Il Kosovo torna a far parlare di sé. I cittadini della piccola nazione balcanica infatti tornano alle urne domenica 7 giugno per rinnovare i 120 membri dell’Assemblea del Kosovo, il parlamento nazionale. Queste elezioni arrivano 6 mesi dopo quelle precedenti, tenutesi a dicembre, a causa dall’incapacità dell’Assemblea di eleggere un nuovo presidente della Repubblica. Le elezioni di dicembre erano state a loro volte elezioni anticipate e si erano tenuto solo dopo 10 mesi dalle precedenti elezioni a causa del fatto che non era stato possibile formare un governo stabile dato che i partiti non erano riusciti a trovare un accordo per raggiungere la maggioranza necessaria in parlamento.
Il primi ministro uscente, Albin Kurti è il leader del movimento Vetëvendosje (“Autodeterminazione”), un partito di sinistra nazionalista che ha come cavalli di battaglia la lotta alla corruzione, la giustizia sociale e una linea dura nei confronti della Serbia. Kurti è una figura carismatica, ma anche molto divisiva: amato dai suoi sostenitori per la sua retorica anti-establishment e per la difesa dell’autodeterminazione del Kosovo, è criticato dall’opposizione per il suo stile autoritario e per le tensioni che ha creato con la comunità internazionale, soprattutto su temi come i rapporti con la Serbia e la gestione delle minoranze serbe nel nord del paese.
L’atmosfera che circonda questa tornata è un misto di stanchezza e rassegnazione. Le elezioni si svolgono in un clima di sfiducia diffusa verso la classe politica. L’affluenza alle urne è stata in calo negli ultimi anni, e molti kosovari, soprattutto i giovani, sono delusi dalla politica e tentati dall’emigrazione. La campagna è stata segnata da toni aspri, con accuse reciproche di corruzione, incompetenza e tradimento degli interessi nazionali.
Vetëvendosje rimane di gran lunga il partito più forte del paese. Kurti rimane una figura polarizzante: ex attivista studentesco, in passato condannato per aver turbato con i lacrimogeni una seduta parlamentare, è diventato il volto di una sinistra nazionalista e anti-establishment che da vari anni è maggioritaria nel paese. Il principale partito di opposizione è il Partito Democratico del Kosovo (PDK), guidato da Bedri Hamza. Il PDK è una formazione di centrodestra con una lunga storia, che tuttavia porta il peso di non avere più i suoi leader storici: l’ex presidente Hashim Thaçi e l’ex leader Kadri Veseli sono infatti attualmente sotto processo all’Aja per crimini di guerra. Hamza si presenta come il candidato della stabilità e del pragmatismo economico. La Lega Democratica del Kosovo (LDK) è il terzo grande partito. In un colpo di scena notevole, l’LDK è ora guidata dall’ex presidente della Repubblica Vjosa Osmani, candidata come “candidata alla presidenza”. Osmani, che fino al 4 aprile era la presidente uscente del paese, ha lasciato la carica di capo dello Stato per guidare un partito di opposizione ed essere candidata alla presidenza tramite il nuovo parlamento. L’LDK si propone come alternativa moderata, puntando su stabilità, integrazione europea e riforme economiche. C’è poi l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), guidata da Ramush Haradinaj, ex premier e figura storica della resistenza kosovara. Haradinaj è noto per la sua linea nazionalista, ma anche per una relativa disponibilità a trattare con la Serbia. L’AAK ha spesso giocato il ruolo di ago della bilancia nelle coalizioni di governo. Infine, sul versante della minoranza serba, si presenta la Srpska Lista (Lista Serba), partito strettamente legato a Belgrado. La Srpska Lista non è un partito d’opposizione nel senso tradizionale ma è piuttosto il braccio del governo di Belgrado all’interno del parlamento di Pristina, e la sua forza dipende strettamente dagli umori politici serbi.
Il tema dominante, come quasi sempre in Kosovo, è la questione della Serbia e dell’integrazione europea. La campagna elettorale ha ruotato attorno al rapporto con la Serbia, che rimane il tema più scottante. Tutti i partiti dichiarano di voler portare il Kosovo nell’Unione Europea, ma le strade proposte sono radicalmente diverse. Kurti insiste sulla resistenza alle pressioni internazionali e sul rifiuto di fare concessioni a Belgrado; i partiti di opposizione sostengono invece che un approccio più dialogante accelererebbe il percorso di integrazione. Il secondo grande tema è quello della stabilità istituzionale e dell’elezione presidenziale, che è alla radice di questa stessa crisi. Chiunque vinca dovrà dimostrare di saper fare ciò che i parlamenti uscenti non sono riusciti a fare: trovare un accordo su un nome condiviso per la presidenza della repubblica. L’economia è il terzo grande tema della campagna elettorale, forse il più urgente per i cittadini comuni. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è altissima e la corruzione rimane un problema endemico. I partiti si accusano a vicenda di non aver fatto abbastanza per attrarre investimenti e migliorare le condizioni di vita. Poi c’è la questione energetica, su cui persino il governo USA ha voluto dire la sua. Il Dipartimento di Stato americano, in un rapporto presentato al Congresso sui Balcani occidentali, ha lanciato un memorandum ai partiti kosovari in lizza per queste elezioni: stabilità politica. nessuna 2bacchetta magica” per le relazioni con la Serbia, la richiesta di trovate una soluzione per il carbone e quella di non considerare gli Stati Uniti come “tutori” del Kosovo. Quello del carbone è un problema serio dato che il Kosovo dipende largamente dalle centrali a carbone per la sua energia, e la transizione verso le rinnovabili è lenta e costosa.
Al di là delle solite dinamiche di palazzo, il voto del 7 giugno è importante per ragioni che vanno oltre i confini kosovari. Un paese bloccato nella spirale delle elezioni anticipate non riesce ad approvare bilanci, a ratificare accordi internazionali, né a sbloccare i fondi europei. I quasi 900 milioni del Piano di crescita dell’UE sono fermi, in attesa di un governo che funzioni. Allo stesso tempo, la stabilità regionale dei Balcani, già fragile, dipende anche da quanto Pristina riuscirà a costruire istituzioni credibili e a gestire in modo maturo la propria relazione con Belgrado. Il 7 giugno non è solo una scelta tra partiti: è un test sulla maturità democratica di uno stato ancora giovane.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
Il Kosovo è un territorio conteso riconosciuto da 110 su 193 (57%) Stati membri delle Nazioni Unite come stato indipendente “de facto” tuttavia situato “de jure” all’interno della Serbia. Istituzionalmente è una repubblica democratica parlamentare multipartitica. Il presidente della repubblica (Presidenti) è il capo dello stato e il Primo Ministro (Kryeministri) è il capo del governo.
Il potere esecutivo è esercitato dal governo (Qeveria), presieduto dal Primo Ministro.Il potere legislativo è attribuito sia al potere esecutivo che al parlamento monocamerale, l’Assemblea del Kosovo (Kuvendi).La magistratura è indipendente dal potere esecutivo e legislativo. L’attuale primo ministro è Albin Kurti, in carica dal 2021.
Il presidente della repubblica è eletto dal parlamento con voto segreto ogni 5 anni. L’elezione richiede la maggioranza dei due terzi dei parlamentari. Se dopo le prime due votazioni nessun candidato è stato eletto, dalla terza votazione in poi basta la maggioranza assoluta. Il mandato è rinnovabile solo una volta. Il Primo Ministro è nominato dal Presidente e approvato dal parlamento. Il mandato del presidente eletto nel 2021, Vjosa Osmani è scaduto lo scorso 4 aprile. Presidente ad interim è la presidente dell’Assemblea del Kosovo Albulena Haxhiu, in attesa che il prossimo parlamento elegga il nuovo presidente.
L’Assemblea del Kosovo è formata da 120 deputati, eletti ogni 4 anni. 100 di questi sono eletti con sistema proporzionale con voto di preferenza, con sbarramento nazionale al 5%. I rimanenti venti solo destinati alle minoranze etnico-linguistiche presenti nel paese, allocate come segue: 10 per la minoranza serba, 4 per le minoranze zingare (romanì, ashkali e egiziani), 3 per la minoranza bosniaca, 2 per quella turca, e 1 per quella dei Gorani.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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