Media dei Sondaggi (29 Settembre): Centrodestra in recupero con la crescita di FDI, Vannacci si stabilizza sotto l’8%; PD in calo, bene i 5 Stelle.
Settembre 30, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Lettonia, tra frammentazione politica, ascesa della destra populista e minaccia russ

I PARTITI POLITICI

Per le elezioni di domenica prossima si sono presentati 14 partiti, in ribasso rispetto ai 19 delle scorse elezioni. Di questi circa la metà dovrebbero secondo i sondaggi essere in grado di raggiungere la soglia del 5% per essere rappresentati in parlamento.

 

Lista Unita (AS)

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La Lista Unita (in lettone: Apvienotais Saraksts, AS) è un’alleanza politica conservatrice, verde e regionalista, attualmente presente in parlamento con 15 deputati e guidata da Andris Kulbergs, attuale primo ministro lettone. La lista è composta dal Partito dei Verdi Lettone  (ecologisti conservatori) , dall’Associazione delle Regioni Lettone (regionalisti conservatori) e dal Partito Liepāja (regionalisti di centrodestra). Il deputato della Lista Unita nel parlamento europeo siede nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ERC).

L’alleanza è stata formata dopo che il Partito dei Verdi Lettone e il Partito Liepāja hanno abbandonato l’Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS). Alle elezioni del 2022, al debutto, la coalizione ottiene circa l’11% dei voti e 15 seggi, entrando per breve tempo nel secondo governo Kariņš con quattro ministeri; dopo la caduta di quell’esecutivo passa all’opposizione, dove resta fino alla primavera 2026. In quella fase si distingue come forza critica sulla gestione delle finanze pubbliche, sulla burocrazia e su dossier controversi come i ritardi del progetto ferroviario Rail Baltica e il rincaro del teleriscaldamento a Riga, entrambi oggetto di commissioni d’inchiesta parlamentari guidate da Andris Kulbergs, figura di spicco del partito pur non essendo iscritto ad alcuna delle sigle che lo compongono. Con la crisi di governo del maggio 2026, provocata dalle dimissioni della premier Evika Siliņa dopo la crisi dei droni ucraini, è proprio Kulbergs a essere incaricato dal presidente Rinkēvičs di formare un nuovo esecutivo: nasce così, in meno di due settimane, il governo Kulbergs, sostenuto da Lista Unita, Nuova Unità, Alleanza Nazionale e ZZS.

Ideologicamente AS si colloca su posizioni liberali e regionaliste, con un’impronta tecnocratica ed emergenziale piuttosto che marcatamente identitaria. Il programma per le elezioni del 2026 insiste sui risultati dei quattro mesi di governo Kulbergs e propone di proseguirli: maggiore sicurezza nazionale, ordine nei conti pubblici, lotta agli sprechi e alla corruzione, dopo anni di ritardi decisionali e crescita del debito pubblico.

Potere Sovrano (SV)

Potere Sovrano (SV) è un partito di destra filorusso cristiano-conservatore, attualmente senza rappresentanza parlamentare. Il partito è stato fondato nel 2005 dall’ex deputato Ernests Jurkāns con il nome “Unione Cuore della Latgale” (Savienība Latgales Sirds), viene ribattezzato nel 2019 “Legge. Responsabilità. Ordine” e infine, nel luglio 2022, assume il nome attuale sotto la guida di Jūlija Stepaņenko, figura politica di lungo corso già passata per diverse formazioni populiste. Alle elezioni del 2022 non supera la soglia del 5%, fermandosi però abbastanza in alto da ottenere il finanziamento pubblico riservato ai partiti oltre il 2%. Guadagna visibilità durante la pandemia, schierandosi su posizioni no-vax e no-restrizioni, e consolida il proprio radicamento presentandosi in coalizione con un altra formazione di destra populista, l'”Alleanza dei Giovani Lettoni”  (Jaunlatvieši) alle elezioni comunali del 2025, dove ottiene risultati a sorpresa in diversi consigli locali, incluso quello di Riga.

Ideologicamente, SV si definisce conservatrice e populista, con un’impronta di destra cristiana e una forte proiezione verso l’elettorato russofono e la Latgale orientale, regione a maggioranza russa. Il partito rivendica la difesa dei “valori familiari”, il potere decisionale diretto del popolo e la coesione sociale, e propone di sottoporre a referendum popolare l’elezione del presidente della Repubblica.

Il programma per il 2026 è marcatamente sociale e anti-establishment: congelamento per cinque anni della pressione fiscale, blocco dei lavori per la linea ferroviaria Rail Baltica, dimezzamento dei deputati del Saeima da 100 a 50, procedura di naturalizzazione semplificata e più rapida, e un pacchetto di misure pensionistiche e familiari (soppressione del requisito dei vent’anni di contributi per la pensione minima, assegni familiari pari a un quarto del salario minimo, congedo parentale prolungato). Sul piano istituzionale chiede inoltre un rafforzamento della lotta alla corruzione tramite una più stretta collaborazione tra l’ufficio anticorruzione KNAB e gli organi di controllo di Stato e municipali.

 

 

I Progressisti (PRO)

I progressisti (in lettone: Progresīvie, P) è un partito progressista ecologista, europeista, economicamente  socialdemocratico e socialmente liberale, attualmente presente in parlamento con 10 seggi. I Progressisti fanno parte del Partito Verde Europeo.  In queste elezioni si presentano alleati alla lista liberale .

Il partito è nato nel 2017 come successore dell’omonima ONG socialdemocratica. Alle elezioni del 2018 la nuova formazione politica ottenne il 2,6% non riuscendo quindi a superare la soglia di sbarramento per entrare in parlamento, ma superando la soglia del 2% necessaria per avere un contributo finanziario statale. Alle elezioni europee del 2019  parteciparono con lo slogan “Più Europa”, ottenendo il 2,9% dei voti. Nel 2022 riuscirono ad entrare in parlamento con il 6,2% dei voti e 10 seggi.  Nell’agosto 2023, in seguito alla crisi di governo aperta dall’elezione di Edgars Rinkēvičs alla presidenza, i Progressisti sono entrati per la prima volta in una coalizione di governo — insieme a Nuova Unità (JV) e all’Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS), sotto la guida della premier Evika Siliņa — segnando l’ingresso inedito di una forza progressista nell’esecutivo lettone dal ripristino dell’indipendenza nel 1991. Tra i risultati ottenuti in coalizione figurano la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e l’introduzione delle unioni civili per le coppie omosessuali. Dopo la caduta del governo Siliņa lo scorso maggio, il partito è tornato all’opposizione.

Sul piano ideologico, i Progressisti si presentano come una forza liberal-progressista che punta a importare in Lettonia il modello di welfare nordico — il loro stesso programma politico è denominato “Svolta verso i paesi nordici”. Il partito combina giustizia sociale e sostenibilità ecologica, distinguendosi dai rivali conservatori attraverso una politica sociale marcatamente inclusiva, e rompe con l’individualismo post-sovietico sostenendo uno stato sociale attivo e robusto. Inclusività radicale, laicità e tutela dei diritti delle minoranze sono valori centrali della sua visione, con un impegno esplicito sui diritti LGBTQ+ e sulla lotta alla corruzione tramite istituzioni trasparenti. Il partito concepisce lo stato non come mero amministratore ma come motore di modernizzazione sociale e trasformazione ecologica, rivolgendosi in particolare a elettorato urbano, giovani professionisti e società civile.

 

 

Prima la Lettonia (LPV)

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Prima la Lettonia (in lettone: Latvija Pirmajā Vietā, LPV) è un partito populista di destra nazionalconservare, fondato nel 2021 dall’uomo d’affari ed  ex ministro dei trasporti Ainārs Šlesers.  E’ attualmente rappresentato in parlamento da 8 deputati.

Alle elezioni della Saeima del 2022, LPV ha ottenuto il 6,2% dei voti e 9 seggi, un risultato che lo  ho consolidato come attore rilevante nel panorama politico lettone Nel 2023 il deputato Oļegs Burovs ha lasciato il gruppo parlamentare in polemica con l’avvicinamento del partito a “Stabilitātei!”. Nel 2024, dopo trattative fallite con il gruppo conservatore europeo ECR, LPV ha aderito al gruppo “Patrioti per l’Europa” al Parlamento europeo, dove ha ottenuto un seggio, collocandosi così nell’alveo delle famiglie politiche più marcatamente sovraniste ed euroscettiche a livello continentale.

Sul piano ideologico, LPV si colloca nell’area del populismo di destra e del conservatorismo nazionale, con posizionamento che va dal destra al destra radicale. Il partito coniuga un marcato liberalismo economico con valori cristiano-tradizionalisti, ponendosi come voce di opposizione all’establishment politico di Riga. Il suo impianto programmatico poggia su due pilastri: la sovranità nazionale radicale e la difesa della famiglia tradizionale, in una visione per cui lo stato-nazione deve prevalere sulle influenze sovranazionali e in cui la concezione dell’uomo affonda le radici in principi religiosi conservatori. Il partito si rivolge in particolare a imprenditori, elettorato cristiano e cittadini che si sentono estraniati dalla deriva liberale dei partiti tradizionali.

Il partito è stato contrario all’obbligo vaccinale durante la pandemia di Covid-19. Uno dei leader del partito, Arnis Cimdars che aveva rifiutato di vaccinarsi, ha contratto il virus e poi è morto per complicazioni polmonari.  Sulla questione della guerra in Ucraina,  alcuni esponenti russofoni del partito hanno posizioni filorusse e sono contrari all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.

 

 

Nuova Unità (JV)

Nuova Unità (in lettone: Jaunā Vienotība, JV) è un’alleanza di partiti liberalconservatori europeisti, attualmente presente nel parlamento lettone con 25 seggi. Il principale partito dell’alleanza è Unità (Vienotība, JV),  che ha fatto parte di tutte le varie coalizioni di governo che si sono susseguite dal 2010 ad oggi. Il leader del partito, Evika Siliņa è stat dal 2019 primo ministro del paese. Unità è membro del Partito popolare europeo (PPE).

Unità era stata stato fondata a sua volta nel 2010 come alleanza elettorale tra il partito liberalconservatore Nuova Era e altri partiti minori come contrappeso all’alleanza di centrosinistra “Armonia”, in un periodo di crisi per i partiti tradizionali di centrodestra. L’alleanza prese il 31% nelle elezioni del 2010, diventando il primo partito del paese, posizione che perse nelle elezioni anticipate dell’anno successivo. Nel 2011 l’alleanza si è trasformata ufficialmente in partito. Nel 2014 “Unità” ha incorporato il Partito Riformista dell’ex presidente Zatlers ed è di nuovo arrivata in seconda posizione dopo “Armonia” nelle elezioni dello stesso anno. Negli anni successivi il partito ha sofferto di conflitti interni, scandali finanziari e defezioni dei parlamentari verso altri partiti politici. Nel 2018 ha formato una nuova alleanza con alcuni piccoli partiti regionalisti di centrodestra che è stata ribattezzata “Nuova Unità”, e che ha ottenuto il 6,7% dei voti  e 8 seggi. Nonostante il pessimo risultato elettorale l’allora leader del partito,  Krišjānis Kariņš riuscì comunque a formare un governo di coalizione ampia e eterogenea, che attraversò la pandemia di Covid-19 e sostenne l’Ucraina dopo l’invasione russa. Alle elezioni del 2022 Nuova Unità ottenne il 19,2% dei voti e 26 seggi, diventando la prima formazione politica del paese, confermando Kariņš alla guida di un secondo governo, sostenuto anche dall’Alleanza Nazionale e dalla Lista Unita. Nell’agosto 2023 una crisi di coalizione ha portato alle dimissioni di Kariņš (poi divenuto ministro degli Esteri) e alla formazione di un nuovo esecutivo guidato da Evika Siliņa, con Nuova Unità alla guida del governo insieme all’Unione dei Verdi e dei Contadini e ai Progressisti. Il governo Siliņa è caduto il 28 maggio 2026, dopo che i Progressisti ne avevano ritirato il sostegno in seguito alle polemiche legate a un incidente con droni ucraini smarriti sul territorio lettone nei pressi di Rēzekne, che avevano eroso la fiducia pubblica nella gestione della difesa.

Ideologicamente il partito si colloca su posizioni liberal-conservatrici, con venature di nazionalismo civico e un europeismo convinto: è stato descritto come nazional-conservatore ma non illiberale, capace di porsi come perno della politica lettone nel tentativo di tenere insieme anime diverse. In politica estera il partito è tradizionalmente filoeuropeista e filoatlantico, fermamente critico verso la Russia di Putin e sostenitore dell’Ucraina. Il programma del partito prevede l’aumento del salario minimo, l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, una forte riduzione dell’emissione dei gas serra, un maggior coordinamento con la NATO e una legge sulle unioni civili.

 

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