Per buona parte del secolo scorso l’isola di Taiwan ha fatto parte dell’Impero Giapponese, al quale era stata ceduta dall’Impero Cinese nel 1895 a seguito della prima guerra cino-giapponese. I primi anni di dominio giapponese furono caratterizzati da sporadiche ribellioni, in particolare da parte delle popolazioni aborigene che abitavano le montagne dell’interno. Dopo un primo periodo di repressione, i giapponesi cercarono di far nascere nell’isola un sentimento identitario nazionalista anti-cinese. Negli anni ’30 infine i giapponesi cercarono di trasformare i taiwanesi in leali sudditi dell’impero, rendendo tra l’altro obbligatorio lo studio della lingua giapponese nelle scuole e negli uffici pubblici. I giapponesi svilupparono le infrastrutture dell’isola che portarono ad una rapida crescita economica, facendo diventare Taiwan la seconda regione più sviluppata dell’Asia Orientale dopo il Giappone. L’industria taiwanese ebbe un ulteriore notevole sviluppo dopo il 1937, quando il Giappone invase la Cina ed ebbe necessità di produrre una vasta quantità di armi e mezzi di supporto per l’esercito al fronte.
Nel 1945, con la resa del Giappone, il territorio di Taiwan fu posto sotto controllo del governo nazionalista della Repubblica di Cina guidato dal Kuomintang del generale Chiang Kai-shek. Tuttavia all’inizio del 1946 scoppiò una guerra civile tra il governo nazionalista e i comunisti di Mao Zedong, che avevano l’appoggio militare delle truppe sovietiche presenti nella nord della Cina sotto il comando del generale Rodion Malinovsky. La guerra si protrasse per 3 anni, provocando oltre 2 miliioni di morti. Nonostante l’appoggio degli USA, le truppe di Chang Kai Shek dovettero ben presto cedere all’avanzata dell’Esercito di Liberazione del Popolo. Intanto a Taiwan il governo del Kuomintang si dimostrava estremamente repressivo, inefficiente e corrotto, tanto che nel 1947 scoppiò a Taipei una rivolta popolare che il Kuomintang represse nel sangue, facendo migliaia di morti. Il 1° ottobre 1949 il vittorioso Mao Zedong proclamava ufficialmente la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Chiang Kai-shek con 600mila soldati e 2 milioni di profughi civili fuggiva a Taiwan, trasportati sull’isola della 7a flotta USA con un gigantesco sforzo logistico e organizzativo. Negli anni successivi la presenza della flotta impedì al regime comunista cinese di invadere l’isola.
Negli anni successivi il governo di Chiang Kai-shek, che era ancora riconosciuto dall’ONU come il legittimo governo cinese, si impegnò a far sviluppare l’economia di Taiwan, sperando di poterla un giorno utilizzare come base di lancio per la riconquista della Cina. Gli USA fecero la loro parte, fornendo a Taiwan dal 1950 al 1965 circa 1,5 miliardi di dollari in aiuti economici e 2,4 miliardi in aiuti militari. Nel frattempo tuttavia la situazione geopolitica stava cambiando. Gli Stati Uniti dell’allora presidente Richard Nixon all’inizio degli anni’ 70 videro nella Cina di Mao Zedong un possibile partner nel contenimento dell’influenza sovietica nell’Asia orientale, il che diede inizio alla cosiddette “diplomazia del ping-pong” nei confronti della Cina. Nel 1971 l’ONU decise di riconoscere il governo della Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cina fu espulsa dalle Nazioni Unite. Successivamente anche gli USA riconobbero il governo comunista di Pechino, pur continuando a proteggere Taiwan.
Dopo la morte di Chiang Kai-shek nel 1975 alla presidenza gli succedette Yen Chia-kan, mentre suo figlio Chiang Ching-kuo subentrò alla direzione del Kuomintang, per poi diventare presidente nel 1978. Egli pose le basi che condussero all’incredibile successo economico del paese a partire dalla metà degli anni 1980. Nel 1987, Chiang Ching-kuo mise fine alla legge marziale e consentì le visite ai familiari nella Cina continentale. La sua amministrazione vide un graduale allentamento dei controlli politici e agli oppositori del regime non fu più proibito di tenere assemblee o di pubblicare giornali. Iniziarono a formarsi partiti politici di opposizione. Quando il Partito Democratico Progressista (DPP)fu fondato nel 1986, ai suoi candidati fu consentito di partecipare alle elezioni come indipendenti. Nel 1984 Chiang Ching-kuo, nominò vicepresidente Lee Teng-hui, un nativo taiwanese,, uno dei pochi leader del Kuomintang, che non proveniva dalla Cina continentale.
Nel 1996 si tennero le prime elezioni democratiche per la presidenza della repubblica. Lee si presentò e fu eletto con il 54% dei voti. Le successive elezioni presidenziali del 2000 segnarono la fine del governo del KMT. Il candidato del DPP all’opposizione Chen Shui-bian vinse con il 39,3% una corsa a tre, che vide il voto della coalizione “pan-azzurra” spaccarsi tra il candidato indipendente James Soong e quello del KMT Lien Chan. Nel 2004, il presidente Chen fu rieletto per un secondo mandato di quattro anni dopo un tentativo di assassinio avvenuto il giorno prima dell’elezione.
La politica di Chen Shui-bian nei confronti della Cina, influenzata dal movimento indipendentista taiwanese, avversata dalla Cina comunista e osteggiata anche dagli USA, nettamente contrari ad una possibile dichiarazione di indipendenza da parte di Taiwan. Alle elezioni presidenziali del maggio 2008 , il candidato del KMT, Ma Ying-jeou, che proponeva relazioni più amichevoli con la Cina continentale e maggiori riforme economiche sconfisse il candidato DPP e fu eletto presidente, riportando il KMT al potere.
Dopo il ritorno del KMT al governo, partì un’ondata di arresti nei confronti di vari dirigenti del DPP, tra i quali l’ex presidente Chen Shui-bian, accusati di corruzione. Questo fece temere un ritorno dell’isola ad un regime autoritario. Tuttavia le pressioni degli USA in particolare dopo l’elezione del presidente Obama, contribuirono a tenere salde le istituzioni democratiche del paese. Ma Ying-jeou fu rieletto nelle elezioni del 2012 sconfiggendo in una corsa a tre la candidata del DPP Tsai Ing-wen e James Soong, che si presentava per la seconda volta dopo aver fondato un proprio partito, il People First Party (PFP).
Nel 2014, il paese fu scosso da vaste manifestazioni di studenti, quello che fu chiamato il “Movimento dei Girasoli“, che protestavano contro le tendenze autoritarie del KMT e quello che vedevano come un pericoloso avvicinamento politico alla Cina comunista. I dimostranti arrivarono ad occupare pacificamente il parlamento. Alla fine il governo accettò di sospendere la ratifica di un accordo politico-commerciale con la Cina. Questo evento ebbe conseguenze di vasta portata e cambiò l’umore dell’elettorato. Alle elezioni del gennaio 2016, che videro ancora una volta una corsa a tre, il candidato del DDP, Tsai Ing-wen vinse con il 56% dei voti, sconfiggendo il candidato del KMT e James Soong, che si presentava per la terza volta. Nelle elezioni legislative che si tennero lo stesso giorno il DPP per la prima volta ottenne la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea Legislativa.
Dopo la sua elezione alla presidenza, Tsai Ing-Wen, con l’appoggio del governo e del parlamento diede il via ad alcune imporanti riforme volte a liberalizzare la società taiwanese. Taiwan fu il primo paese asiatico a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nonostante in un referendum consultivo, voluto da movimenti cristiani di destra, la maggior parte dei votanti si fosse pronunciata contraria alla legge. il governo del DPP dette inoltre un netto sviluppo alle energie alternative rinnovabili, cercando al tempo stesso di chiudere le centrali nucleari, provvedimento che fu però bocciato dagli elettori in un altro referendum consultivo. Il governo emise anche provvidimenti a favore dei lavoratori dipendenti e per il rispetto delle minoranze del paese, in particolare quelle indigene e la comunità LBGT. I rapporti con la Cina tuttavia peggiorarono sensibilmente e questo ebbe un contraccolpo negativo sulla situazione economica del paese. Nelle elezioni amministrative del 2018, il DPP subì una sconfitta clamorosa, perdendo le elezioni in alcune delle più grandi città del paese, tra cui New Taipei City , Taichung e soprattutto Kaohsiung , considerata la roccaforte storica del partito.
Nonostante la bassa popolarità del presidente e del suo partito, nel 2019 le proteste di Hong Kong modificarono sensibilmente l’umore dei cittadini taiwanese, che invece di votare il KMT, criticato per la sua politica troppo amichevole nei confronti del governo di Pechino, tornarono a votare in maggioranza per il DPP, permettendo quindi a Tsai di ottenere un secondo mandato.
Nelle prossime pagine, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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