Sono 4 le case sondaggiste che hanno effettuato regolarmente sondaggi per queste elezioni: I&O Research, Ipsos, Peil.nl e Kantar Public. Tutti i sondaggi concordano nel dire che il prossimo parlamento sarà ancora più frammentato dell’attuale, con 15 o 16 partiti che si divideranno i 150 seggi in palio.
Il VVD del primo ministro Mark Rutte rimane il partito di gran lunga più favorito dell’elettorato, in leggero rialzo a 34 seggi dai 33 seggi del 2017. Degli altri partiti della coalizione, i i democristiani del CDA sembrano in crisi e dovrebbero scendere da 19 a 16-17 seggi. Stabil i liberali progressisti del D66 con 18-19 seggi mentre l’altro partito democristiano, l’Unione Cristiana, dovrebbe guadagnarne uno. Complessivamente la coalizione di governo potrebbe scenderebbe da 76 a 75 seggi ed è quindi a rischio di perdere la maggioranza parlamentare. A destra il PVV di Wilders sarebbe stabile intorno a 19-20 seggi, mentre l’altro partito populista di destra, il Forum per la Democrazia migliorerebbe di molto il proprio risultato salendo da 2 a 5 seggi, mentre JA21, nato da una scissione del FvD ne otterrebbe altri 2.
Per quanto riguarda i partiti di opposizione di centrosinistra e di sinistra, si prevede una recupero del Partito del Lavoro, che salirebbe da 9 a 11 seggi, a scapito del partito socialista che ne perderebbe 3. Chi è dato in netto calo è la Sinistra Verde, che crollerebbe da 14 a 10 seggi, mentre il partito animalista PvdD salirebbe da 5 a 6. Stabili i cristiano-conservatori dell’SGP con 3 seggi, mentre il partito della minoranza turca DENK scenderebbe da 3 a 2 seggi e il partito dei pensionati 50+ crollerebbe, rischiando di perdere tutti i propri 4 seggi. Infine i liberali progressisti di VOLT potrebbero entrare in parlamento con 3 seggi, mentre un altro seggio a testa potrebbe andare al partito di sinistra antirazzista BIJ1 e gli agrari del BBB.
Se questi numero fossero confermati, sarebbe il VVD a prendere l’iniziativa per formare un nuovo governo di coalizione con almeno altri tre partiti. Se l’attuale coalizione di centro-destra VVD-CDA-D66-CU, non ottenesse la maggioranza Rutte potrebbe provare ad allargare la sua maggioranza includendo uno o due dei partiti minori. Tuttavia per avere una maggioranza forte potrebbe decidere di chiedere al Partito del Lavoro di entrare al governo al posto dei cristiano-conservatori della CU, formando un governo di “grande coalizione”. Se i partiti di centrosinistra avessero dei risultati leggermente migliori di quelli dei sondaggi, sarebbe possibile un governo “arcobaleno” con VVD-CDA-GroenLinks-PvdA oppure una coalizione “viola” VVD-D66-GroenLinks-PvdA.
Un governo di partiti “tradizionali” guidato ancora da Rutte, non porterebbe comunque ad un enorme cambio della direzione politica del paese. Tuttavia, l’umore olandese in particolare per quanto riguarda l’austerità fiscale sembra essere cambiato rispetto al periodo di crisi precedente: un focus sulla sostenibilità di lungo periodo sembra più probabile che una spinta alla riduzione del debito a breve termine. Nel frattempo, c’è anche molto sostegno per maggiori investimenti pubblici.
Per quanto riguarda le politiche fiscali europee, il prossimo governo dovrebbe rimanere a favore della condizionalità e delle capacità sanzionatorie in cambio di solidarietà. Le opinioni sulla necessità di cambiare il Patto europeo di stabilità e crescita sono piuttosto differenti tra i possibili partner di governo. In ogni caso è molto probabile che la nuova coalizione di governo manterrà l’atteggiamento europeista di quella uscente. Quello che appare certo, a parte clamorosi colpi di scena è che ancora una volta sarà Rutte, come leader del maggior partito del paese, a guidare il prossimo governo olandese. I governi cambiano ma Rutte resta.
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