I sondaggi ungheresi sono molto discordanti tra di loro. Su 13 case sondaggistiche, 5 di esse (affiliate al governo) prevedono una nuova vittoria di Fidesz mentre le altre 8 (indipendenti o affiliate a partiti di opposizione) prevedono una netta vittoria di Tisza.
Se anche Tisza finisse in testa nelle intenzioni di voto, ci sono vari possibilità per Orbán di rimanere al potere. Innanzitutto va considerata la distribuzione del voto nei 106 seggi uninominali. Il Fidesz di Orbán potrebbe ottenere ad esempio la maggioranza dei seggi rurali se il voto per Tisza fosse concentrato nelle città. Inoltre c’è da considerare il voto della diaspora, in particolare quella in Romania, che alle scorse votazioni ha scelto per quasi il 94% il Fidezs. Questo potrebbe corrispondere a 4-5 seggi in piu’ nella parte proporzionale per il partito di governo che potrebbero fare la differenza in caso di risultato serrato. Altra incognita è il risultato dell’estrema destra del Movimento Patria Nostra (MH), che se superasse la soglia del 5% potrebbe ottenere 5-6 seggi nella parte proporzionale, che potrebbero essere utili per Orbán per ottenere una maggioranza in parlamento.
Quindi per avere buone possibilità di vincere, Tisza deve arrivare alle elezioni con almeno una decina di punti di vantaggio, altrimenti c’è un significativo rischio che Orbán rimanga al potere.
Per quanto riguarda gli altri partiti i sondaggi danno al Movimento Patria Nostra (MH) intorno o poco sopra il 5%, mentre per il partito satirico MKKP e la Coalizione Democratica (DK) i sondaggi sono abbastanza unanimi nel prevedere che non superino la soglia di sbarramento.
In caso di una vittoria di Fidesz, da solo o con il sostegno dell’estrema destra del Movimento Patria Nostra (MH), Orbán manterrebbe il potere. Ciò comporterebbe una prosecuzione delle politiche anti-UE, un ulteriore indebolimento dello Stato di diritto e un rafforzamento dei legami con Mosca. L’Ungheria resterebbe un peso morto per l’UE, con rischi di nuove sanzioni o addirittura di procedure per violazione dei valori europei.
Una vittoria di Magyar invece aprirebbe la strada a un cambiamento radicale, con il ripristino della libertà di stampa, la riforma della giustizia e un riavvicinamento all’UE. Tuttavia, il partito dovrebbe affrontare una resistenza feroce da parte dell’apparato statale ancora controllato da Fidesz, e il rischio di instabilità politica sarebbe alto. Inoltre, Magyar dovrebbe dimostrare di poter gestire la transizione economica senza provocare crisi sociali.
Le elezioni ungheresi del 2026 non sono solo una sfida tra Orbán e Magyar, ma un test per la democrazia in Europa. Il loro esito determinerà se l’Ungheria continuerà sulla strada dell’autoritarismo e dell’isolamento o se tornerà a essere un Paese pienamente europeo, rispettoso dello Stato di diritto e dei valori democratici. Per l’UE, il risultato sarà cruciale: una vittoria di Orbán potrebbe accelerare la deriva illiberale del blocco, mentre una vittoria di Magyar offrirebbe una speranza di rinnovamento e di riavvicinamento tra Budapest e Bruxelles. In ogni caso, il voto del 12 aprile sarà osservato con attenzione in tutto il mondo, come un termometro dello scontro tra democrazia e autoritarismo nel cuore dell’Europa.
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