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IL GIRAMONDO- Elezioni legislative in Polonia: la destra del PiS continuerà a governare grazie al “soccorso nero” dell’estrema destra?

 

Risultati immagini per poland flag borderedNon esiste solo l’Ungheria di Orban.  Un altro paese dell’Unione Europea sta diventando da qualche anno a questa parte una nuova “democrazia illiberale” del tipo di quelle teorizzate dal primo ministro ungherese,  giocando ambiguamente sul concetto di “stato liberale”. Un altro uomo forte, l’ex primo ministro polacco Jaroslaw Kaczyński,  leader del partito di destra al governo “Legge e Giustizia” (PiS) mentre da un lato porta avanti la sua lotta politica e ideologica contro l’immigrazione e il liberalismo sociale, da l’altro sta lentamente trasformando la Polonia in una paese dove, pur mantenendo la rappresentatività e gli altri cardini di un sistema democratico,  la magistratura, la stampa e i poteri economici perdono gradualmente la loro indipendenza e vengono portati nell’orbita del governo.

Domenica 15 Ottobre i cittadini polacchi si  recheranno alle urne per rinnovare i 460 seggi del Sejm,  cioè la camera dei rappresentanti, e i 100 del senato e dovranno decidere sul loro che tipo di democrazia vogliono nel futuro del loro paese. Come Kaczyński e i suoi più stretti collaboratori hanno abbondantemente chiarito, il suo partito ha bisogno di un terzo mandato consecutivo per completare le sue “riforme”, il che significa disabilitare le ultime tracce rimaste di pluralismo e indipendenza istituzionale, come alcuni giudici indipendenti, giornali privati e NGO non allineati al governo.  Se il governo in carica verrà rieletto, il regime populista-autoritario del PiS, che guida la Polonia dal 2015 entrerà in una fase di confortevole consolidamento.

Il governo autoritario di destra ha sovvertito radicalmente la democrazia, compreso il processo elettorale. Anche se oggi è impossibile prevedere chi vincerà le elezioni parlamentari in Polonia tra poche settimane, una cosa è certa: non saranno elezioni eque. Libere forse, ma non eque. I populisti di destra al potere hanno cambiato le regole di gioco in modo tale da negare all’opposizione pari opportunità nella competizione elettorale. Una buona notizia è che  i risultati elettorali non possono previsti.  I sondaggi danno il PiS in calo di vari punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni del 2019 e  l’opposizione, seppur divisa, continua a godere di un forte consenso popolare.  I tre principali raggruppamenti dell’opposizione sono la Coalizione Civica (KO), ideologicamente liberale di centrodestra, la Terza Via (TD) alleanza agraria di centro, moderatamente conservatrice, e la Sinistra (Lewica) che raggruppa partiti di sinistra socialista e socialdemocratica. Le tre coalizioni, pur presentandosi separatamente sono disposte a governare insieme nel caso ottengano la maggioranza assoluta dei seggi.  Il PiS stando ai sondaggi per poter continuare a governare dovrebbe chiedere il supporto di Konfederacja (confederazione), un raggruppamento di partiti di estrema destra populisti nazionalisti xenofobi, omofobi alcuni dei quali militaristi, tendenzialmente neofascisti e filorussi.  Ma oltre ad un eventuale accordo tra PiS e Konfederacja, il vantaggio dell’opposizione democratica può essere facilmente cancellato dalle peculiarità del sistema elettorale, che avvantaggia il partito maggiore e penalizza le opposizioni frammentate. Ancora più importante, è probabile che il consenso delle opposizioni venga ridotto dal modo in cui PiS ha distorto la campagna elettorale a proprio vantaggio. Il governo ha usato lo sporco trucco di combinare le elezioni parlamentari con un “referendum” farsa.  Una bufala propagandistica e una spudorata presa di denaro. Il referendum, che si terrà contemporaneamente e negli stessi luoghi delle elezioni, avrà quattro domande: tutte caricate e tutte basate su false premesse fattuali. Una domanda ad esempio chiede se i cittadini voglio accettare che “la burocrazia europea”  collochi richiedenti asilo in Polonia.

il referendum serve anche a fornire finanziamenti governativi, che finiscono in gran parte al PiS che è dietro ai comitati promotori del referendum.  Alcune limitazioni  delle spese elettorali si applicano alle elezioni ma non ai referendum. Quindi, sotto la maschera della campagna referendaria, fondi praticamente illimitati andranno alla campagna elettorale del PiS. Ma non è tutto. Poco prima delle elezioni, il PiS ha promosso un cambiamento nelle regole delle circoscrizioni elettorali, creando molti nuovi distretti nei villaggi e nelle piccole città. Questo non è altro che un gerrymandering: le campagne e le piccole città sono il principale serbatoio del sostegno politico del PiS. Allo stesso tempo, il PiS rende più difficile per la diaspora polacca, soprattutto nel Regno Unito e in Europa occidentale, dove vive il maggior numero di polacchi emigrati, e dove più forte è l’opposizione al governo, votare e far contare i propri voti. Alle commissioni elettorali all’estero è stato imposto un nuovo regolamento per il conteggio dei voti per cui ogni membro della commissione deve esaminare tutte le schede una ad una, il che porta via varie ore nei consolati delle grandi città estere. Ma se lo spoglio non viene completato entro 24 ore  il voto nel corrispondente seggio elettorale estero viene considerato nullo. Non solo.  I voti di tutti i polacchi che votano all’estero, che sono in gran parte per l’opposizione, verranno sommati a quelli della circoscrizione di Varsavia, anch’essa roccaforte dell’opposizione, per eleggere i 20 deputati di quel distretto.  Quindi anche se si recassero a votare un milione di elettori dall’estero, i seggi da eleggere rimarrebbero comunque i 20 di Varsavia, che  andranno in ogni caso in gran parte all’opposizione..

Il governo, per non lasciare niente di intentato, ha anche distribuito “regali” elettorali ai suoi elettori tradizionali:  sussidi familiari, una mensilità extra una tantum  per i pensionati, un ridicolo taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale (di fatto asservita al  governo) e un livello artificialmente basso dei prezzi della benzina che durerà fino a dopo le elezioni. Gli effetti disastrosi sulle finanze dello stato di queste politiche non contano; ciò che conta è la gratificazione immediata da parte dell’elettorato.

Il principale squilibrio democratico, però, risiede nei mass media. La TV di stato in  Polonia, TVP, che si finanzia con il denaro dei contribuenti è diventata un  mezzo di propaganda governativa estremamente aggressiva contro l’opposizione. La volgarità e la faziosità di TVP è difficile da descrivere. Trasmette tutti gli eventi ufficiali del PiS, compresi i discorsi di Kaczyński, ma non vengono mai trasmesse le manifestazioni dell’opposizione. Il principale leader dell’opposizione, l’ex primo ministro Donald Tusk, viene mostrato in TV poche volte e sempre in una luce negativa. Recentemente il governo ha emantao la cosiddetta “legge per eliminare Tusk”, che istituisce un tribunale farsa con il compito di dimostrare che il leader del principale partito di opposizione ha agito sotto l’influenza dei russi. A ciò si aggiunge anche il problema dell’uso illegale da parte del segreto servizi di dispositivi di sorveglianza, come lo spyware Pegasus, contro l’opposizione.

Con queste premesse solo un miracolo potrebbe portare la vittoria dell’opposizione. Ma possono accadere miracoli in Polonia?

 

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

{{{coat_alt}}}La Polonia è una repubblica unitaria rappresentativa semi-presidenziale, dove il Presidente è il capo di stato e il Primo Ministro è il capo del governo.

Il potere esecutivo è esercitato, nell’ambito di un sistema multipartitico , dal Presidente e dal Governo, che è costituito dal Consiglio dei Ministri guidato dal Primo Ministro . I suoi membri sono in genere scelti dal partito di maggioranza o dalla coalizione, nella camera bassa del parlamento (il Sejm), sebbene le eccezioni a questa regola non siano rare. Il governo è ufficialmente annunciato dal presidente e deve passare una mozione di fiducia nel Sejm entro due settimane.

Il potere legislativo è esercitato nelle due camere del parlamento, Sejm e Senato . Il Sejm è composto da 460 deputati eletti per rappresentanza proporzionale  in 41 collegi elettorali, ognuno dei quali elegge dai 7 a i 20 deputati, con una soglia a livello nazionale del 5% per i singoli partiti e dell’8% per le coalizioni per entrare nella Camera bassa. Tale soglia non vale per i partiti rappresentanti delle minoranze etniche. Il Senato è composto da 100 membri, eletti con sistema uninominale maggioritario ad un turno. Le elezioni parlamentari si svolgono ogni quattro anni.  Per diventare legge, un disegno di legge deve  essere approvato da entrambe le camere, ma il Sejm può annullare un rifiuto del Senato di approvare un disegno di legge.

Il presidente , in quanto capo dello stato , è il comandante supremo delle forze armate , ha il potere di porre il veto alla legislazione approvata dal parlamento, che può essere annullata dalla maggioranza dei tre quinti e può sciogliere il parlamento a determinate condizioni. Le elezioni presidenziali si svolgono ogni cinque anni con elezione diretta da parte dei cittadini. Se nessun candidato ottiene  il 50%+1 dei voti al primo turno, i primi due candidati partecipano ad un secondo turno di ballottaggio.

Il sistema politico è definito nella Costituzione polacca , che garantisce anche una vasta gamma di libertà individuali. Il ramo giudiziario svolge un ruolo minore in politica, a parte il Tribunale Costituzionale , che può annullare le leggi che violano le libertà garantite nella Costituzione.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Polonia è una cosiddetta “Democrazia imperfetta”, al livello di paesi tipo Slovacchia, India, Sudafrica e Timor Est.

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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