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Ottobre 25, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni in Israele: addio Netanyahu?

I PARTITI POLITICI

Nelle elezioni del 27 ottobre si presentano 38  liste ,un numero simile a a quelle che avevano partecipato alle elezioni del 2022.  Di queste sono circa una dozzina quelle che hanno  possibilità a superare la soglia del 3,25% necessaria per ottenere seggi in parlamento. Ci sono varie novità significative rispetto alle precedenti elezioni:

  1. La coalizione di opposizione centrista “Unità Nazionale” è stata sciolta dopo l’uscita della fazione guidata da Gadi Eisenkot e Matan Kahana, i quali hanno fondato un proprio partito, Yashar, guidato da Heisenkot. Quel che resta di Unità Nazionale è confluito nella lista Bianco-Celeste di Benny Gantz, il quale tuttavia pochi giorni prima delle elezioni ha deciso di ritirarsi da questa competizione elettorale.
  2. I due ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno presentato una lista unica chiamata “Insieme” che comprende il partito di Lapid, Yesh Atid e una formazione politica precedentemente creata da Bennet chiamata “Bennett 2026”.
  3. I tre partiti arabi di sinistra, cioè Hadash (comunisti), Ta’al  (sinistra nazionalista araba) e Balad (sinistra nazionalista araba) si presentano all’interno di un’unica lista chiamata “Lista Unita”. Alle scorse elezioni Balad aveva partecipato alle elezioni con una propria lista, non riuscendo a superare la soglia di sbarramento.
  4. I due partiti di estrema destra ebraica, cioè Otzma Yehudit, guidata da Itamar Ben-Gvir, e il Partito Sionista Religioso (RZP) , guidato da Bezalel Smotrich, che alle scorse elezioni si erano presentati assieme, stavolta corrono con liste separate.  RZP si presenta in lista comune con Zehut, un partito di estrema destra ultranazionalista economicamente liberista che non si era presentato alle scorse elezioni.
  5. Il Partito Laburista e la sinistra liberale progressista di Meretz, che alle scorse elezioni si erano presentati separati,  stavolta corrono assieme in una lista unica, guidata dal leader laburista Yair Golan.
  6. Il Partito dei Riservisti, fondato pochi mesi fa da un gruppo di ex militari dell’IDF, si presenta in lista comune con il Nuovo Partito Economico (NEP), un partito di destra liberista che alle scorse elezioni aveva ottenuto solo lo 0,3% dei voti
  7. L’ex generale dell’IDF Ofer Winter ha creato un partito di destra pro-Netanyahu chiamato Amcha Yisrael.

 

 

 

LIKUD

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Il Likud (in ebraico: “Consolidamento”), è un partito laico di destra conservatore, maggior partito dell’attuale governo, presente nella knesset con32 seggi e guidato  primo ministro Benjamin Netanyahu. Il Likud è partner regionale del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei (ERC),  è osservatore del partito europeo di destra “sovranista” Patriots.eu ed è associato all’Unione Democratica Internazionale dei partiti di centrodestra.

Il Likud fu fondato nel 1973 da Menachem Begin e Ariel Sharon da un’alleanza di diversi partiti di destra. Le radici del Likud risiedono in Herut, il più grande partito di destra del paese dal 1948 in poi. Herut è rimasto la componente principale della coalizione fino al 1988, quando l’alleanza si fuse in un vero e proprio partito. Il Likud ebbe un notevole successo elettorale nelle elezioni del 1973, in cui arrivò secondo dietro alla coalizione di sinistra “Allineamento”. Nel 1977  diventò il primo partito del paese e il suo leader Begin divenne primo ministro con il supporto dei partiti religiosi. Begin avviò il processo di pace con l’Egitto, che portò  al Trattato di pace del 1979. Il Likud  vinse  le successive elezioni del 1981. Dopo le dimissioni di Begin nel 1983 gli successe Yitzhak Shamir.  A seguito delle elezioni del 1984, il Likud fece un patto di governo con “Allineamento”, il cui leader Shimon Peres fu a capo del governo fino al 1986, per poi essere sostituito da Shamir.  Il Likud vince le elezioni del 1988 e Shamir rimase primo ministro. Nel 1990 Shamir fece un’alleanza di governo con i partiti di destra.

Dopo le elezioni del 1992 il Likud tornò all’opposizione.  Nel 1996 il nuovo leader del Likud, Benjamin Netanyahu, fu eletto primo ministro a capo di una coalizione di destra che durò fino alle elezioni del 1999, vinte dai laburisti.  Dopo due anni di opposizione, nel 2001 il Likud torna di nuovo al governo con l’elezione di Ariel Sharon a capo di una larga coalizione comprendente il partito laburista. Il governo Sharon fu confermato dopo la vittoria del Likud nel 2003.  Tuttavia nel 2005 il partito si spaccò. Sharon fondò un proprio partito “Kadima” e il Likud, rimasto nelle main di Netanyahu, scese sotto il 10% dei voti nelle elezioni del 2006. Tuttavia Netanyahu riuscì a riconquistare buona parte dei voti perduti, facendo tornare il Likud sopra il 20% alle elezioni del 2009 e diventando primo ministro a capo di una coalizione con i partiti di destra nazionalisti e religiosi.   Netanyahu fu confermato Primo Ministro dopo le elezioni del 2013 e 2015 ed è rimasto in carica dopo quelle anticipate dell’aprile 2019, settembre 2019 e marzo 2020.  In vista delle elezioni del 2021 il Likud facilito’  la formazione di una lista congiunta dei partiti religiosi di estrema destra suoi alleati, chiamata “Partito Sionista Religioso”.  In quelle  elezioni il Likud ottenne il 24,2% dei voti e 30 seggi ed andò  all’opposizione del governo di Naftali Bennett. Nelle successive elezioni anticipate del 2022 il Likud ha ottenuto il 23,4% dei voti e 32 seggi e Netanyhau è tornato a ricoprire la carica di primo ministro in una coalizione di destra comprendente i partiti religiosi Haredi e quelli di estrema destra.

Ideologicamente il Likud unisce nazionalismo di destra e liberalismo economico. In politica estera e di sicurezza è assertivo, scettico verso i compromessi territoriali e verso lo Stato palestinese, e attribuisce molta importanza alla deterrenza militare. Sul piano economico ha storicamente favorito privatizzazioni e mercato, mentre il suo elettorato, in larga parte mizrahi e popolare, ne ha fatto un partito trasversale più che elitario. L’alleanza con i partiti religiosi e di destra radicale ha spostato il baricentro verso posizioni sempre più identitarie.

Netanyahu ha rivendicato le operazioni militari condotte da Israele dopo il 7 ottobre e ha promesso di resistere alle pressioni internazionali per difendere la libertà d’azione del Paese. Il programma del partito prevede anche l’ampliamento degli Accordi di Abramo e il consolidamento delle alleanze strategiche nella regione. Il Likud è favorevole al diritto dei coloni israeliani di insediarsi nei territori occupati. Dal punto di vista economico il partito è tendenzialmente liberista, a favore di una riduzione delle tasse e della privatizzazione delle aziende pubbliche.

 

 

YASHAR

Yashar! (in ebraico «ישר», cioè «diritto», «onesto», «diretto») è un partito centrista sionista fondato nel settembre 2025 dall’ex capo di stato maggiore dell’esercito Gadi Eisenkot. Il nome completo è «Yashar! con Eisenkot», e la sua identità è quindi legata strettamente al leader e fondatore.
Il partito nasce dalla rottura tra Eisenkot e Benny Gantz dopo lo scioglimento di Unità Nazionale, l’alleanza centrista guidata da Gantz, predecessore di Eisenkot alla guida dell’esercito. Il partito di Ganz era entrato nel “governo di emergenza”  dopo lo scoppio della guerra di Gaza. Eisenkot, che era stato membro del governo, lasciò la coalizione di emergenza dopo la morte del figlio minore  in un’azione militare a Gaza.

Il partito si colloca nel centro liberale, laico e sionista. In economia si pone appena a sinistra del Likud, e la sicurezza resta il tema centrale. Eisenkot ha definito la questione di uno Stato palestinese “irrilevante”  nell’immediato dopo 7 ottobre, pur sostenendo iniziative diplomatiche che rafforzino la posizione regionale di Israele. Sul piano dei valori insiste sulla Dichiarazione d’indipendenza, sul carattere democratico ed ebraico dello Stato, sul principio dell’estensione della leva agli ebrei haredi ultraortodossi e su un’istruzione statale comune.

La piattaforma programmatica si articola in dieci punti pubblicati sul sito del partito. I punti principali sono la riconciliazione e la «guarigione» della società israeliana, la riabilitazione dal trauma postbellico, il contenimento del costo della vita e la difesa delle istituzioni democratiche.

 

 

INSIEME

Together (in ebraico “Beyachad”) è la lista congiunta creata lo scorso aprile dagli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid.

I due leader entrarono in politica nel 2012 e si presentarono per la prima volta al voto nel 2013. Bennett guidò prima Casa Ebraica, poi alla fine del 2018 fondò con Ayelet Shaked la Nuova Destra, e nel 2022 non si candidò. Lapid fondò invece nel 2012 il partito centrista Yesh Atid.

Dopo il voto del 2021 formarono un’insolita coalizione di governo che per un breve periodo sostituì Netanyahu, con Bennett premier per un anno e Lapid per gli ultimi sei mesi. Quell’esecutivo includeva anche il partito arabo conservatore islamico Ra’am. Nel 2025 Bennett ha registrato un nuovo partito, provvisoriamente chiamato Bennett 2026. Nell’accordo del 2026 Bennett è primo in lista e Lapid secondo, e a Yesh Atid spetta il 40% dei posti.

L’ideologia del partito è il sionismo liberale e di liberalismo economico. Nasce dall’incontro tra la base di destra nazional-religiosa di Bennett e l’elettorato laico, liberale e centrista di Lapid. I due riconoscono di avere posizioni diverse su diversi temi e lo rivendicano apertamente. Bennett ha definito l’alleanza l’atto più sionista e patriottico della sua carriera. Nessuno dei due ha dato priorità al conflitto israelo-palestinese né appoggia la creazione di uno Stato palestinese. Il messaggio è dunque più sulla competenza amministrativa e sul superamento della polarizzazione che su una visione geopolitica.

Gli impegni principali del programma comune sono una commissione d’inchiesta sul 7 ottobre, che il governo attuale ha respinto, e l’obbligo di leva per gli ultraortodossi. Bennett ha inoltre promesso una Costituzione israeliana «nello spirito della Dichiarazione d’indipendenza» e il contrasto alla criminalità nel Negev. Ha elencato anche il coinvolgimento degli ultraortodossi nella società, la riduzione del costo della vita, i trasporti pubblici, la riforma scolastica e un maggiore peso internazionale di Israele

 

 

I DEMOCRATICI

I Democratici (in ebraico «HaDemokratim») sono il partito della sinistra sionista israeliana,  nati nel giugno 2024 dalla fusione tra il Partito Laburista, guidato da Yair Golan, e Meretz, il partito più a sinistra tra quelli tradizionali israeliani.  I Democratici sono presenti con 4 seggi nel parlamento uscente, sono membri osservatori del Partito Socialista Europeo e fanno parte dell’Internazionale Socialista e dell’Alleanza Progressista

Il Partito Laburista fu fondato nel 1968 da una fusione di vari partiti di sinistra, il maggiore del quali era il Mapai, che era stato il più grande partito in Israele dall’indipendenza nel 1948. Per le elezioni del 1965, indebolito a causa di una scissione guidata dall’ex primo ministro David Ben-Gurion,  il Mapai decise di formare un’alleanza con altri partiti di sinistra chiamata “Allineamento”, che vinse le elezioni e formò un governo di coalizione di centro-sinistra. La maggior parte dei partiti dell’alleanza “Allineamento nel 1968 si fuse nel Partito Laburista mentre altri, come i comunisti del Mapam, rimasero fuori, pur rimanendo dentro “Allineamento”.

Il Partito Laburista governò  dal 1969 al 1977, prima con Golda Meir e poi con Yitzhak Rabin. In quel periodo fu ampliato lo stato sociale, soprattutto per quanto riguarda il sistema pensionistico e l’assistenza sanitaria.  Nel 1977  con la vittoria del Likud di Begin, il  partito andò all’opposizione.  Nelle elezioni del 1984, i laburisti si unirono a un governo di unità nazionale con il Likud di Shamir, con la carica di primo ministro che ruotava tra le due parti. Nel 1991 la maggior parte dei partiti della coalizione “Allineamento” si fuse con il Partito Laburista. Sotto la guida di Yitzhak Rabin, Labour vinse le elezioni del 1992 e formò il governo insieme a Meretz e Shas.  Rabin portò Avanti i colloqui di pace con i palestinesi che portarono agli accordi di Oslo del 1993. Questo provocò le ire dei settori più estremisti della destra israeliana, che sfociarono nell’assassinio di Rabin nel 1995.

Le elezioni del 1996 videro l’elezione a sorpresa come primo ministro di Benjamin Netnyahu e il ritorno dei laburisti all’opposizione. La coalizione di destra al governo era comunque instabile, il che portò ad elezioni anticipate nel 1999 vinte di misura da un’alleanza dei laburisti con altri partiti minori. Il nuovo primo ministro laburista Barak formò una coalizione di governo con la sinistra e i partiti religiosi.

Nel 2001 fu eletto primo ministro Ariel Sharon,  capo del Likud, e i laburisti rimasero al governo per quattro anni all’interno di una coalizione di unità nazionale, per poi passare all’opposizione nel 2005 e tornare poi al governo dal 2006 al 20011 prima con Kadima e poi con il Likud.   Nelle elezioni del 2009 la rappresentanza del partito si ridusse a soli 13 seggi.

Per le elezioni del 2015 il partito si presentò all’interno dell’Unione Sionista, assieme al partito Hatnuah, un partito liberale fondato da Tzipi Livni, ex leader di Kadima, ottenendo 24 seggi. L’alleanza si è successivamente dissolta, Hatnuah ha deciso di non partecipare alle elezioni dell’Aprile 2019 e il partito laburista si è presentato quindi con il proprio simbolo.  Nelle elezioni del settembre 2019 il Partito Laburista ha presentato una lista unica assieme al partito Gesher che ha ottenuto 6 seggi, dei quali 5 andati al Labour.  Alle elezioni anticipate del marzo 2020 la lista si è allargata alla formazione di sinistra Meretz, tuttavia il risultato è stato alquanto deludente,  con soli 7 seggi assegnati alla lista, dei quali 3 per il partito laburista.  Successivamente il Labour accettò  di entrare a far parte del governo di larga coalizione con il Likud e la Lista Bianco-Celeste. Questo ruppe l’alleanza con Meretz che passò all’opposizione mentre Gesher decise di confluire direttamente nel Likud. Per questo motivo nelle elezioni del 2021 i il Partito Laburista tornò a presentarsi con una sua propria lista ottenendo 7 seggi. Dopo le elezioni il partito  entrò  nella maggioranza che appoggiava il governo di Naftali Bennett.  Nelle elezioni del 2022 il partito scese al suo minimo storico con il 3,7% dei voti e 4 seggi.

Meretz fu formato dalla fusione di tre partiti di sinistra: Ratz, Mapam e Shinui. Nelle elezioni del 1992 ottenne 12 seggi su 120, diventando il terzo partito della Knesset dopo il Partito Laburista e il Likud ed entrando a far parte del governo Yitzhak Rabin.  Dopo la sconfitta alle elezioni del 1996, Meretz passò all’opposizione, per poi tornare al governo assieme laburisti dal 1999 al 2001.   Nel 2002 Meretz fece eleggere alla Knesset il primo deputato apertamente  gay della storia di Israele. Negli anni successivi Meretz si è alleata ad altri piccoli partiti progressisti, ma è sempre rimasta una forza minore di opposizione all’interno della Knesset.  Nelle elezioni del settembre 2019 si era presentato all’intero della lista “Unione Democratica” assieme al Partito Democratico di Israele dell’ex primo ministro laburista Ehud Barak e al Movimento Verde, ottenendo 3 seggi sui 5 dell’alleanza.  La coalizione si è successivamente sciolta e alle elezioni del marzo 2020 Meretz si è presentato in coalizione con il partito laburista ottenendo di nuovo 3 seggi sui 7  totali. Dopo aver vinto sei seggi alle elezioni del marzo 2021 , Meretz entrò  a far parte de governo di larga coalizione  guidato da Naftali Bennett. Alle elezioni del 2022 scese al 3,2% e perse la sua rappresentanza parlamentare.

Il partito dei Democratici si definisce sionista, liberaldemocratico e socialdemocratico. Golan ha dichiarato che il partito è una “grande casa” per gli elettori progressisti.  Sostiene un esercito forte e il diritto di Israele a difendersi, ma chiede che la forza militare sia legata a una strategia politica. È più aperto di Insieme del Likud a una soluzione a due Stati negoziata, sostenendo che occupazione e insediamenti minacciano il carattere democratico di Israele.

Il programma del partito punta sulla tutela delle istituzioni democratiche e dell’indipendenza giudiziaria, e prevede la rimozione di Hamas dal potere nella striscia di Gaza. I Democratici sostengono anche una costituzione scritta. Golan ha promesso la riforma della polizia, la lotta alla criminalità organizzata, una maggiore partnership ebraico-araba, i trasporti pubblici di Shabbat, il matrimonio civile e cambiamenti nel sistema scolastico. Ha inoltre annunciato fondi alle comunità del nord e al confine con Gaza. Presentando il programma ha detto di voler cambiare il sistema che ha reso possibile il disastro, non accontentarsi di slogan sul buon governo. Ha infine escluso di governare con partiti che fanno parte della coalizione di Netanyahu.

 

 

YISRAEL BEITENU  (YB)

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Yisrael Beitenu (in ebraico: “Israele Nostra Casa”) è un partito  nazionalista laico e di destra fondato nel 1999 da Avigdor Lieberman, attualmente presente in parlamento con 6 deputati.

Nelle elezioni del 1999 il partito ottenne 4 seggi. Nel 2000 si alleò con l’Unione Nazionale, una coalizione di partiti di destra. Nel 2001 entrò a far parte del governo di larghe intese di Ariel Sharon.  Nelle elezioni del 2003 l’Unione Nazionale conquistò 7 seggi e rimase al governo fino al 2004, quando andò all’opposizione a causa del ritiro di Israele dalla striscia di Gaza. Nel 2006 Israel Beitenu uscì dall’Unione Nazionale, presentandosi da solo alle elezioni e conquistando 11 seggi.  In seguito entrò nel governo di larga coalizione di Olmert, che lasciò nel 2008, dopo che il partito laburista aveva proposto come ministro della Ricerca Scientifica un cittadino arabo israeliano. Nelle elezioni del 2009 conquistò 15 seggi, piazzandosi al terzo posto dopo Kadima e il Likud. Netanyahu si accordò quindi con Lieberman per fare un governo di destra mandando Kadima all’opposizione. Lieberman divenne quindi vice primo ministro e ministro degli esteri.

Nelle elezioni del 2013 Netanyahu e Lieberman presentarono una lista comune che arrivò in testa con 31 seggi e continuarono la loro collaborazione al governo. Nel 2015 Lieberman si presentò da solo guadagnando 6 seggi. Nel 2018  Yisrael Beitenu abbandonò  il governo in protesta con la politica troppo “morbida” di Netanyahu nei confronti della striscia di Gaza, passando all’opposizione. Alle  elezioni del 2020 ottenne 7 seggi, confermati in quelle del 2021. In seguito entrò  a far parte della maggioranza di otto partiti che sosteneva il governo di Neftali Bennett e Yair Lapid. Alle elezioni del 2022  il partito è sceso a 6 seggi ed è passato all’opposizione.

Liberman si definisce rappresentante della «destra pragmatica» e ambisce a fare da ponte tra elettori di destra scontenti di Netanyahu e opposizione. Il partito punta a portare l’ideologia della destra laica in un governo che sostituisca quello attuale. Resta saldamente a destra su territori e insediamenti. La base del partito è formata principalmente da cittadini israeliani di lingua russa, immigrati dall’ex Unione Sovietica. Il tratto distintivo del partito è un nazionalismo duro associato ad un e netta laicità, ostile ai privilegi dei partiti religiosi.

Lieberman promette un governo senza partiti ultraortodossi né arabi, coscrizione universale, nessuno sgombero di insediamenti e nessuno Stato palestinese. Prevede inoltre una commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre, senza esenzioni né scappatoie, un piano contro criminalità ed estorsioni e il vincolo del finanziamento pubblico alle scuole all’insegnamento delle materie fondamentali. Sulla leva è intransigente: ha detto che in un suo governo tutti saranno arruolati e che chi la evade dovrebbe perdere il diritto di voto. In ambito militare il programma chiede azioni preventive, il blocco del riarmo dei nemici e il potenziamento della capacità militare. In economia propone meno barriere regolatorie, più concorrenza dalle importazioni e la sfida ai monopoli. Il partito avanza anche richieste precise per entrare al governo, fra cui l’assegnazione del Ministero della Sicurezza nazionale al deputato druso Hamad Amar.

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