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Il Giramondo – Elezioni in Romania: l’Orban “buono” alla prova delle urne

File:Flag of Romania.svg

Domenica 6 dicembre si terranno le elezioni parlamentari in Romania. per rinnovare completamente i 329 seggi della Camera dei Deputati e i 136 del Senato.

Le elezioni avvengono al termine di una tormentata legislatura che ha visto notevoli colpi di scena e l’arrivo di nuovi protagonisti nel panorama politico rumeno. Il Partito Social Democratico, che nel 2016 aveva ottenuto uno netta vittoria  è stato travolto dagli scandali e dalle accuse di corruzione che hanno colpito buona parte del suo gruppo dirigente. Il suo leader Liviu Dragnea, è stato arrestato per frode elettorale. Un ex leader del partito, l’ex primo ministro  Victor Ponta, che si era dimesso nel 2015 accusato di corruzione, è tornato alla vita politica attiva dopo essere stato assolto e ha creato un suo proprio partito, di centrosinistra, chiamato PRO-Romania.  Dal successo di una lista civica nelle elezioni comunali di Bucarest  del 2016 è nato un movimento liberale europeista, l’Unione per la Salvezza della Romania, che  per queste elezioni ha formato una coalizione elettorale chiamata USR-PLUS, che sondaggi indicano essere adesso la terza forza politica del paese dopo il Partito Social Democratico e il Partito Nazionale Liberale (liberalconservatori). Il Presidente della Repubblica,  Klaus Iohannis (nominato dal PNL, appartenente alla minoranza tedesca), da sempre acerrimo avversario del PSD, ha approfittato di una crisi di governo nell’autunno 2019 per far nascere un governo di minoranza guidato dal PNL. Capo del governo è stato nominato Ludovic Orban (nessuna parentela con il primo ministro ungherese Viktor Orban), apparentemente alla minoranza ungherese del paese. Nonostante il governo sia stato sfiduciato in parlamento lo scorso 5 febbraio, Iohannis ha riconfermato Orban nell’incarico, dopo aver convinto i parlamentari di alcuni partiti di opposizione  a garantirgli i voti in parlamento. 

A tutto questo si è aggiunta la recente pandemia di Covid-19, che ha innescato la peggiore crisi economica mai registrata dalla caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu nel 1989.

Ludovic Orban intende continuare  a guidare il governo, per come dice lui “combattere i populisti” di destra e di sinistra. Orban spera che dopo le elezioni il suo governo possa essere riconfermato, tuttavia il PNL avrà bisogno di alleati per continuare a governare e non è detto che gli eventuali partner di governo non chiedano un nome alternativo come primo ministro, in particolare se il risultato elettorale del PNL non fosse particolarmente brillante. Il blocco liberale USR-PLUS ha annunciato che presenterà un proprio candidato per la carica di primo ministro, quasi sicuramente l’ex primo ministro ed ex commissario UE Dacian Ciolos.   Nelle ultime settimane sono sorti vari contrasti tra PNL e USR-PLUS, ognuno accusando l’altro di voler fare accordi segreti con il PSD per spartisti il potere, in particolare dopo che in una votazione parlamentare a scrutinio segreto, era stato eletto a sorpresa un esponente del PSD a capo del Consiglio Legislativo (un organo consultivo del governo). Iohanniis dal canto suo, lungi dall’essere un presidente super-partes è entrato nel dibattito politico elettorale a gamba tesa, insistendo che ludovic Orban debba rimanere primo ministro anche dopo le elezioni. Orban dal canto suo ha recentemente preso le distanze dal suo omonimo  Viktor Orban  dopo che Ungheria e Polonia hanno posto il veto al bilancio dell’UE e al piano di salvataggio del coronavirus. Le elezioni saranno viste con interesse a Bruxelles, presso la Commissione Europea che punta ad avere in Romania un governo alleato stabile che possa fare da contrappeso ai vari governi “sovranisti” dell’Europa centro-orientale.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of Romania.svgLA Romania è una repubblica democratica rappresentativa semipresidenziale in cui il primo ministro è il capo del governo mentre il presidente rappresenta il paese a livello internazionale, firma i decreti governativi, approva leggi e le nomine promulgate dal parlamento. La Romania ha un sistema multipartitico, dove il potere legislativo conferito al governo e alle due Camere del Parlamento: la Camera dei Deputati e il Senato. La magistratura è indipendente dall’esecutivo e dal legislatore.  La Romania è uno dei pochi paesi al mondo, assime all’Italia, ad avere un parlamento perfettamente bicamerale, dove ogni singolo provvedimento deve passare sia dalla Camera che dal Senato per essere approvato.

Il Presidente è eletto direttamente dal popolo per un mandato di cinque anni, rinnovabile una volta. Le elezioni presidenziali si svolgono in una versione modificata del sistema a due turni . Se partecipa oltre la metà degli elettori, un candidato deve ottenere la maggioranza dei voti totali validi per vincere le elezioni al primo turno. Se partecipa meno della metà, un candidato può vincere anche con la maggioranza relativa, a condizione che ottenga almeno un terzo dei voti totali. Se il primo turno non produce un presidente, si tiene un ballottaggio tra i primi due classificati.

Il Presidente nomina il Primo Ministro e, su indicazione di quest’ultimo, i ministri del governo, che deve tuttavia  essere confermato dal parlamento. 

La Camera dei Deputati e il Senato vengono rinnovati ogni 4 anni. Il numero di seggi può variare tra un’elezioni e l’altra  seguendo l’andamento delle tendenze demografiche. Nel 2016 furono eletti 329 deputati e 136 senatori, stesso numero di queste elezioni.  Il sistema elettorale è in gran parte proporzionale.  Dei 329 deputati, 308 sono eletti in 42 collegi plurinominale con sistema proporzionale e con una soglia di rappresentanza del 5% nazionale (o del 20% in almeno 4 circoscrizioni). Ad essi si aggiungono 4 deputati sono eletti sempre in maniera proporzionale in rappresentanza dei rumeni che risiedono all’estero. 17 seggi infine sono destinati ai partiti che rappresentano le varie minoranze etniche del paese. Dei 139 senatori, 121 sono eletti in 43 collegi plurinominali con sistema proporzionale,  13 seggi sono riservati alla città di Bucarest e due ai rumeni che vivono all’estero

 

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Romania è una cosiddetta “Democrazia Imperfetta”, al livello di paesi tipo Serbia, Croazia, Indonesia e Mongolia.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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