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IL GIRAMONDO – Elezioni in Niger, una fragile democrazia alle prese con l’estremismo islamico e l’esplosione demografica

Il  27 dicembre, circa 7,4 milioni di nigerini saranno chiamati a votare alle elezioni legislative e presidenziali del paese. Le urne potrebbero segnare il primo trasferimento pacifico di potere tra due presidenti eletti, un risultato potenzialmente significativo per un paese che ha visto quattro colpi di stato dall’indipendenza nel 1960 e ripetute interruzioni del processo democratico. Il dialogo politico si è tuttavia bloccato negli ultimi  anni. Le divisioni sono dipese soprattutto dai contrasti personali tra i vari leader politici piuttosto che dalle loro proposte per far fronte alle esigenze del paese.

Il presidente uscente Mahamadou Issoufou, del Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo (PNDS; socialdemocratici) che ha concluso il suo secondo mandato, non si candida alla rielezione. La sua decisione è in linea con la Costituzione del Niger del 2010, ma ha comunque irritato vari capi di stato africani che hanno modificato le costituzioni dei loro paesi (o stanno cercando di farlo) per farsi rieleggere per 3 o più mandati consecutivi.

Issoufou si è spinto addirittura a decidere di far nominare pubblicamente dal suo partito il candidato alla sua successione due anni prima delle elezioni presidenziali, nella persona del suo ministro dell’Interno Mohamed Bazoum , un fatto estremamente raro nel continente. 

I partiti di opposizione hanno messo in dubbio la correttezza del processo elettorale,  al quale tuttavia non hanno partecipato pienamente, poiché si sono rifiutati di sedere negli organi centrali che compongono la Commissione Elettorale Nazionale. Tuttavia alla fine hanno accettato tutti di partecipare alle elezioni, tanto che quest’ anno alle presidenziali si sono presentati ben 41 candidati, dei quali tuttavia solo 30 sono stati approvati dalla Corte Costituzionale. Purtroppo ancora una volta nessuna donna è candidata alla presidenza.

Un ostacolo al dialogo politico è legato al rifiuto della Corte Costituzionale di accettare la candidatura dell’ex primo ministro conservatore Hama Amadou. Quest’ ultimo era arrivato in seconda posizione alle elezioni del 2016, ma decise di boicottare il ballottaggio contro Issoufou, assieme a buona parte dei partiti di opposizione, dichiarando che le elezioni non erano state né libere né eque.  Amadou è stato coinvolto in un caso criminale, legato alle adozioni illegali di bambini provenienti dalla Nigeria, che lui ha considerato frutto di una cospirazione politica. A causa di questa condanna è stato considerato quindi ineleggibile.

Nel frattempo l’opposizione ha presentato ricorso contro la candidatura di Mohamed Bazoum, mettendo in dubbio la sua nazionalità di “origine”, dal momento che i suoi genitori avessero la cittadinanza nigerina quando egli nacque. Il ricorso è stato respinto ma l’opposizione ha deciso di appellarsi.

Tra i principali candidati in corsa per la presidenza c’è il generale Salou Djibo, ex capo della giunta militare al potere dal 2010 al 2011, che per queste presidenziali  ha creato una sua propria formazione politica, il Partito per la Giustizia e il Progresso (PJP).

Ad esso si aggiungono l’ex primo ministro Seïni Oumarou, leader del Movimento Nazionale per la Società dello Sviluppo (MNSD, conservatori), l’ex presidente di centrosinistra Mahamane Ousmane, e l’ex ministro degli esteri Ibrahim Yacoubou, nazionalista di sinistra.

Dal 2015 il Niger, uno dei paesi più poveri del mondo, è stato tormentato da ricorrenti attacchi jihadisti nelle sue parti occidentale e sud-orientale, che hanno provocato centinaia di morti. L’impetuosa crescita demografica del paese è anch’essa in prospettiva un enorme rischio per la stabilità dello stato, tenuto conto delle limitate risorse agricole ed economiche del Niger. 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

 

Coat of arms of Niger

Il Niger è una repubblica democratica rappresentativa semi-presidenziale, in base alla quale il Presidente del Niger è capo di stato e il Primo Ministro è capo del governo, basata su un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo che al parlamento. La magistratura è ufficialmente indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente è eletto direttamente a suffragio universale con un massimo di due mandati. Se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti viene effettuato un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno.

Il parlamento monocamerale del Niger è  l’Assemblea Nazionale,  che consiste di 171  membri eletti con due metodi; 158 membri sono eletti in otto collegi plurinominali basati sulle sette regioni e sul distretto della capitale Niamey con sistema proporzionale. Altri otto seggi sono riservati alle minoranze etniche nazionali e cinque seggi per i nigerini residenti all’estero. Questi ultimi 13 seggi sono assegnati con sistema maggioritario uninominale a turno unico.

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Niger come un “regime autoritario” al livello di paesi tipo Togo, Etiopia, Ruanda e Qatar.

Secondo il Fragile States Index pubblicato dalla rivista Foreign Policy, il Niger è un paese a  rischio di diventare un “failed state” .

 

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici, i candidati alla presidenza  e gli scenari post-elettorali.

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