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IL GIRAMONDO – Uno sguardo ad elezioni e sondaggi in giro per il mondo. Il calendario elettorale del 2021

undefined21) HONDURAS. Nel piccolo paese centroamericano, uno dei più poveri, violenti e corrotti dell’America Latina, si vota per il presidente e il congresso. Il presidente uscente  Juan Orlando Hernández, del Partito Nazionale (nazionalconservatori) non si può costituzionalmente ricandidare dopo due mandati consecutivi. Possibile candidato per il partito potrebbe essere l’uomo d’affari di origine araba  Nasry Asfura. I maggiori partiti di opposizione che presenteranno un candidato alla presidenza solo il Partito Liberale (liberalconservatori) storico avversario del Partito Nazionale, e la lista di sinistra radicale “Libertà e Rifondazione”, legata all’ex presidente Manuel Zelaya, che alle scorse elezioni era diventata il secondo partito del paese. Manuel Zelaya, eletto presidente nel 2006 come candidato del Partito Liberale, durante la sua presidenza aveva intrapreso una politica nettamente di sinistra,  avvicinandosi politicamente a Cuba e al Venezuela, e per questo era stato esautorato dal parlamento in un colpo di stato istituzionale.

 

File:Flag of Nepal.svg - Wikimedia Commons22) NEPAL. Il primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli è l’unico leader comunista al mondo a capo di un governo di un paese democratico. Il suo partito infatti, il Partito Comunista del Nepal, che ha la maggioranza assoluti dei seggi in parlamento, è stato creato nel 2018 dalla fusione del Partito Comunista del Nepal (marxista-leninista unificato) con il Partito Comunista del Nepal (centro maoista).  La principale forza di opposizione è il Congresso Nepalese, di ispirazione socialista. Mentre il Partito Comunista è favorevole al rafforzamento delle relazioni con la Cina, il Congresso è tende a previlegiare i rapporti con l’India.  Terza forza del paese è il Partito Popolare Socialista, creato pochi mesi fa dalla fusione di alcuni partiti minori, anch’esso ideologicamente di sinistra, ma favorevole al federalismo e alla decentralizzazione amministrativa del paese.

 

 

File:Flag of Mexico (bordered).svg - Wikipedia

23) MESSICO.  Le elezioni di “medio termine” per il rinnovo dei 500 membri della Camera dei Deputati serviranno a verificare la popolarità del presidente  Andrés Manuel López Obrador. Il suo partito MORENA (sinistra populista), assieme ai suoi alleati aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nelle elezioni del 2018, quando López Obrador era stato eletto.  L’opposizione , formata dai tre partiti “tradizionali” del paese , il PRI (centristi), il PAN (conservatori) e il PRD (socialdemocratici), ha deciso di fare fronte comune formando l’alleanza elettorale “Va por México”.  MORENA da parte sua ha creato il cartello elettorale chiamato “Juntos Hacemos Historia” , con il Partito Verde Ecologista (ecologisti conservatori) e il Partito del Lavoro (sinistra radicale).  Dei partiti maggiori quindi solo il Movimento Cittadino (socialdemocratici) si presenterà con la propria lista. I sondaggi attuali danno MORENA intorno al 40% delle intenzioni di voto, circa le stesso valore che otterrebbe la lista comune dei tre partiti di opposizione. 

 

Flag of Uganda - Wikipedia

24) UGANDA. Il presidente Yoweri Museveni al potere da 35 anni,  si candida per il suo quinto mandato presidenziale consecutivo. Il suo partito, il Movimento di resistenza nazionale (NRM, nazionalconservatore) ha sempre vinto tutte le elezioni tenutesi dal 1996 ad oggi.  Il sistema elettorale “anglosassone” garantisce al partito di governo la stragrande maggioranza dei seggi in parlamento di fronte ad un’opposizione debole e divisa. Museveni, ex leader guerrigliero filosovietico, una volta giunto al potere nel 1986 si riciclò rapidamente in fedele alleato degli USA. Nonostante le istituzioni del paese siano formalmente democratiche, le elezioni non sono né libere né eque e spesso i candidati di opposizione vengono incriminati e carcerati con motivazioni pretestuose. Nelle elezioni di quest’anno il 77-enne Museveni è sfidato il noto musicista Robert “Bobi Wine” Kyagulanyi che guida il Partito di Unità Nazionale (progressisti). Wine, molto popolare tra i giovani e tra la popolazione urbana, è stato varie incarcerato per futili motivi, ma continua a guadagnare notorietà e sostegno ogni volta che viene arrestato. Tuttavia molti elettori, pur simpatizzando con Wine,  voteranno comunque alla fine ancora Museveni,  timorosi che l’instabilità politica possa portare a disordini sociali e peggioramento delle loro condizioni economiche. 

 

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25) ZAMBIA iIl presidente Edgar Lungu del partito al governo Fronte Patriottico  (socialdemocratico autoritario) sta cercando il suo terzo mandato. Il suo principale avversario sarà Hakainde Hichilema dello Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale (liberale) che si candida per la sesta volta consecutiva alla presidenza. I due probabilmente competeranno su chi è più qualificato per riparare l’economia e rimette in sesto il paese. Quest’anno lo Zambia è diventato il primo paese africano a  dichiarare default  durante la pandemia COVID-19. L’economia del paese era in cattive condizioni prima della pandemia. Lo Zambia è il secondo più grande produttore di rame dell’Africa e i prezzi del rame sono diminuiti drasticamente negli ultimi tre anni. Bisogna capire se i risultati delle elezioni susciteranno proteste popolari come accadde nel  2016,  quando Lungu vinse con poco più del 50% dei voti. Hichilema non accettò  il risultato del conteggio, citando gravi irregolarità e frodi elettorali. Le tensioni tra i due si sono intensificate nel 2017 quando Hichilema è stato  accusato con tradimento dopo che il suo convoglio non ha ceduto il passo al corteo di auto di Lungu. Hichilema ha trascorso quattro mesi in prigione prima che l’accusa venisse ritirata. Il suo arresto, così come l’arresto di molti dei suoi compagni di partito, fa  temere che il governo di Lungu potrebbe trasformarsi in un regime autoritario.

 

File:Flag of Cyprus (bordered).svg - Wikimedia Commons

26) CIPRO. Le difficili prospettive di riunificazione dell’isola sono state rese ancora più difficili dall’elezione a sorpresa alla presidenza nella “Rupubblica Turca di Cipro del Nord” lo scorso autunno del conservatore Ersin Tatar, alleato di Erdogan  e tendenzialmente contrario alla riunificazione. La parte meridionale di Cipro, la “Repubblica di Cipro” è guidata da un altro conservatore, il presidente Nicos Anastasiades, eletto nel 2018, tendenzialmente più aperto al dialogo. Attualmente la Repubblica di Cipro è guidata da un governo monocolore del DISY, il partito liberalconservatore di Anastasiades. Il governo e le banche cipriote sono stati coinvolti in vari scandali legati al riciclaggio di denaro sporco, in particolare dalla Russia e dalla Malesia, dal Venezuela e dalla Cambogia. I sondaggi tuttavia danno il DISY nettamente in testa nelle intenzioni di voto, mentre stabili sarebbero i tre principali partiti di opposizione: il storico partito comunista AKEL e i due partiti socialdemocratici DIKO e EDEK. In ascesa l’estrema destra “sovranista” di ELAM.

 

Flag of Morocco - Wikipedia27) MAROCCO.  Il primo ministro Saâdeddine El Othmani (Partito della Giustizia e dello Sviluppo, islamici conservatori) cerca una riconferma.  Il suo governo di larga coalizione include varie formazioni di centrodestra ma anche due partiti socialisti. I due maggiori partiti di opposizione, il Partito Autenticità e Modernità e il Partito dell’Indipendenza sono filo-monarchici. Il governo ha utilizzato lo stato di emergenza dovuto alla pandemia per varare leggi restrittive sulla libertà di parola. La pandemia ha duramente colpito l’economia del paese, in particolare il settore turistico. Ad essa si è aggiunta una pesante siccità che ha ridotto gli introiti del settore agricolo.  L’alta disoccupazione giovanile e le gravi diseguaglianze sociali, associate alle divisioni tra i partiti dell’alleanza di governo, potrebbe avere forti contraccolpi politici.

 

 

File:Flag of Kyrgyzstan.svg - Wikimedia Commons

28) KIRGHIZISTAN Dopo la crisi politica ed istituzionale dell’anno passato, che ha visto l’annullamento delle elezioni parlamentari, le dimissioni del governo e del presidente, il paese torna alle urne per eleggere un nuovo presidente e un nuovo parlamento.  Il nuovo “uomo forte del paese è adesso Sadyr Japarov leader della rivolta popolare dello scorso anno che si è trasformata di fatto in un colpo di stato. Japarov, un politico nazionalista che era in carcere con l’accusa di sequestro di persona, è stato fatto uscire di prigione dai rivoltosi, nominato Primo Ministro ad interim da un parlamento assediato dalla folla, poi, quando il capo di stato è stato costretto alle dimissioni e il presidente del parlamento ha rifiutato di prenderne il posto è stato nominato capo di stato ad interim, per poi dimettersi per candidarsi alle elezioni presidenziali, lasciando le poltrone di primo ministro e capo di stato in mano a due suoi alleati. Mentre Japarov si avvia verso un’elezione plebiscitaria, il Kirghizistan, il più democratico dei paesi ex sovietici dell’Asia Centrale, rischia di trasformarsi in un regime autoritario sul modello di quelli confinanti.

 

Flag of Mongolia.svg

29) MONGOLIA. I due maggiori partiti in Mongolia sono il Partito Popolare Mongolo (MPP) di sinistra e il Partito Democratico (DP) di centro-destra. L’MPP, che era il partito al governo durante l’era comunista, è il più antico partito politico della Mongolia. Al contrario, il DP è composto in gran parte da attivisti coinvolti nella transizione verso la democrazia del 1990. La politica si è bloccata a causa delle ostilità tra il presidente Khaltmaagiin Battulga del DP e il governo, nominato dal MPP. MPP detiene una netta maggioranza nel Grande Hural di Stato, il parlamento unicamerale della Mongolia, maggioranza confermata nelle elezioni di giugno 2020. Al contrario, Battulga ha vinto per poco nel primo ballottaggio presidenziale della Mongolia nel 2017, ma il suo DP ha solo 11 seggi  su 76 in parlamento. Se alle elezioni presidenziali Battulga fosse riconfermato, c’è il rischio che possa proseguire il blocco politica del paese, ma se al contrario vincesse un candidato del MPP potrebbe essere a rischio il pluralismo politico. Da capire al riguardo se presenterà un proprio candidato anche il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (socialisti), terza forza politica del paese.

 

File:Flag of Somalia.svg

30) SOMALIA. Il martoriato paese dovrebbe tenere elezioni parlamentari e presidenziali nel 2021, tuttavia il governo centrare controlla solo la capitale e una parte minoritaria del paese. La regione del Somaliland nel nord- ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza.  Le altre 5 regioni autonome del paese hanno un governo locale di fatto indipendente da quello nazionale. Buona parte del paese rimane in mano agli estremisti islamici di Al Shabaab e a gruppi tribali armati in lotta tra di loro. Nel’impossibilità di organizzare libere elezioni, i membri delle due camere del parlamento  non saranno quindi scelti dai cittadini ma nominati dai capi tribù e dai rappresentati delle comunità locali, come già accaduto nelle elezioni del 2016.  Il parlamento a sua volta eleggerà il presidente, come nelle elezioni presidenziali del 2017. Il presidente uscente Mohamed Abdullahi Mohamed  (liberale) cercherà la riconferma. A sfidarlo dovrebbe essere l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed (socialdemocratico islamico). Entrambi i presidenti sono filo-occidentali, ma il governo si è spostato negli ultimi anni su posizioni filo-turche.

 

 

 

Nella prossima pagina l’elenco cronologico preliminare delle più importanti elezioni previste nel 2020.

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