La data di indipendenza dell’ Honduras si fa risalire al 1821, con il crollo del vicereame della Nuova Spagna e la creazione della Federazione Centro-Americana. In realtà l’Honduras come nazione indipendente nasce nel 1838, quando la Federazione si dissolse e nacquero gli stati di Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica. La Federazione era infatto dominata dall’Honduras e dal suo presidente, Francisco Morazan, di ispirazione laica e liberal.. Ben presto, le differenze sociali ed economiche tra le classi sociali dell’Honduras e i suoi vicini regionali (dove il potere era esercitato dai grandi proprietari agricoli conservatori) esacerbarono i conflitti tra i leader del vari paesi e scatenarono una vera e propria guerra civile. Francisco Morazan combatté per tenere in vita la Federazione ma fu sconfitto e fucilato in Costa Rica. Da allora è diventato l’eroe nazionale dell’Honduras.
Nei decenni successivi l’Honduras cercò inutilmente di ricreare la Federazione dei paesi dell’America Centrale. I presidenti che governarono il paese in quel periodo furono in gran parte conservatori, appartenenti alle ricche famiglie di latifondisti locali. Spesso i presidenti non riuscivano a completare il loro mandato e e venivano rovesciati in congiure di palazzo o in veri e propri colpi di stato. Nel frattempo sulle zone costiere del paese vaste distese di terreno venivano acquistate da aziende agricole americane per la coltivazione estensiva, in particolare per quella della banana. Per sviluppare le infrastrutture ferroviarie del paese, vari presidenti dell’Honduras si fecero finanziare dall’azienda statunitense United Fruit Company (UFCO), che all’inizio del 1900 divenne l’azienda più importante del paese, influenzando pesantemente la politica interna ed estera dell’Honduras.
Nel 1891 fu fondato il primo partito organizzato del paese, il Partito Liberale, che rappresentava gli imprenditori urbani, che conquistò la presidenza nel 1894 con Policarpo Bonilla. Nel 1903, il generale Manuel Bonilla, prese il potere con un colpo di stato, imprigionando i leader del Partito Liberale (tra i quali Poilcarpo Bonilla) e fondando un suo proprio partito, il Partito Nazionale, di ispirazione nazionalista e conservatrice. In quell’occasione gli USA inviarono un contingente armato per proteggere le proprietà della United Fruits. Bonilla allora concesse alle aziende agricole USA l’esenzione dalla tasse e il permesso di costruire moli, strade, canali e altre infrastrutture ad uso privato. Quello del 1903 fu il primo intervento militare degli USA nel paese; altre incursioni militari statunitensi ebbero luogo nel 1907, 1911, 1912, 1919, 1924 e 1925 per proteggere o deporre presidenti in funzione degli interessi della United Fruits. Fu in questo periodo che l’Honduras iniziò ad essere chiamato “Repubblica delle Banane“.
Durante la prima metà del ventesimo secolo l’Honduras rimase un paese politicamente instabile. Il Partito Liberale e il Partito Nazionale si alternarono al governo, ma spesso i presidenti eletti venivano deposti, a volte dal loro stesso partito, a volte in colpi di stato appoggiati dagli USA o dai paesi limitrofi, Nicaragua, Guatemala e El Salvador. Il paese fu anche devastato da due guerre civili, una nel 1919 e una nel 1924. Dal 1933 al 1949 l’Honduras attraversò un periodo di relativa stabilità politica sotto la presidenza del generale Tiburcio Carías, che dopo essere stato eletto presidente per il Partito Nazionale, instaurò un regime di fatto a partito unico, imprigionando i leader dell’opposizione e modificando la costituzione per rimanere presidente a vita. Durante il secondo conflitto mondiale, nonostante i buoni rapporti di Carias con la Germania nazista e l’Italia fascista, l’Honduras rimase alleato degli USA. Solo con la fine del secondo conflitto mondiale, su pressione del governo americano, Carías fu costretto ad cedere la presidenza.
Nel 1957 fu eletta una nuova assemblea costituente che nominò presidente il liberale Ramón Villeda Morales. Durante il suo governo l’Honduras entrò nel Mercato Comune Centroamericano e iniziò programmi per una timida riforma agraria e per l’ampliamento dell’istruzione. La sua politica provocò la reazione dei conservatori che nel 1963, con la collaborazione dei servizi segreti USA, organizzarono un colpo di stato guidato dal colonnello Oswaldo López Arellano, il quale instaurò una dittatura militare.
Durante il regime di López Arellano la già fragile economia dell’Honduras si destabilizzò ulteriormente. Il governo honduregno decise di espellere 300.000 contadini e braccianti salvadoregni dal Paese e requisirne le proprietà, provocando una sorta di caccia all’uomo contro i presunti “invasori”. Preoccupato da quest’aumento di violenza, nel 1969 il governo salvadoregno dichiarò guerra all’Honduras in quella che fu definita la “”guerra del calcio“, dato che la scintilla che accese il conflitto fu uno scontro tra tifosi dei due paesi durante una partita di qualificazione dei mondiali di calcio del 1970. In questa guerra, durata pochi giorni, morirono quasi 4’000 persone e servì alle dittature dei due paesi per rafforzare il proprio potere.
Nel 1974 López Arellano, durante il suo secondo mandato di governo, cercò di promuovere alcune riforme progressiste, ma venne accusato di esser stato pagato dalla United Brands (nuovo nome della United Fruit Company). La crisi che ne seguì portò ad un colpo di Stato guidato dal colonnello Juan Alberto Melgar Castro. Tre anni dopo quest’ultimo fu a sua volta deposto e al suo posto salì al potere un triumvirato militare dal quale emerse la figura del colonnello Policarpo Paz García.
Su pressione dell’amministrazione USA dell’allora presidente Carter, Paz Garcia acconsentì di tenere libere lezioni che nel 1981 portarono all’elezione di Roberto Suazo Córdova e alla stesura di una nuova costituzione. Il nuovo governo tuttavia continuò la repressione dei partiti di sinistra e delle organizzazione sindacali. Gli Stati Uniti. sotto la presidenza Reagan, usarono il territorio honduregno come base dei “Contras“, i controrivoluzionari nicaraguensi con il fine di deporre il governo socialista di Daniel Ortega in Nicaragua. Nel 1990 tornarono al potere i conservatori del Partito Nazionale che diedero il via ad una politica economica basata sulle teorie neoliberiste di Milton Friedman. Il piano tuttavia condusse ad una profonda crisi economica con la crescita del debito fiscale e commerciale ed un maggiore impoverimento della classe media. Il malcontento popolare che ne consegue nelle elezioni del 1994 porta alla vittoria dell’opposizione liberale. I successivi governi liberali non riuscirono tuttavia a risollevare l’economia del paese che fu devastato nel 1998 dal terribile uragano Mitch che provocò in Honduras la morte di oltre 10’000, lasciando il 20% della popolazione senzatetto. Nel 2002 con il ritorno al potere del Partito Nazionale , furono nuovamente messe in atto politiche economiche neoliberiste,, mentre iniziava ad aggravarsi il problema delle gang criminali.
Nel 2005 il candidato liberale Manuel Zelaya Rosales vinse le elezioni presidenziali. Nonostante si fosse presentato con una programma di centrodestra, dopo l’elezione si spostò nettamente a sinistra, alleandosi con i governi di sinistra dell’America latina e in particolare avvicinandosi politicamente all’allora leader socialista venezuelano Hugo Chávez. L’élite politica ed economica conservatrice del paese quindi organizzò un colpo di stato incruento con l’appoggio dei militari e dello stesso Partito Liberale contro Zelaya, il quale fu deposto e deportato in Costa Rica. Il presidente del Congresso, Roberto Michetti fu nominato presidente che fu riconosciuto dagli USA e dall’Unione Europea. Nel 2009 si tennero nuove elezioni vinte dal candidato del Partito Nazionale Porfirio Lobo, che diede il via ad una feroce repressione contro i gruppi politici simpatizzanti di Zelaya, inclusi studenti, sindacali , attivisti dei diritti umani, giornalisti e organizzazioni per i diritti LGBT+. Su pressione dell’amministrazione USA, Zelaya fu autorizzato a tornare in patria pochi mesi dopo, in cambio del riconoscimento da parte degli USA del risultato elle elezioni.
Nelle elezioni del 2013, il candidato del Partito Nazionale Juan Orlando Hernández sconfisse Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente deposto Manuel Zelaya a capo del neonato partito di sinistra Libertà e Rifondazione, che divenne la seconda forza politica del paese superando il Partito Liberale. Durante i primi anni della presidenza di Hernández la crescita economica contribuì a migliorare le infrastrutture del città principali. Tuttavia, aumentarono la criminalità, la disoccupazione e i disordini sociali. Hernández cercò di cambiare la costituzione e poter presentarsi per un secondo mandato, provocando vaste manifestazioni di protesta. Nel 2015, la corte suprema dell’Honduras rimosse il limite di un mandato per la presidenza, il che permise ad Hernández di essere rieletto nel 2017, vincendo delle elezioni ritenute fraudolente dall’opposizione e dagli osservatori internazionali. Questo produsse nuove proteste e violenze nelle strade durante le quali circa 30 dimostranti furono uccisi e più di 800 arrestati.
Le elezioni del 2017 furono caratterizzate da accuse di frode. I primi risultati indicavano che il popolare giornalista sportivo e leader dell’opposizione Salvador Nasralla avrebbe vinto, ma nel conteggio finale, arrivato con grave ritardo, il Tribunale Supremo Elettorale annunciò che il presidente uscente Hernández aveva vinto, provocando diffuse proteste, comprese quelle dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) che chiese che le elezioni venissero annullate e tenute nuovamente. Poco dopo il suo secondo insediamento Hernández, fu accusato dalla magistratura degli Stati Uniti di essere coinvolto in un caso di traffico di droga negli Stati Uniti che coinvolgeva suo fratello minore, poi processato a New York e successivamente incarcerato.
Nel settembre 2020, l ‘Honduras diventò il terzo paese al mondo dopo gli Stati Uniti e il Guatemala a spostare la sua ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Nel gennaio 2021, l’Honduras. uno dei pochi paesi a vietare completamente l’aborto cambiò la Costituzione per rendere impossibile una futura legalizzare l’aborto. Nel frattempo l’Honduras continuava ad essere devastato dalla criminalità organizzata, con uno dei tassi di omicidi più alti del mondo, un’emigrazione di massa e un’economia debole, devastata dall’impatto della pandemia di covid-19, perdendo il 9% del PIL in un anno. In quegli anni l’Honduras raggiunse il secondo tasso di povertà più alto dell’America Latina dopo Haiti.
In vista delle elezioni presidenziali del 2021, Salvador Nasralla, che aveva lanciato una terza campagna presidenziale, si ritirò per sostenere Xiomara Castro nella speranza di unificare l’opposizione. Altri partiti e candidati dell’opposizione seguirono il suo esempio. Rispetto ad altri candidati, Castro non era coinvolta in nessun caso di corruzione, anche se suo marito era stato accusato di aver accettato tangenti quando era in carica. Questo le permise di essere eletta alla presidenza, segnando una svolta storica: per la prima volta l’Honduras eleggeva presidente una donna e per la prima volta si trattava di un presidente di sinistra, non appartenente a nessuno dei due partiti tradizionali del paese.
Nelle prossime pagine, gli sviluppi politiici recenti, gli ultimi risultati elettorali, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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