffio le elezioni del 2017. La coalizione tra conservatori, democristiani e liberali aveva dovuto far entrare al governo acnhe ministri della destra “sovranistra” del Partito del Progresso. I sondaggi danno il centrodestra nettamente in ribasso, con liberali e democristiani che rischiano di non superare la soglie di sbarramento del 4%, il che farebbe pensare che il prossimo governo sarà formato dai partiti di centrosinistra. Tuttavia il principale partito di centrosinistra il Partito Laburista, è in crisi di leadership e rischia di arrivare in terza posizione alle prossime elezioni dietro i conservatori e dietro anche al Partito di Centro, alleato dei laburisti ma storicamente legato agli interessi degli agricoltori, nazionalista ed euroscettico. Gli altri partiti di sinistra il partito Rosso (sinistra radicale), il partito Verde (ecologista) e la Sinistra Socialista (rosso-verde) sono tutti in rialzo, ma i primi due ballano intorno alla soglia del 4%. Il leader del Partito di Centro l’euroscettico Trygve Slagsvold Vedum potrebbe quindi diventare l’ago della bilancia di qualsiasi futura coalizione di governo e reclamare quindi per sé la poltrona d primo ministro, Vedum, divenuto popolare grazie ad una sua partecipazione ad un programma televisivo, in passato aveva chiesto l’uscita della Norvegia dall’area Schengen. Non un bel biglietto da visita per i futuri rapporti della Norvegia con la UE.
9) GRAN BRETAGNA. Prime elezioni amministrative “post Brexit” (rimandate di un anno a causa della pandemia), verifica dello stato di salute elettorale dei tories di Boris Johnsono e soprattutto del Partito Laburista, dopo l’uscita di scena di Jeremy Corbyn. Il risultato più importante sarà quello per l’elezione dell’Assemblea e del sindaco di Londra. Il sindaco laburista Sadiq Khan (in testa nei sondaggi) cerca un secondo mandato. A sfidarlo il conservatore Shaun Bailey, la liberaldemocratica Luisa Porritt e la verde Sian Berry. Si vota anche per l’elezione diretta del sindaco di altre grandi città tra cui Liverpool, Manchester e Bristol. Verranno rinnovati anche il parlamento della Scozia e quello del Galles. I separatisti scozzesi dello Scottish National Party sono dati in ascesa e potrebbero conquistare per la prima volta maggioranza assoluta dei voti.
10) IRAQ. Gli iracheni voteranno, un anno prima del previsto, per eleggere un nuovo parlamento, formalmente noto come Consiglio dei rappresentanti (COR). Il neoeletto COR sceglierà quindi il presidente e il primo ministro del paese. Il voto anticipato arriva dopo una grave crisi politica. Nell’ottobre 2019, quasi 600 persone sono state uccise per protestare contro la diffusa corruzione politica e i fallimenti del governo nel migliorare le condizioni di vita della popolazione. Le proteste hanno portato l’allora primo ministro Adel Abdul-Mahdi a dimettersi. Sei mesi dopo, l’ex direttore del servizio di intelligence nazionale iracheno Mustafa al-Kadhimi è diventato primo ministro ad interim. Ha promesso di combattere la corruzione e riformare il sistema elettorale. Kadhimi ha proposto di spostare le elezioni nazionali da giugno 2022 a giugno 2021 e il governo ha proposto alcune modifiche elettorali che soddisfano solo in parte le richieste dei manifestanti. Gli oppositori di Kadhimi dicono che le riforme effettuate sono modeste e hanno criticato la inefficiente risposta del governoalla pandemia. Il crollo dei prezzi del petrolio (che rappresenta il 60% dell’economia irachena) ha peggiorato le cose. Le elezioni irachene probabilmente non supereranno le profonde divisioni del paese e potrebbero volerci mesi prima che il nuovo parlamento si accordi sul nome di un nuovo primo ministro.
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