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Giugno 3, 2026

IL GIRAMONDO- Elezioni parlamentari anticipate in Kosovo, il nodo irrisolto dei Balcani

LA STORIA POLITICA

Il Kosovo, regione storicamente serba, ma abitata da una popolazione in maggioranza di lingua albanese, con la fine del Regno di Jugoslavia nel 1946, entrò a far parte della Jugoslavia comunista prima come regione e poi come provincia autonoma della Serbia. Nel 1974 ottenne l’autogoverno. Negli anni ’80 le tensioni tra la maggioranza albanese e la minoranza serba si fecero sempre più acute. Nel 1987 il leader serbo Slobodan Milošević dette il via ad una campagna nazionalista che lo portò al governo della Serbia. Una volta al potere fece modificare la costituzione, riducendo il livello di autonomia del Kosovo. Molti amministratori pubblici di etnia albanese furono licenziati e sostituiti con altri di etnia serba. Molti giornali in lingua albanese furono chiusi, mentre TV e  radio locali smisero di trasmettere programmi in lingua albanese, il cui uso fu anche abolito nelle scuole della provincia.

La repressione, associata ad una grave crisi economica, provocò una forte opposizione da parte della popolazione albanese al regime di Milosevic.  Ad inizio degli anni ’90, mentre la Jugoslavia cadeva a pezzi, scoppiarono rivolte di massa e disordini da parte degli abitanti di etnia albanese che portarono Milosevic a dichiarare lo stato di emergenza nella provincia.  Gli albanesi reagirono organizzando elezioni non autorizzate nel 1992 che elessero lo storico leader nazionalista kosovaro Ibrahim Rugova come “presidente” della autoproclamata repubblica del Kosovo.

Nonostante  Ibrahim Rugova sostenesse la resistenza non violenta, i gruppi politici albanesi crearono l’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) che lanciò una campagna di guerriglia e di attentati terroristici contro le forze di sicurezza jugoslave e la popolazione civile di etnia serba.

Nel 1998 gli scontri armati degenerarono in una vera e propria guerra civile. L’esercito jugoslavo dette il via all’occupazione militare della regione, che portò all’uccisione di migliaia di civili  e costrinse decine di migliaia di profughi albanesi a lasciare le loro case. La NATO accusò il regime di Milosevic di “pulizia etnica” nei confronti degli albanesi del Kosovo e nel 1999 intervenne militarmente,  lanciando una campagna di bombardamenti contro obbiettivi militari jugoslavi.   Dopo alcune settimane il governo jugoslavo e quello serbo firmarono l’ accordo di Kumanovo che  trasferiva il governo della provincia alle Nazioni Unite, sostenute militarmente dalla NATO.  Nei mesi successivi fu la popolazione albanese a scatenare una pulizia etnica nei confronti dei serbi e altre minoranze non albanesi. Circa 100.000 persone dovettero abbandonare il Kosovo e rifugiarsi nei paesi limitrofi.

Nel 2001 si svolsero le prime libere elezioni parlamentari del Kosovo di fatto indipendente, che videro la vittoria della Lega Democratica del Kosovo (LDK), il partito nazionalista  fondato da Rugova, seguito dal Partito Democratico del Kosovo (PDK),  braccio politico delle milizie dell’UCK, che guidò un governo di unità nazionale.

Negli anni successivi il Kosovo, dominato da una classe politica locale inefficiente e corrotta, divenne un crocevia della criminalità organizzata europea, mentre continuavano le persecuzioni contro la minoranza serba.  Le elezioni del 2004 portarono a risultati molto simili a quelle precedenti, ma aumentò l’instabilità politica, con 5 primi ministri di partiti differenti nominati in 5 anni. Intanto i negoziati per la pacificazione con la Serbia, nonostante la mediazione dell’ONU rimanevano in alto mare.

Le elezioni del 2007 videro un’avanzata del PDK, che arrivò in testa alle preferenze superando la LDK. Il nuovo governo di coalizione PDK-LDK, guidato da Hashim Thaçi (PDK),  il 17 Febbraio 2018 dichiarò unilateralmente l’indipendenza del Kosovo.  Il nuovo stato fu riconosciuto da una ventina di paesi, inclusi USA, Francia UK, Germania, Italia,  che negli anni sono diventati 114, tuttavia non è stato ammesso all’ONU a causa del veto di Russia e Cina e non è stato riconosciuto dall’Unione Europea per l’opposizione di Grecia e Cipro.

Le elezioni anticipate del 2010, dovute all’uscita della LDK dalla coalizione di governo, confermarono i risultati di quelle precedenti e permisero al governo guidato da Thaçi di rimanere in carica grazie ad un’alleanza con vari partiti minori. Nelle elezioni del 2014, il PDK presentò una lista unica assieme a 4 partiti minori e riuscì nuovamente ad arrivare in testa alle preferenze, ma non fu in grado di formare una maggioranza di governo. Dopo mesi di trattative fu eletto primo ministro Isa Mustafa della LDK a capo di una coalizione con il PDK. Nel 2017 il parlamento sfiduciò il primo ministro Mustafa, portando il paese ad elezioni anticipate.

le elezioni legislative del 2017 videro fronteggiarsi tre schieramenti: la Coalizione PAN, guidata dal PDK, la Coalizione LAA, guidata dalla LDK e il Vetëvendosje (autodeterminazione), un partito nazionalista di sinistra.  A sorpresa quest’ultimo riuscì a conquistare la seconda posizione relegando la coalizione LAA al terzo posto. Non avendo nessuna coalizione raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, iniziarono lunghe e faticose trattative per la formazione del governo. Dopo tre mesi fu eletto primo ministro Ramush Haradinaj, ex comandante dell’UCK durante la guerra civile, partito a capo di un governo comprendente la Coalizione PAN, l’ “Alleanza per un Nuovo Kosovo” (AKR), partito liberale europeista ex alleato della LDK, e vari membri delle minoranze etniche. Nel luglio del 2019 Haradinaj fu messo sotto indagine dal Tribunale Penale internazionale per l’ex-Jugoslavia dell’Aia per sospetti crimini di guerra. Questo provocò le dimissioni di Haradinaj, la caduta del governo di coalizione e la convocazione  di  elezioni anticipate, che videro arrivare  in testa Vetëvendosje! con il 26,7% dei voti. Albin Kurti, leader del partito, fu eletto primo ministro a capo di una coalizione che comprendeva Vetëvendosje! e la LDK. Tale coalizione durò pochi mesi a causa di divergenze tra i due partiti sulla gestione della pandemia di Covid-19. Nel giugno 2020 venne eletto primo ministro Avdullah Hoti, leader della LDK a capo di una coalizione che oltre alla LDK comprendeva anche vari partiti minori ad eccezione di Vetëvendosje! e PDK. Nel dicembre 2020 la Corte Costituzionale annullò per irregolarità l’elezione di Hoti a capo del governo, il che portò ad elezioni anticipate nel febbraio 2021,  che furono nettamente vinte da Vetëvendosje, permettendo a Kurti di tornare a capo del governo.

Una volta al governo ,  Kurti dovette affrontare la più grande crisi energetica del Kosovo dal 2010, portando il governo a dichiarare lo stato di emergenza. che si risolse solo dopo che gli USA concessero un finanziamento dei 236 milioni di dollari per potenziare la rete elettrica del paese, grazie all’uso delle energie rinnovabili.  Il governo Kurti aumentò le spese a favore dello stato sociale, stanziando contributi a favore delle famiglie con bambini e un reddito minimo per le madri disoccupate, oltre ad aumentare il salario minimo per i  dipendenti del settore privato.  In politica estera Il governo si oppose alla creazione di una zona di libero scambio tra Kosovo, Albania, Serbia e Macedonia del Nord e fece accordi con gli USA e con la Turchia nel settore della difesa, chiedendo agli USA di stabilire una forza militare permanente nel paese. Nel dicembre 2022 il Kosovo presentò la  domanda di adesione  all’Unione europea.

 

Nelle prossime pagine, gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

 

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