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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Bangladesh, la deriva autoritaria di Sheikh Hasina

Bangladesh – BandieraDomenica 7 gennaio gli elettori bengalesi sono chiamati alle urne per il rinnovo dei 350 seggi del Jatiya Sangsad, il parlamennto monocamerale nazionale. È la dodicesima volta che i bengalesi eleggono il loro parlamento dall’indipendenza del paese dal Pakistan nel 1971. Le elezioni si svolgono alla scadenza naturale del parlamento eletto nel dicembre 2018.

Il risultato di queste elezioni sembra tuttavia già scontato. Con i principali partiti di opposizione che boicottano le elezioni e molti dei loro leader incarcerati, la Lega Awami (centrista nazionalista), il partito che governa il paese dal 2008,  si prepara ad ottenere la quarta maggioranza parlamentare consecutiva, dopo quelle del 2008, 2014 e 2018.

Il più grande dei partiti di opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP, conservatore) e i suoi alleati accusano il Primo Ministro Sheikh Hasina di impedire elezioni libere ed eque. Il BNP ha chiesto ad Hasina di dimettersi e di far gestire le elezioni da un governo tecnico, come è successo spesso in passato, ma Hasina ha rifiutato, affermando di voler impedire che il paese sia guidato da un “governo non eletto”.  In realtà il rifiuto di Hasina è un sintomo del carattere sempre più autoritario del suo regime.

La leader del BNP,  Khaleda Zia, è stata condannata nel 2018 a cinque anni di carcere per un suo presunto coinvolgimento in un caso di corruzione riguardante un orfanotrofio da lei fondato. La pena è stata poi estesa a 10 anni. Anche il successore di Khaleda Zia alla presidenza del partito, suo figlio Tarique Rahman, è in carcere, condannato all’ergastolo dopo essere stato giudicato colpevole di associazione a delinquere e di omicidio in quanto “mandante morale” di un attentato nel 2004 che ferì Hasina e uccise 24 persone.

Il BNP in passato è stato alleato del Jamaat-e-Islami , un partito islamico di estrema destra, legato ad alcune organizzazioni terroristiche islamiche come Jamaat ul-Mujaheddin e Harkat-ul-Jihad.  Questo è uno dei motivi per cui il governo ha avuto gioco facile ad accusare i dirigenti del BNP di “terrorismo”, tanto da arrivare ad accusare la metà dei cinque milioni di membri del BNP di reati di vario tipo e arrestarne  svariate migliaia.

Il Bangladesh, nazione a maggioranza mussulmana, presenta un quadro contrastante. Dal punto di vista economico il paese, una volta una delle nazioni più povere del mondo, ha ottenuto un notevole successo economico sotto la guida della Lega Awami, diventando una delle economie in più rapida crescita economica dell’Asia, facendo uscire dalla povertà oltre 25 milioni di persone negli ultimi 20 anni. Tuttavia l’economia ha risentito degli effetti della pandemia di Covid-19, che hanno portato ad un’aumento dell’inflazione (poco sotto il 10%) ad, un aumento del debito e ad una riduzione della riserve valutarie del paese.  Per evitare che il malcontento per il peggioramento della situazione economica potesse mettere in pericolo il suo potere,  il governo di Hasina negli ultimi anni, oltre a reprimenre ul BNP, ha  utilizzato il sistema giudiziario come arma per attaccare giornalisti, difensori dei diritti umani e leader della società civile. Oltre al numero incredibilmente elevato di arresti e condanne dei membri dell’opposizione, a preoccupare le associazioni per i diritti umani sono anche le centinaia di casi di sparizioni forzate e di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza, in particolare il Rapid Action Battalion, la famigerata forza paramilitare “antiterrorista”.

Il Bangladesh è il secondo maggiore esportatore di abbigliamento al mondo dopo la Cina e la maggior parte dei suoi partner commerciali sono paesi occidentali.  Questi ultimi, in particolare gli USA, che hanno un determinante peso sull’economia del Bangladesh, non sembrano essere molto turbati dal fatto che il governo di Sheikh Hasina stia violando platealmente i diritti umani e democratici dei cittadini bengalesi, smantellando sistematicamente le istituzioni democratiche. Il motivo è I’India. Il governo di destra di Narendra Modi, alleato di Hasina, si oppone a qualsiasi sanzione occidentale contro il Bangladesh. L’India è preoccupata per il “collo di pollo”, un corridoio terrestre di 20 km che corre tra Nepal, Bangladesh e Bhutan, collegando gli stati nord-orientali al resto dell’India. Tale corridoio potrebbe essere facilmente bloccato in caso di conflitto con la Cina, per questo  l’India si vuole garantire l’accesso ai trasporti stradali e fluviali attraverso il Bangladesh. Inoltre eventuali sanzioni occidentali potrebbero spingere il governo di Dhaka verso la Cina. Pechino è già desiderosa di estendere la propria presenza economica e politica in Bangladesh, nel quadro della sua battaglia contro l’India per la supremazia nel sud dell’Asia.

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Bangladesh - Stemma

Il Bangladesh è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato sia dal governo che dal parlamento (Jatiyo Sangshad). Il Presidente del Bangladesh è il capo dello Stato ed è eletto dal parlamento a scrutinio palese per un mandato di 5 anni (estendibile a 10). I poteri del Presidente sono in gran parte cerimoniali. Il parlamento è composto da 350 membri, 300 dei quali eletti ogni 5 anni con sistema uninominale maggioritario a  turno unico e 50 riservati alle donne, nominate dai partiti politici in proporzione al proprio peso parlamentare. La costituzione del Bangladesh risale al 1972 e da allora è stata modificata sedici volte.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Bangaldesh è un cosiddetto “Regime ibrido”, al livello di paesi tipo Perù,  Malawi, Paraguay e Papua Nuova Guinea.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli scenari post-elettorali.

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