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IL GIRAMONDO – Elezioni in Honduras – riuscirà la sinistra di Libre a rimanere al potere?

File:Flag of Honduras (3-2).svg - Wikimedia CommonsGli elettori honduregni si recano alle urne domenica 30 novembre per eleggere il Presidente , i membri del Congresso nazionale e 20 membri del Parlamento centroamericano. La presidente uscente Xiomara Castro, del partito di sinistra Libre (Libertà e Rifondazione), non può, per limiti costituzionali, candidarsi per un secondo mandato.

Queste elezioni, che si svolgono in un contesto di profonda polarizzazione, rappresentano un momento cruciale per il futuro politico, economico e sociale del paese. Il voto assume un significato particolare perché si configura come un vero e proprio referendum sulla gestione del partito Libre  al potere dal 2022 con la presidente  Castro, la quale non solo è la prima donna a ricoprire questa carica nella storia del paese, ma è anche il primo capo di un governo di sinistra del paese, che non appartiene ai due partiti storici dell’Honduras: il Partito Nazionale e il Partito Liberale, che prima del 2022 si erano alternati al potere  per oltre un secolo.
Il clima elettorale è segnato da sfide urgenti: l’insicurezza diffusa, con lo stato di emergenza ancora in vigore per contrastare la criminalità organizzata; la crisi economica, caratterizzata da una crescita rallentata e una forte dipendenza dalle rimesse degli emigranti; la corruzione endemica, che ha minato la fiducia nelle istituzioni; e la questione migratoria, con migliaia di honduregni che ogni anno tentano la fuga verso gli Stati Uniti. A queste si aggiungono le tensioni interne al sistema politico, con accuse di brogli, divisioni all’interno dei partiti e il rischio di ingerenze esterne, in particolare da parte degli Stati Uniti, che storicamente hanno influenzato la politica honduregna.
I principali candidati in lizza sono Rixi Moncada,  ex ministra delle Finanze e candidata della sinistra di Libre, che rappresenta la continuità delle politiche progressiste e di riforma avviate da Castro, l’ex vicepresidente  Salvador Nasralla, candidato del Partito Liberale, che incarna la volontà di cambio e un ritorno a politiche più moderate e l’ex sindaco di Tegucigalpa Nasry Asfura, candidato del Partito Nazionale.

L’insicurezza, con lo stato di emergenza ancora in vigore, è il tema dominante della campagna elettorale, seguito dalla crisi economica, legata ad una crescita rallentata e una forte dipendenza dalle rimesse. Mentre il governo propone la creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione della disuguaglianza e gestione del debito pubblico, con proposte che includono riforme fiscali progressive, l’opposizione di centro e di destra propone e incentivi agli investimenti privati. In di lotta alla corruzione, Libre propone una riforma costituente, mentre l’opposizione punta su riforme amministrative per ripristinare la fiducia nelle istituzioni. La politica estera è un altro punto di divisione, soprattutto dopo la decisione della presidente Casto di riconoscere la Cina invece di Taiwan. L’opposizione promette un riavvicinamento agli Stati Uniti e ai tradizionali alleati regionali. Infine La crisi migratoria verso gli USA è un tema trasversale. I candidati discutono su come gestire i rimpatriati e ridurre le cause della fuga. Mentre Libre propone l’aumento degli investimenti sociali a l’opposizione spinge per  politiche di controllo più rigide.

Queste elezioni rappresentano una competizione tra visioni opposte del futuro del paese: da un lato  la proposta di Libre di una rifondazione dello Stato attraverso riforme costituzionali e sociali; dall’altro, i partiti tradizionali di centrodestra che offrono stabilità e sicurezza, anche a costo di un ritorno a politiche più conservatrici. Il risultato del voto potrebbe avere ripercussioni non solo interne, ma anche regionali, data la posizione strategica dell’Honduras in America Centrale e i suoi rapporti con gli Stati Uniti e la Cina.

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of HondurasL’Honduras è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale multipartitica, dove il Presidente dell’Honduras è sia capo di stato che capo del governo. Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito  al Congresso Nazionale dell’Honduras, il parlamento monocamerale del paese. La magistratura è indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente è eletto direttamente a suffragio universale per un mandato di quattro anni senza possibilità di rielezione secondo la costituzione. Nelle ultime elezioni più recenti, tuttavia, il presidente Juan Orlando Hernández è stato rieletto dopo che la Corte Suprema ha annullato il limite di un singolo mandato per la presidenza. L’elezione è a  turno unico, senza ballottaggio.

Il Congresso Nazionale dell’Honduras conta 128 deputati, eletti per un mandato di quattro anni con rappresentanza proporzionale; i seggi congressuali sono assegnati ai candidati dei partiti su base dipartimentale in proporzione al numero di voti ricevuti da ciascun partito.

La magistratura comprende una Corte Suprema di Giustizia – la Corte Suprema dell’Honduras , tribunali d’appello e diversi tribunali con una specifica giurisdizione , come i tribunali del lavoro, delle tasse e quelli penali. I giudici della Corte Suprema di Giustizia, sono eletti per sette anni dal Congresso Nazionale.

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica l’Honduras come una “regime ibrido” al livello di paesi tipo Bosnia-Erzegovina, Kenya, Marocco e Ucraina.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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