Alleanza Nazionale, ufficialmente Alleanza Nazionale “Tutto per la Lettonia!” – “Per la Patria e Libertà / LNNK” (in lettone: Nacionala Apvienība “Visu Latvijai” “Per la Patria e la Libertà / LNNK”, abbreviato in NA) è un partito populista di destra socialmente conservatore, economicamente liberale, nazionalista lettone anti-russo. Alleanza Nazionale è presente nel parlamento uscente con 13 seggi e fa parte dell’attuale governo di centrodestra di Andris Kulbergs Il partito fa parte dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei.
Il partito fu formato nel 2010 come alleanza elettorale di due partiti di destra e successivamente è diventato un unico partito. Il suo leader, Raivis Dzintars ha un passato nelle file dell’estrema destra neofascista lettone. Il partito è stato al governo quattro volte: nel 2011, in una coalizione di destra insieme a “Unità” e al Partito Riformista, successivamente nel 2014 in una coalizione di destra con “Unità” e il Partito dei Verdi e dei Contadini, dopo le elezioni del 2018 all’interno di una coalizione pentapartitica di centrodestra e infine dallo scorso maggio, all’interno di una coalizione quadripartita di centrodestra. In tutti i casi “Unità” ha deciso di entrare a far parte della coalizione di governo per evitare che partiti russofoni potessero entrare al governo. Alle elezioni del 2022 ha ottenuto il 9,4% dei voti e 13 seggi.
Ideologicamente il partito si definisce nazional-conservatore ed economicamente liberale, con venature di euroscetticismo moderato e, storicamente, tratti di populismo di destra riconducibili soprattutto alla componente ex-VL. Il nazionalismo è concepito come “sistema immunitario del popolo”, con enfasi sulla difesa dell’identità etnica e linguistica lettone, posizioni restrittive sull’immigrazione e attenzione ai temi della sicurezza nazionale rispetto alla Russia. Il partito è socialmente conservatore su famiglia e valori tradizionali, mentre in economia sposa il libero mercato. Nel 2021 ha presentato alla Saeima un disegno di legge riguardante un emendamento alla Costituzione, che intende definire rigorosamente il concetto di famiglia come unione di uomo e donna. A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, il partito ha assunto una posizione decisamente filo-ucraina e filo-NATO, pur rimanendo molto critico nei confronti dell’Unione Europea. Negli ultimi anni il partito si è moderato progressivamente pur mantenendo una linea dura sull’identità nazionale; ha comunque continuato a essere trattato come partner di governo affidabile dagli altri partiti di centrodestra, a differenza di altre forze dell’estrema destra lettone rimaste ai margini del sistema.
Per lo Sviluppo della Lituania (LA)
“Per lo Sviluppo della Lettonia” (Latvijas attīstībai, LA) è un partito liberale classico lettone fondato nel 2013 dall’ex primo ministro Einars Repše, collocato sul centrodestra dello spettro politico, attualmente non rappresentato nel Saeima. Il partito aderisce, a livello europeo, all’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE), e il suo unico eurodeputato siede nel gruppo Renew Europe al parlamento europeo.
Nelle elezioni del 2014 il partito ottenne meno dell’1% dei consensi. Nel 2018 il partito diede vita, insieme al Movimento Par! e al piccolo partito regionalista Izaugsme, all’alleanza elettorale Attīstībai/Par! (Sviluppo/Per!, AP!), guidata dai due copresidenti Daniels Pavļuts (Par!) e Juris Pūce (LA), con l’obiettivo dichiarato di costruire “una Lettonia moderna e giusta all’interno di un’Europa unita”. Alle elezioni parlamentari del 2018 l’alleanza si piazzò quarta con il 12,1% dei voti e 13 seggi, entrando nella coalizione di governo guidata da Krišjānis Kariņš. Alle elezioni parlamentari del 2022, tuttavia, l’alleanza crollò al 4,97%, perdendo tutti i seggi e uscendo dal parlamento; da allora è tecnicamente sciolta, pur restando formalmente registrata per mantenere il finanziamento pubblico. Negli ultimi anni il partito LA è stato inoltre oggetto di inchieste giornalistiche sulla trasparenza dei propri finanziamenti.
Il manifesto programmatico del partito definisce LA come forza liberale attenta alla libertà individuale e alla parità di trattamento davanti alla legge indipendentemente da nazionalità, razza, sesso, orientamento sessuale, religione o abilità fisiche e mentali.
Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS)
L’Unione dei Verdi e dei Contadini (in lettone: Zaļo un Zemnieku Savienība, ZZS) è un’alleanza politica conservatrice, agraria ed ecologista, attualmente presente nel parlamento lettone con 16 seggi. E’ stata fondata nel 2002 come alleanza di due partiti politici: l’Unione dei Contadini (LZS), che è uno dei più antichi partiti del paese, il Partito Verde (LZP) e due piccoli partiti regionalisti.
Figura leader di fatto e principale finanziatore dell’alleanza è da sempre l’oligarca Aivars Lembergs, sindaco della città portuale di Ventspils dal 1988 e più volte candidato premier del partito, nonostante sia stato coinvolto in vari procedimenti giudiziari per corruzione e riciclaggio. Il partito vanta due primati simbolici: ha espresso il primo premier verde al mondo (Indulis Emsis, nel 2004) e il primo capo di stato affiliato a un partito verde (Raimonds Vējonis, presidente dal 2015 al 2019).
Dal 2002 ad oggi la ZZS è sempre stato uno dei principali partiti del paese e ha partecipato alle varie coalizioni di centrodestra che hanno governato il paese dal 2002 al 2011, dal 2014 al 2018 e dal 2023 ad oggi. Nel corso del 2022, a saguito di dissidi interni all’alleanza, il Partito Verde ha deciso di abbandonare l’accordo con l’Unione dei Contadini. Al suo posto è entrato nell’alleanza il piccolo Partito Socialdemocratico dei Lavoratori di Lettonia (LSDSP).
Ideologicamente ZZS coniuga agrarismo, conservatorismo verde e nazionalismo economico, con un euroscetticismo morbido: più che un ambientalismo progressista, il partito rappresenta gli interessi del mondo rurale e delle piccole città, mescolando difesa dei valori tradizionali e attenzione al settore agricolo-forestale-energetico, in cui gli interessi economici dell’oligarca Aivars Lembergs (legati al transito petrolifero e portuale) hanno storicamente pesato molto. Questa commistione ha esposto il partito ad accuse di essere uno strumento degli interessi di un singolo oligarca più che un autentico movimento ecologista, contribuendo tra l’altro ad allontanare l’elettorato giovanile più sensibile ai temi ambientali in senso progressista. Il partito si oppone alla concessione della cittadinanza lettone ai residenti che sono cittadini di un altro paese e pure al loro diritto di voto alle elezioni locali. Il programma del partito prevede di riformare la sanità e l’istruzione, sviluppo dell’edilizia popolare, sostegno alle piccole e medie aziende agricola e maggior coordinamento con la NATO, in particolare a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.
Per la Stabilità! (S!)
Per la stabilità! (in lettone: Stabilitātei!, S!) è un partito centrista populista, rappresentante gl interessi della minoranza russofona. Il partito, fondato nel 2021, raccoglie il suo consenso elettorale in gran parte da ex elettori di “Armonia” essendo stato fondato da alcuni ex dirigenti di quel partito.
Il partito nasce con l’obiettivo di intercettare l’elettorato russofono lettone — circa un quarto della popolazione — colmando il vuoto lasciato dal progressivo indebolimento di Armonia come suo storico rappresentante politico. Nato sfruttando anche la retorica no-vax diffusa durante la pandemia, il partito ha suscitato polemiche per i legami ambigui con la Russia: esponenti del partito hanno rilasciato interviste a media statali russi e bielorussi, ricevendo un avvertimento ufficiale dai servizi di sicurezza lettoni, e i deputati di S! non hanno partecipato al voto parlamentare del febbraio 2023 di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina. Alle elezioni del 2022 il partito si è affermato con il 6,8% dei voti e 11 seggi al Saeima, risultando la principale sorpresa di quella tornata elettorale; ha spesso collaborato in parlamento con “Prima la Lettonia” di Ainārs Šlesers, dando vita a una sorta di asse populista informale.
Ideologicamente il partito si definisce centrista, ma è comunemente descritto come populista, filorusso ed euroscettico: la sua ragione d’essere è la difesa dell’identità e della cultura russofona, che il partito considera minacciata dalla legislazione linguistica lettone (in particolare l’obbligo di transizione all’insegnamento in lingua lettone nelle scuole). Il programma insiste molto sulla giustizia sociale e sul contrasto al carovita, rivolgendosi soprattutto alle fasce di reddito più basso, e si caratterizza per uno stile comunicativo aggressivo e la sistematica delegittimazione delle istituzioni tramite i social media, ponendosi come forza di rottura contro il consenso delle élite.
Il programma del partito prevede tra le altre cose l’elezione diretta del presidente, la riduzione del numero dei parlamentari, la possibilità per candidati indipendenti di presentarsi alle elezioni. eliminare le tasse sui redditi pensionistici, contributi per le famiglie giovani con figli e supporto statale per le piccole aziende. Il partito è tendenzialmente euroscettico.
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