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IL GIRAMONDO – Elezioni in Ungheria, la sfida di Tisza alla “democrazia illiberale” di Orbán

Hungary Flag – MapsofWorld.comDomenica 12 Aprile gli elettori ungheresi voteranno alle elezioni parlamentari per rinnovare i 199 seggi dell’Assemblea Nazionale, che determineranno non solo il futuro governo dell’Ungheria ma anche l’intero equilibrio dell’Unione Europea. Dopo 16 anni di governo ininterrotto del primo ministro Viktor Orbán e del suo partito Fidesz (Unione Civica Ungherese) queste elezioni, che sono già state definite come le più importanti elezioni in Europa del 2026, potrebbero segnare una svolta storica, con conseguenze profonde sia a livello nazionale che internazionale.

In gioco c’è il controllo dell’Assemblea Nazionale ungherese, composta da 199 seggi: 106 assegnati con un sistema maggioritario in collegi uninominali e 93 con un sistema proporzionale (con soglia di sbarramento al 5% per i partiti e al 10% per le coalizioni). Orbán, al potere dal 2010, ha progressivamente trasformato l’Ungheria in un “regime ibrido”, definito da molti osservatori come un’autocrazia elettorale, caratterizzato da un forte controllo sui media, una giustizia politicamente influenzata dal governo e una legge elettorale disegnata per favorire Fidesz. Una sua eventuali sconfitta aprirebbe la strada a un cambiamento radicale nella politica interna ungherese, con possibili ripercussioni sulla democrazia, lo Stato di diritto e i rapporti con l’UE,

Fidesz, il partito di Viktor Orbán, al potere dal 2010, si presenta come difensore della sovranità nazionale, dell’identità cristiana e di una politica anti-immigrazione e anti-UE. Nonostante il calo di consensi, Fidesz mantiene una solida base elettorale, soprattutto nelle aree rurali e tra gli elettori più anziani. La campagna di Orbán si concentra sulla paura di un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina (pur mantenendo una posizione ambigua sul sostegno a Kyiv) e sulla difesa dei “valori tradizionali” contro quella che descrive come un’élite liberale e globalista che minaccerebbe l’identità ungherese. Fidesz ha anche sfruttato strumenti controversi, come video deepfake e campagne diffamatorie contro l’opposizione, per mantenere il proprio vantaggio.

L’avversario principale di Orbán in queste elezioni è Péter Magyar e il suo partito Tisza. Magyar, ex membro di Fidesz e marito dell’ex ministra della Giustizia Judit Varga, è emerso come la principale forza di opposizione del paese. Magyar, che ha lasciato Fidesz dopo uno scandalo nel 2024, si presenta come il volto del cambiamento e della lotta alla corruzione, promettendo di ripristinare la democrazia, garantire una stampa libera e riformare lo Stato di diritto. Tisza ha ottenuto un successo clamoroso alle elezioni europee del 2024, ottenendo alla sua prima competizione elettorale quasi il 30% dei voti  e recentemente ha superato Fidesz nella maggioranza dei sondaggi. Tisza si rivolge soprattutto agli elettori delusi dal governo Orbán, ai giovani e alle classi urbane. Nonostante il suo passato in Fidesz, Magyar ha adottato un linguaggio anti-establishment e pro-europeo, promettendo di riallineare l’Ungheria con l’UE e di porre fine all’isolamento internazionale del Paese.

La polarizzazione tra i due principali partiti ha pesantemente ridimensionato le altre forze politicha. Alcune, come il Partito Socialista Ungherese (MSZP) e il movimento progressista Momentum hanno deciso di non presentare proprie liste e propri candidati per permettere a TISZA di vincere le elezioni. I partiti che restano in campo sono la Coalizione Democratica (DK), di centrosinistra,  il partito di estrema desta nazionalista Movimento Patria Nostra (MH),  e il “Partito del Cane a due Code” (MKKP) formazione politica satirica che tra le sue proposte ha quella della costruzione della “Piccola Ungheria”.

Orbán ha costruito la sua campagna sulla paura di un coinvolgimento dell’Ungheria nel conflitto, accusando l’opposizione di voler trascinare il Paese in guerra. In realtà, la sua politica ambigua, in particolare la richiesta di blocco delle sanzioni UE alla Russia  ha alimentato sospetti di collusione con Mosca. Péter Magyar, al contrario, si è schierato per un sostegno più netto all’Ucraina e per un riavvicinamento all’UE e alla NATO..
La corruzione sistemica e il controllo politico sulla giustizia e sui media sono tra i temi centrali della campagna elettorale. Magyar ha fatto della lotta alla corruzione e del ripristino dell’indipendenza della magistratura i cavalli di battaglia della sua campagna, promettendo di smantellare il sistema clientelare creato da Fidesz. Orbán, dal canto suo, ha cercato di minimizzare le accuse, presentandosi come il garante della stabilità in un mondo sempre  piu’ instabile.

L’Ungheria sta affrontando una crisi economica, con un’inflazione tra le più alte d’Europa e un sistema produttivo in difficoltà. Orbán ha puntato su sussidi statali e misure populiste (come il congelamento dei prezzi di benzina ed energia), mentre Magyar propone una riforma strutturale, con investimenti in innovazione e una riduzione della dipendenza dai fondi europei, che Orbán ha spesso usato come strumento di pressione politica.

Infine Fidesz continua a sfruttare il tema dell’immigrazione di massa come minaccia alla cultura ungherese, mentre Tisza adotta un approccio più pragmatico, senza rinnegare del tutto le politiche restrittive, ma promettendo un dialogo più costruttivo con l’Unione Europea.

Una vittoria di Orbán consoliderebbe l’Ungheria come il maggior freno alle politiche europee, soprattutto su temi come le sanzioni alla Russia, la transizione energetica e i diritti civili (come quelli LGBTQ+). Bruxelles ha già aperto procedure di infrazione contro Budapest per violazioni dello Stato di diritto, e una nuova maggioranza Fidesz potrebbe portare a un conflitto aperto con le istituzioni UE, con rischi per la coesione europea. Al contrario, una vittoria di Magyar potrebbe riavvicinare l’Ungheria all’Europa, facilitando l’accesso ai fondi UE (attualmente bloccati) e riducendo le tensioni con Bruxelles.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, Orbán ha finora bloccato o ritardato le decisioni UE su aiuti militari e sanzioni alla Russia, in linea con gli interessi di Mosca. Una sua sconfitta potrebbe indebolire il fronte filorusso in Europa, mentre una sua riconferma  vorrebbe dire per  Putin mantenere un alleato chiave all’interno dell’UE. Da Bruxelles guardano quindi con preoccupazione a un’eventuale vittoria di Orbán, che potrebbe complicare la strategia occidentale di sostegno a Kyiv.

Infine l’Ungheria di Orbán è diventata un punto di riferimento per i movimenti sovranisti europei (da Meloni a Le Pen, da Vox a AfD). Una sua sconfitta potrebbe indebolire la rete di quella che molti definiscono “l’internazionale sovranista”, mentre una sua vittoria darebbe nuovo slancio al populismo anti-UE in vista delle elezioni europee del 2029.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of HungaryL’Ungheria è una repubblica democratica parlamentare rappresentativa . L’Assemblea Nazionale è il parlamento unicamerale del paese. Il primo ministro è il capo del governo all’interno di un un sistema multipartitico, mentre il presidente è il capo dello Stato e ricopre una posizione in gran parte cerimoniale. Il potere esecutivo è esercitato dal governo . Il potere legislativo è conferito sia al governo che al parlamento.  

Il presidente della Repubblica , eletto dall’Assemblea nazionale ogni cinque anni, ha un ruolo in gran parte cerimoniale, ma nominalmente è il comandante in capo delle forze armate e tra i suoi poteri rientra la nomina del primo ministro , che deve essere eletto a maggioranza dei voti dei membri del Parlamento, sulla base della raccomandazione del presidente della Repubblica.

L’ Assemblea nazionale ( Országgyűlés ), unicamerale e composta da 199 membri, è il massimo organo di potere statale e ha il compito di avviare e approvare le leggi proposte dal primo ministro. I suoi membri sono eletti per un mandato di quattro anni.

I 199 membri dell’Assemblea nazionale sono eletti con un sistema maggioritario misto con due metodi: 106 eletti in collegi uninominali con il sistema maggioritario a turno unico , mentre gli altri 93 eletti in un unico collegio nazionale con sistema proporzionale. La soglia elettorale è fissata al 5% per le liste monopartitiche, al 10% per le liste congiunte di due partiti e al 15% per le liste congiunte di tre o più partiti. Dal 2014  ciascuna delle minoranze etniche armena, bulgara, croata, tedesca, greca, polacca, rom, rumena, rutena, serba, slovacca, slovena e ucraina può ottenere uno dei 93 seggi delle liste di partito se raggiunge una determinata quota corrispondente a circa lo 0.27% dei voti espressi.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, l’Ungheria è una cosiddetta “Democrazia Imperfetta”, al livello di paesi tipo Croazia, Brasile, Argentina e Mongolia.

Dal 2024, il Paese non è più considerato “una democrazia a tutti gli effetti ” dall’UE e si ritiene generalmente che abbia subito una regressione democratica dal 2010 , quando l’ alleanza di partiti Fidesz-KDNP guidata da Viktor Orbán ha ottenuto una supermaggioranza parlamentare di due terzi e ha adottato una nuova costituzione.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti e i principali partiti politici.

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