Fino al 1958 il Niger faceva parte dei possedimenti coloniali francesi dell’Africa Occidentale (AOF). Negli anni ’50, a causa della pressione dei movimenti anticolonialisti e nazionalisti africani, la Francia decise di garantire l’autonomia amministrativa alle proprie colonie in Africa. Nel 1957 nell’elezioni dell’assemblea territoriale del Niger, la prima a suffragio universale diretto, ci fu una netta vittoria per il Movimento Socialista Africano (Sawaba), di ispirazione socialista, favorevole all’indipendenza del paese che sconfisse il Partito Progressista Nigeriano-Raggruppamento Democratico Africano(PPN-RDA) legato al regime coloniale francese.
Dopo l’istituzione della Quinta Repubblica francese il 4 ottobre 1958, fu organizzato un referendum sull’autogoverno nei territori dell’AOF. In Niger i referendum e le contemporanee elezioni per il rinnovo dell’assemblea territoriale, che furono marcate da vaste irregolarità, videro la sconfitta degli indipendentisti di Sawaba e la vittoria del PPN-RDA e degli altri partiti che volevano che il paese restasse parte della Comunità Francese. Il Niger si dichiarò una repubblica all’interno della Comunità francese e l’Assemblea Territoriale divenne l’Assemblea Costituente, che l’anno successivo prese il nome di Assemblea legislativa.
Nel 1958 Hamani Diori, leader del PPN, principale allea to del governo francese, divenne presidente del governo provvisorio, e nel 1959 Primo Ministro. Il governo francese decise di bandire tutti i partiti politici eccetto il PPN, rendendo il Niger uno stato a partito unico . I leader di Sawaba, accusati di voler trasformare il Niger in un regime comunista filosovietico, fuggirono in esilio. Nel 1960, la Francia garantì al Niger la piena indipendenza e l’Assemblea Legislativa prese il nome di Assemblea Nazionale, la quale nominò Hamani Diori presidente del Niger. Durante la sua presidenza, Diori favorì il mantenimento delle strutture sociali tradizionali e il mantenimento di stretti legami economici con la Francia. Fu rieletto senza opposizione nel 1965 e nel 1970.
Diori mantenne il Niger politicamente stabile e fu un fedele alleato della Francia nella regione, tuttavia, la sua amministrazione fu estremamente corrotta e fu incapace di affrontare la carestia causata dalla siccità che colpì il Sahel all’inizio degli anni ’70. S Negli anni il suo regime si fece sempre più repressivo, ma tuttavia la Francia continuò ad appoggiarlo incondizionatamente, anche a causa degli interessi economici delle imprese francesi legati all’estrazione di uranio, materiale estremamente necessario in quegli anni, in cui la Francia era impegnata nella costruzione delle sue prime sue centrali nucleari.
Nel 1974, a causa degli effetti della carestia, aumentarono le tensioni etniche nel paese, che portarono a diffusi disordini tra l’etnia Hausa, la principale del paese e quella Djerma, alla quale apparteneva la maggior parte dei ministri del governo. La Francia non poteva più fare affidamento su Diori per mantenere unito il paese e di questo ne approfittarono i militari che organizzarono un colpo di stato contro Diori, guidato dal tenente colonnello Seyni Kountché. Diori fu arrestato e il potere fu assunto da una giunta militare con a capo lo stesso Kountché.
Gli anni del governo militare coincisero con un periodo di relativa prosperità del paese, durante il quale rimasero forti i rapporti con la Francia. Tuttavia la libertà di espressione era fortemente limitata e il regime praticava impunemente gravi violazioni dei diritti umani contro i propri oppositori. Nel 1983 fu creato il posto di Primo Ministro, in previsione della trasformazione del Niger in una repubblica semi-presidenziale sul modello francese. Nel 1987 Kountché morì, e il suo ruolo a capo della giunta militare fu affidato a suo cugino, Ali Saibou., quest’ultimo su pressione del governo francese, iniziò una timida liberalizzazione del paese, rilasciando vari prigionieri politici, tra i quali l’ex presidente Diori e vari leader di Sawaba, fece promulgare una nuova costituzione e si fece eleggere Presidente del Niger. Nel 1990, con la fine della minaccia comunista sovietica, i paesi occidentali richiesero la piena democratizzazione del paese. Fu formato un governo di transizione, furono legalizzati i partiti di opposizione, fu garantita la libertà di stampa e fu convocata una Conferenza Nazionale per preparare il paese a libere elezioni.
Nel 1993 si svolsero le prime libere elezioni parlamentari e presidenziali del Niger. In parlamento la maggioranza relativa dei seggi andò al Movimento Nazionale per la Società dello Sviluppo (MNSD), il partito che appoggiava gli interessi dei militari, con al secondo posto la Convenzione Democratica e Sociale (CDS), di ispirazione socialdemocratica. Nelle elezioni presidenziali vinse a sorpresa Mahamane Ousmane, fondatore del CDS, che sconfisse al secondo turno il tenente colonnello Mamadou Tandja, candidato del MNSD.
Osumane nominò Primo Ministro il alleato Mahamadou Issoufou. Il nuovo governo dovette affrontare da subito una drammatica crisi economica e sociale, associata ad un’insurrezione delle popolazioni Tuareg nel nord del paese e ad una aperta ostilità da parte del militari. Dopo che Issoufou si dimise per contrasti con il presidente Ousmane indisse nuove elezioni parlamentari, che si tennero ad inizio 1995 e videro la vittoria del MNSD, un esponente del quale, Hama Amadou, ottenne il posto di Primo Ministro. La firma di un accordo di pace tra il governo e i Tuareg, preparato da Ousmane con la mediazione francese, trovò la ferma opposizione di Amadou, il che portò alla paralisi politica del paese. Nel gennaio 1996 i militari, approfittando dello stallo politico, costrinsero Ousmane alle dimissioni, portando al potere una giunta militare guidata dal generale Ibrahim Baré Maïnassara.
La giunta militare riscrisse la Costituzione e pochi mesi dopo aver preso il potere organizzò nuove elezioni presidenziali e parlamentari. Il generale Maïnassara sconfisse Ousmane e Tandja in elezioni caratterizzate da pesanti brogli e irregolarità. Alle elezioni parlamentari, l’Unione Nazionale degli Indipendenti per il Rinnovamento Democratico (UNIRD), partito creato per sostenere la candidatura di Maïnassara, ottenne i due terzi dei voti. Il nuovo regime si contraddistinse per le ripetute violazioni delle libertà civili fondamentali, i leader dell’opposizione furono imprigionati; molti giornalisti furono arrestati, picchiati e deportati da miliziani del regime che distrussero le sedi dei media di opposizione.
Nel 1999, Baré Maïnassara fu assassinato in un colpo di stato guidato dal maggiore Daouda Malam Wanké il quale istituì immediatamente un Consiglio di riconciliazione nazionale di transizione per scrivere una nuova costituzione e portare il paese a nuove elezioni.
Le elezioni, che gli osservatori internazionali considerarono relativamente libere ed eque, si tennero verso la file dello stesso anno. Nuovo presidente fu eletto il candidato conservatore Mamadou Tandja, che si presentava candidato per la terza volta consecutiva, sconfiggendo al ballottaggio l’ex primo ministro socialdemocratico Mahamadou Issoufou che nel frattempo aveva fondato un proprio partito, il Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo (PNDS). Alle elezioni parlamentari il partito di Tandja, il MNSD, ottenne la maggioranza relativa dei seggi. Primo ministro fu nominato Hama Amadou del MNSD. Nelle elezioni del 2004 Tandja fu riconfermato alla presidenza, sconfiggendo ancora una volta Issoufou, e Amadou rimase primo ministro.
Nel 2007 ebbe inizio una seconda insurrezione Tuareg, che provocò una crollo degli introiti del settore turistico e blocco delle attività delle miniere di uranio e dei pozzi petroliferi situati nel nord del paese. Alla fine nel 2009 fu firmato un accordo di pace con la mediazione della Libia di Gheddafi. Nel frattempo a livello internazionale peggioravano le relazioni con la Francia, in particolare per quanto riguardava li diritti di sfruttamento dei giacimento di uranio, che il governo nigerino intendeva togliere alla compagnia francese Areva e assegnare ad una azienda cinese. Tandja intendeva anche modificare la costituzione per poter essere rieletto per un terzo mandato. Nel maggio 2009 sciolse il parlamento, indicendo elezioni parlamentari dove il MNSD ottenne oltre i due terzi dei seggi. lo svolgimento delle elezioni presidenziali fu invece rimandato in attesa che la Corte Costituzionale cedesse alle sua richiesta di ripresentarsi alle elezioni.
Nel febbraio un nuovo colpo di stato guidato dal generale Salou Djibo depose e fece arrestare Tandja. fu instaurata una giunta militare che fece svolgere un referendum costituzionale e organizzò nuove elezioni per il gennaio 2011.
Alle elezioni presidenziali il MNSD candidò l’ex primo ministro Seyni Oumarou, che affrontò Mahamadou Issoufou, che i presentava per la terza volta consecutiva. Quest’ ultimo vinse al ballottaggio in elezioni relativamente libere ed eque. Il suo partito, il PNSD, ottenne la maggioranza relativa dei seggi in parlamento. Issoufou, a differenza del suo predecessore, si è dimostrato un valido alleato della Francia e dei paesi occidentali. Nelle elezioni del 2016 Issoufou si ripresentò per un secondo mandato sfidato dagli ex primi ministri Oumarou e Amadou e dall’ex presidente Ousmane. Il PNSD ottenne ancora una volta la maggioranza relativa dei seggi in parlamento. Al ballottaggio per le elezioni presidenziali contro Amadou, Issoufou vinse con il 92,5% dei voti a causa del boicottaggio del secondo turno da parte dei partiti di opposizione.
Gli anni della presidenza Issoufou sono stati caratterizzati dalla lotta contro il gruppo terrorista islamico Boko Haram, che dal nord-est della Nigeria ha iniziato ad attaccare le regioni del sud del Niger. Successivamente anche le zone di confine con Mali e Burkina Faso hanno iniziato ad essere oggetto degli attentati dei terroristi islamici, che hanno ucciso centinaia di soldati governativi. Una grossa fetta del paese, tra l’altro a fortissima crescita demografica, è sprofondata nell’anarchia ed è diventata un crocevia del traffico di droga e dei migranti che fuggono in direzione dell’Europa.
Alla fine del suo secondo termine Issoufou ha annunciato che avrebbe rispettato il limite dei due mandati e ha indicato il ministro dell’interno Mohamed Bazoum come candidato del PNSD a succedergli alla presidenza.
Nelle prossime pagine, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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