Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, il governo USA e i suoi alleati crearono una Autorità Provvisoria di Coalizione diretta dal diplomatico americano Paul Bremer. L’Autorità fu sciolta nel 2004 e sostituita da un Governo Iracheno ad interim, presieduto da Iyad Allawi, che era stato precedentemente a capo dell’opposizione Irachena in esilio negli USA. Il governo ad interim organizzò le elezioni dell’Assemblea Nazionale del 2005, che videro la sconfitta di Allawi e la vittoria dell‘Alleanza Unita Irachena (IUA), coalizione di partiti politici sciiti. Primo ministro fu allora nominato Ibrahim al-Jaafari.
L’Assemblea Nazionale ratificò la nuova costituzione Irachena e organizzò le prime elezioni del Concilio dei Rappresentati nel Dicembre 2005.
Le elezioni furono vinte ancora una volta dalla Alleanza Unita Irachena, che però perse la maggioranza assoluta. Il successivo governo di unità nazionale fu formato insieme al Fronte per l’Accordo Iracheno (alleanza di partiti sunniti), l’Alleanza Patriottica Democratica del Kurdistan e la Lista Nazionale Irachena dell’ex Primo Ministro Allawi. Primo ministro fu nominato Nouri-al-Maliki, rappresentante delle fazioni sciite filorianiane all’interno del parlamento.
Le elezioni del 2010 videro una scissione all’interno della IUA tra seguaci di al-Maliki (che si presentò con una propria lista, la Coalizione dello Stato di Diritto) e il resto dell’alleanza che cambiò il nome in Alleanza Nazionale Irachena (INA). Nonostante che fosse arrivata in testa la coalizione filooccidentale guidata da Allawi, Al Maliki riuscì a tornare al governo grazie all’accordo con l’INA e ai partiti curdi.
Il secondo governo di al-Maliki vide un rapido deteriorarsi dei rapporti tra gli arabi sunniti e la maggioranza sciita del paese, che portò ad una aperta insurrezione nel nord-ovest del paese, sfociata nell’avvento del sedicente Stato Islamico, che nell’autunno del 2014 conquistò quasi un terzo del paese, arrivando a pochi chilometri da Baghdad.
Nonostante la vittoria della coalizione di Al-Maliki alle elezioni dell’Aprile 2014, la guerra e la crisi economica furono fatali al suo governo. Abbandonato dagli USA, dagli altri paesi arabi, dai curdi e infine anche dall’Iran, Al-Maliki dovette dimettersi pochi mesi dopo e il parlamento elesse al suo posto Haider al-Abadi, leader del DAWA, partito islamico sciita, alleato di Al-Maliki.
Con Abadi iniziò la lotta, lenta ma vittoriosa, per la riconquista di Mosul e degli altri territori in mano all’IS, nonché del delle aree occupate dai curdi nel nord del paese compresa la città di Kirkuk. Alla fine di gennaio 2015, le forze irachene avevano riconquistato l’intera provincia di Diyala dallo Stato Islamico. Il 2 marzo iniziò la seconda battaglia di Tikrit e dopo più di un mese di duri combattimenti, miliziani iraniani, iracheni e sciiti sconfissero i combattenti dell’ISIL e presero Tikrit. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi annunciò ufficialmente la liberazione della città di Mosul dal controllo dello Stato islamico dell’Iraq e il Levante il 10 luglio 2017.
Nel frattempo aumentava il malcontento popolare per l’inefficienza del governo. Il 30 aprile 2016, migliaia di manifestanti entrarono nella Zona Verde di Baghdad e occuparono il palazzo del parlamento iracheno .I manifestanti includevano sostenitori del religioso sciita Muqtada Al Sadr. Questa fu la prima di una serie di manifestazioni antigovernative che si sarebbero succedute negli anni seguenti. Nel 2018, dopo che il governo aveva ripreso il controllo della gran parte del paese, si tennero nuove elezioni politiche ,che videro arrivare in testa una coalizione di partiti guidati dallo stesso Al Sadr. Nell’ottobre del 2018 fu formato un governo di larga coalizione guidato da Adil Abdul-Mahdi.
Nel luglio 2018 iniziarono nuove proteste per il deterioramento delle condizioni economiche e la corruzione dello stato a Baghdad e in altre grandi città irachene, principalmente nelle province centrali e meridionali a maggioranza sciita. I manifestanti protestavano non solo contro il governo, ma anche contro le ingerenze dell’Iran nella politica irachena e contro politici opportunisti come Sadr. Le manifestazioni diedero luogo ad azioni violente, che provocarono varie decine di morti. Nuove proteste, scoppiate nell’ottobre 2019, furono represse nel sangue, con un bilancio delle vittime di almeno 93 persone, comprese varie tra le forze di polizia. Queste nuove manifestazioni provocarono le dimissioni del primo ministro Abdul-Mahdi, che fu sostituito da Mustafa Al-Kadhimi, anch’esso a capo di un governo di larga coalizione.
Nelle prossime pagine, i risultati delle ultime elezioni e i principali partiti politici.
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