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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Bangladesh, battaglia per il potere tra conservatori e destra islamica

Risultati delle elezioni politiche del 2024

 

 

 

Le elezioni politiche del gennaio 2024 segnarono l’inizio di una delle fasi più turbolente della storia recente del Paese. Il voto si svolse in un clima fortemente contestato: il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), principale forza di opposizione, aveva deciso di boicottare le elezioni denunciando l’assenza di condizioni minime per una competizione libera e imparziale. Di conseguenza, la Lega Awami di Sheikh Hasina ottenne una vittoria schiacciante, conquistando quasi tutti i seggi parlamentari.

Nei mesi successivi al voto, il malcontento sociale crebbe rapidamente. L’economia mostrava segni di affaticamento, l’inflazione colpiva soprattutto i ceti urbani e la disoccupazione giovanile rimaneva elevata. In questo contesto, una decisione del governo di reintrodurre un controverso sistema di quote nei concorsi pubblici accese la miccia. A partire dalla primavera del 2024, migliaia di studenti scesero in piazza, inizialmente per protestare contro le quote, ma ben presto le manifestazioni si trasformarono in una mobilitazione più ampia contro l’autoritarismo del governo, la repressione dell’opposizione e l’erosione delle libertà civili.

L’estate del 2024 fu  il punto di rottura. Le proteste si estesero in tutto il Paese. La dura  repressione da parte del governo non è riuscì  a fermare il movimento e, anzi, accelerò’  la crisi politica. Nell’agosto 2024 Sheikh Hasina lasciò il Bangladesh, rifugiandosi in India, segnando di fatto la fine del suo lungo dominio politico.

Dopo la caduta del governo, fu istituito un esecutivo di transizione guidato da Muhammad Yunus, economista di fama internazionale e premio Nobel per la pace. Il suo incarico aveva un obiettivo chiaro: ristabilire l’ordine, avviare riforme istituzionali e preparare il Paese a nuove elezioni credibili. Tuttavia, il periodo di transizione si rivelò complesso e controverso. Il nuovo governo intraprese una linea molto dura nei confronti della Lega Awami, sospendendo il partito dalle attività politiche e avviando numerosi procedimenti giudiziari contro i suoi dirigenti. L’organizzazione giovanile del partito fu addirittura messa al bando con l’accusa di “terrorismo”.

Nel frattempo, il panorama politico si è profondamente trasformato. Il BNP ha cercato di riorganizzarsi per tornare protagonista dopo anni di marginalizzazione, mentre sono emerse nuove forze politiche e movimenti civici nati dall’esperienza delle proteste del 2024. Allo stesso tempo, partiti islamisti come Jamaat-e-Islami hanno iniziato a recuperare spazio, alimentando timori di una crescente polarizzazione ideologica.

Il periodo successivo alla caduta di Hasina non è stato privo di tensioni. Episodi di violenza politica, scontri tra gruppi rivali e attacchi contro minoranze, in particolare quella indù, hanno contribuito a un clima di insicurezza diffusa. Il governo di transizione si è trovato così stretto tra la necessità di garantire stabilità e l’urgenza di portare il Paese alle elezioni, mentre una parte della popolazione iniziava a temere che la fase transitoria potesse prolungarsi oltre il previsto.

Oggi, il Bangladesh si trova in una situazione di profonda incertezza. Da un lato, la fine del lungo dominio dell’a Lega Awami ha aperto uno spazio inedito per una possibile rifondazione democratica; dall’altro, l’esclusione di una forza politica storica, le tensioni sociali e il rischio di nuove violenze pongono interrogativi seri sul futuro del Paese.

Nelle prossime pagine  i principali partiti politici, infine gli ultimi sondaggi e gli scenari post-elettorali

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