Estremamente ridotto il numero dei sondaggi per queste elezioni. I socialdemocratici dei Siumut sono dati sostanzialmente stabili e dovrebbero mantenere i loro 9 seggi. Un grosso balzo in avanti invece dovrebbe farlo la sinistra indipendentista di Inuit Ataqatigiite che passerebbe da 8 a 13 seggi diventando di gran lunga la maggiore forza politica del paese. I centristi del partito Naleraq e i conservatori del partito Atassut sarebbero stabili rispettivamente a 4 e 2 seggi. Chi crollerebbe sarebbero invece i Democratici, che dimezzerebbero da 6 a 3 i seggi che avevano ottenuto nel 2018. Male infine andrebbe per i due partiti più piccoli, il Partito della Cooperazione e il Nunatta Qitornai che perderebbero entrambi il loro unico seggio conquistato 3 anni fa.
Quali potrebbero essere le future alleanze di governo? Una netta vittoria per Inuit Ataqatigiite potrebbe portare gli indipendentisti di sinistra a guidare nuovamente il governo della Groenlandia come hanno fatto dal 2009 al 2013. Nel 2009 si erano alleati con i Democratici, ma bisogna vedere se dopo quella che si annuncia una pesante sconfitta questi ultimi vorranno tornare al governo. L’alternativa sarebbe un accordo con i populisti di Naleraq. Se né i Democratici né Naleraq volessero collaborare con IA, si aprirebbe la possibilità per il Siumut di rimanere al governo, con il loro nuovo leader Erik Jensenun a capo di una coalizione di governo che includa i Democratici e Naleraq. Se anche questa opzione fallisse allora non rimarrebbe che una “Grande Coalizione” di sinistra tra IA e Siumut.
Il ritorno degli indipendentisti di IA al governo potrebbe portare a nuove tensioni con la Danimarca. Inoltre sarà interessante capire che ne sarà del progetto della miniera di Kvanefiled, che potrebbe portare la Groenlandia ad essere un punto di contrasto nella competizione geopolitica ed economica tra USA e Cina
Questo è tutto anche stavolta. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.
Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni presidenziali in Peru dell’11 aprile e quelle parlamentari in Albania del 25 aprile.
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