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IL GIRAMONDO- Elezioni parlamentari nei Paesi Bassi. Il primo ministro Rutte verso il quarto mandato

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Il prossimo 17 marzo gli elettori olandesi si recano alle urne per rinnovare i  150 seggi della  Tweede Kamer , la camera bassa del parlamento olandese. Le elezioni si tengono al termine naturale della legislatura attuale, iniziata nel 2017.

Il governo attuale, una coalizione quadripartita guidata dal Partito Popolare per la libertà e la democrazia (VVD, liberali di centrodestra) del Primo Ministro Mark Rutte, si è dimesso anticipatamente lo scorso 15 gennaio a causa  di una scandalo legato alle politiche sociali.  I funzionari del fisco avevano infatti accusato ingiustamente migliaia di genitori di frode, facendo indebitare molte famiglie costringendole a rimborsare gli assegni per la custodia dei bambini ricevuti durante diversi anni. Molte famiglie erano povere e di origine straniera. Alcuni hanno ricevuto richieste di rimborso di oltre 120.000 Euro. Incapaci di pagare, hanno dovuto affrontare nuove multe e sanzioni.

 Gli olandesi, che sono orgogliosi del loro stato sociale, sono stati colpiti da questo fallimento dell’amministrazione pubblica. Dopo la crisi finanziaria del 2008, il paese era stato sottoposto a una rigorosa stretta fiscale. Erano stati fatti profondi tagli nel settore sanitario, sociale e in altri settori del welfare. La pandemia COVID-19 ha esposto dolorosamente la mancanza di capacità proprio in quelle aree vitali.

Per questo motivo, alcuni cittadini hanno perso la fiducia nei partiti , voltando le spalle alla politica. Altri hanno deciso di votare per i partiti populisti di destra, che danno la colpa alle élite e agli stranieri. Dopo il VVD di Rutte, il secondo più grande partito politico nei Paesi Bassi è il Partito per la libertà (PVV) di estrema destra di Geert Wilders. Wilders ha preso in prestito lo slogan elettorale di Donald Trump: “Rendi di nuovo grandi i Paesi Bassi” e sta conducendo una campagna per la creazione di un “ministero della re-emigrazione e della de-islamizzazione”.

A causa dello scandalo delle false frodi fiscali, la riforma della pubblica amministrazione è diventata un tema importante per gli elettori olandesi. Uno dei politici più popolari è Pieter Omtzigt, un membro del Parlamento dell’Appello Cristiano Democratico (CDA, democristiani). Ha avuto il coraggio di chiedere giustizia per le famiglie colpite  nonostante un membro del suo partito, il ministro delle finanze Wopke Hoekstra, fosse in ultima analisi responsabile delle autorità fiscali colpevoli dell’errore.

Durante la pandemia di Covid-19 la popolarità di Rutte e dei suo governo è aumentata notevolmente, nel momento in cui gli elettori impauriti si sono affidati alle scelte del loro Primo Ministro. Tale popolarità si è tuttavia recentemente ridotta a causa delle frequenti inversioni di politica sanitaria di Rutte, considerando che il paese sta al momento affrontando una “terza ondata” di contagi.

Rutte sembra tuttavia in grado di sopravvivere politicamente a tutto questo. In carica dal 2010, ha guidato governi di centrodestra e centrosinistra, in coalizione con liberali, democristiani, socialdemocratici e persino, per un paio d’anni, con l’appoggio esterno dello stesso Wilders.  Rutte è un manager, non un leader visionario. Le crisi colpiscono sempre i suoi rivali e partner della coalizione, mai lui. In tempi di crisi, quando le persone si sentono ansiose e insicure, Rutte è visto come l’uomo della stabilità e sicurezza. E’ anche molto fortunato: i suoi principali rivali dell’estrema destra sono costantemente coinvolti in scandali di razzismo e xenofobia, mentre i partiti di sinistra sono divisi e hanno difficoltà a trovare leader capaci di sfidarlo. In qualche modo, con la sinistra e l’estrema destra che si scontrano su questioni culturali, il liberalismo di centro-destra di Rutte appare la scelta “stabile” per molti elettori.

Tuttavia, i Paesi Bassi sono un paese politicamente frammentato. Il partito di Rutte ha solo 33 seggi sui 150  del parlamento, dove sono rappresentati ben 13 partiti, e quest’anno si presentano alle elezioni ben 37 liste, un record storico. Il prossimo governo sarà quasi sicuramente una nuova coalizione composta da 3 0 4 partiti, la cui formazioni richiederà diverse settimane di tempo, mentre il paese deve affrontare le nuove varianti del Covid-19 e procedere speditamente con le vaccinazioni di massa.

 

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

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I Paesi Bassi sono una monarchia costituzionale strutturata come una democrazia  parlamentare rappresentativa all’interno di una stato unitario decentralizzato. Attuale sovrano e capo di stato dei Paesi Bassi è il re Guglielmo Alessandro, in carica dal 2013.

Oggi il sovrano ha un ruolo largamente cerimoniale; i suoi compiti principali sono la scelta del primo ministro dopo le elezioni e la nomina dei giudici. A differenza di quanto accade presso altre monarchie il sovrano può essere sia un re che una regina (difatti, tutti i sovrani del XX secolo sono stati delle regine).

Il potere esecutivo è affidato al governo, guidato dal primo ministro, che solitamente è il capo del partito (o della coalizione di partiti) che ha vinto le ultime elezioni.

Gli Stati Generali (Parlamento) esercitano il potere legislativo. Essi sono composti di due camere:

la camera bassa (o Seconda Camera, Tweede Kamer) è la più importante, ed è composta di 150 membri eletti con sistema proporzionale e a suffragio universale diretto per una durata di un massimo di 4 anni.
la camera alta (o Prima Camera, Eerste Kamer) è composta di 75 membri eletti per una durata fino a 4 anni di durata dalle 12 assemblee legislative delle province. La camera alta non può proporre o emendare la legislazione, ma può solo confermare (o respingere) le leggi approvate dalla camera bassa.

La costituzione prevede anche un Consiglio di Stato (Raad van State) composto da membri della famiglia reale e da membri esterni nominati dalla Corona (ovvero dal sovrano e dal governo). Il governo deve consultare il Consiglio di Stato prima di sottoporre leggi al parlamento. Inoltre il Consiglio di Stato ha funzioni di controllo sull’esecutivo.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, i Paesi Bassi sono una cosiddetta “Democrazia completa”, al livello di paesi tipo Irlanda, Svizzera, Australia e Taiwan. 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati delle ultime elezioni,  i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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