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Settembre 30, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Lettonia, tra frammentazione politica, ascesa della destra populista e minaccia russ

Cambiamo le Regole (MMN)

“Cambiamo le Regole” (Mēs mainām noteikumus, MMN), noto fino alllo scorso anno come Repubblica (Republika), inizialmente denominato “Repubblica 2030”, è un partito politico di orientamento centrista, fondato nel 2021 dall’economista ed ex ministro Vjačeslavs Dombrovskis e da Sandis Ģirģens, insieme ad altri esponenti provenienti da due tradizioni politiche opposte: il partito socialdemocratico filo-russofono Armonia (Saskaņa) e la formazione populista di destra “A Chi Appartiene lo Stato?” (KPV LV). Non a caso, alla sua nascita il partito riunì nella Saeima quattro deputati eletti nel 2018 rispettivamente nelle liste di Armonia (lo stesso Dombrovskis ed Evija Papule) e di KPV LV (Kaspars Ģirģens ed Ēriks Pucens): un’origine trasversale che riflette il tentativo di superare la tradizionale frattura etno-linguistica tra elettorato lettone ed elettorato russofono su cui si è storicamente strutturato il sistema partitico del paese. Alle elezioni parlamentari del 2022, disputate ancora sotto il nome Repubblica il partito ha ottenuto l’1,8% dei voti, restando fuori dal Saeima.

Sul piano ideologico, MMN si presenta come forza centrista, populista e critica verso il sistema, ponendosi come alternativa “anti-establishment” moderata rispetto sia ai partiti storici di governo sia alle formazioni più apertamente filo-russe o nazionaliste. Il nome stesso — “Cambiamo le Regole” — richiama la volontà dichiarata di riformare il funzionamento delle istituzioni e il rapporto tra cittadini e classe politica, un tratto comune a diverse formazioni “di rottura” emerse in Lettonia negli ultimi anni.

 

 

Armonia Centro (SC)

Armonia Centro (Saskaņas Centrs, SC) è un’alleanza politica lettone di sinistra, di orientamento socialdemocratico e storicamente rappresentativa della minoranza russofona del paese. Essa nasce introno ad “Armonia”, un partito socialdemocratico rappresentante principalmente le istanze della minoranza russofona lettone che è stato per molti anni il principale partito di centro-sinistra nella politica lettone. L’alleanza è al momento priva di rappresentanza parlamentare.  A livello internazionale “Armonia” è membro dell’Alleanza Progressista e del Partito dei Socialisti Europei.  Fino al 2017 il partito aveva un rapporto di collaborazione con *Russia Unita”, il partito al governo in Russia, che è abbandonato  quando ha aderito al PSE.

L’alleanza è nato nel 2005 da una scissione dell’Alleanza per i Diritti Umani, che rappresentava la minoranza russofona ed entrò in parlamento nel 2006 con 17 seggi. Nel 2010 le principali componenti confluirono in un unico partito, il Partito Socialdemocratico “Armonia” (Saskaņa), l’alleanza Saskaņas Centrs rimase formalmente registrata mentre di fatto entrava in un periodo di inattività fino alla sua recente riattivazione. Nel 2010 “Armona” divenne il secondo gruppo parlamentare dopo “Unità” e nel 2011 arrivò nettamente in testa. Anche nelle elezioni del  2014 “Armonia” arrivò in testa, seppur scendendo dal 28,6% al 23,1% dei voti. Nel 2018 il partito ebbe un ulteriore arretramento, scendendo al 19,9% dei consensi ma rimanendo la maggior formazione politica del paese. “Armonia” non è mai riuscita a entrare stabilmente in coalizione di governo, a causa del persistente “cordone sanitario” praticato dagli altri partiti nei confronti delle forze politiche a base russofona. Un’eccezione fu la guida del comune di Riga, conquistata da Nils Ušakovs, esponente di punta del partito, che fu sindaco della capitale dal 2009 al 2019. Il progressivo logoramento politico, accentuato dall’ambiguità di alcuni suoi dirigenti nei confronti della Russia dopo il 2014 e soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina, ha portato al collasso elettorale delle elezioni del 2022, quando Armonia perse tutti i seggi parlamentari.

Ideologicamente il partito coniuga socialdemocrazia e difesa degli interessi della minoranza russofona lettone, ponendosi per anni come il principale canale di rappresentanza politica per questa componente della popolazione, storicamente esclusa dai governi di centrodestra a maggioranza etnica lettone. Il programma ha storicamente insistito su welfare, redistribuzione e tutela dei diritti linguistici e culturali dei russofoni, in una cornice di sinistra moderata piuttosto che radicale.

 

 

Sole Nascente per la Lettonia (ASL)

Sole Nascente per la Lettonia (Austošā Saule Latvijai, ASL) è un partito di estrema destra di orientamento etno-nazionalista e nazional-conservatore, fondato nel 2025, che si presenta quindi per la prima volta alle elezioni. Alla guida del partito vi è Raivis Zeltīts, ex dirigente dell’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale.

Il partito nasce dall’omonima  associazione “Austošā Saule”, che si era resa protagonista di diverse iniziative pubbliche di stampo nazionalista e anti-russo: nel settembre 2023 aveva organizzato una protesta a Riga per la chiusura della Casa di Mosca (Moscow House), e nel gennaio 2024 aveva promosso una campagna per l’interruzione delle importazioni e del transito di merci russe attraverso il territorio lettone; ha inoltre condotto iniziative di sostegno all’Ucraina. Il movimento si è posto anche in polemica con Alleanza Nazionale considerata troppo “moderata” a causa della sua partecipazione a vari governi di centrodestra.

Sul piano ideologico, ASL si colloca su posizioni di destra e destra radicale, combinando nazionalismo etnico, conservatorismo nazionale e un marcato antiglobalismo; lo slogan del partito — “Per la Lettonia: nazionale, sicura e prospera!” — riassume l’enfasi su identità etnico-linguistica lettone, sicurezza nazionale rispetto alla minaccia russa e sovranismo economico. Il fondatore Zeltīts ha inoltre dovuto affrontare polemiche per essere stato affiliato in passato a gruppi online di estrema destra.

 

 

Nuovo Partito Conservatore (JKP)

The Conservatives (Latvia) logo.svg

Il Nuovo Partito Conservatore (Jaunā konservatīvā partija, JKP) è  un partito liberalonservatore fondato nel 2014 da ex parlamentari di Alleanza Nazionale e “Unità”, attualmente non presente nel parlamento lettone.

Il JKP dopo il risultato modesto delle elezioni del 2014, dove aveva ottenuto solo lo 0,7% dei voti  vide negli anni successivi un grosso aumento della sua popolarità anche a causa del crollo dei consensi per il partito “Unità”, travolto dagli scandali e dalle lotte interne di potere, tanto che nelle elezioni nel 2018 raggiunse  il 13,7% dei consensi, diventando il terzo partito del paese e partecipando al successivo governo di Krišjānis Kariņš. Tuttavia nelle elezioni del 2022 il partito crollò al 3,1% dei voti, perdendo la sua rappresentanza parlamentare.

Ideologicamente il JKP  si presentan come un’alternativa di centrodestra più moderata rispetto ad Alleanza Nazionale e si colloca su posizioni di conservatorismo liberale, mostrando una spiccata attenzione ai temi istituzionali e giudiziari e ponendo la lotta alla corruzione come proprio marchio distintivo principale — un tratto che ha caratterizzato in modo costante la sua proposta politica fin dalla fondazione, differenziandolo da altre forze di destra più orientate su identità nazionale o economia. Il partito è inoltre europeista, senza le venature euroscettiche di altre formazioni conservatrici lettoni.

Per anni rimasto una piccola formazione personale legata alla figura di Bordāns, il JKP conobbe il proprio momento di massima visibilità alle elezioni parlamentari del 2018, quando entrò per la prima volta alla Saeima ed entrò nella coalizione di governo guidata da Krišjānis Kariņš, insieme a Chi Appartiene lo Stato?, Sviluppo/Per!, Nuova Unità e Alleanza Nazionale; lo stesso Bordāns ricoprì l’incarico di ministro della Giustizia in quel governo. Dopo risultati deludenti alle elezioni europee del 2019, il partito ha attraversato una fase di ridimensionamento, culminata nella pesante sconfitta delle elezioni parlamentari del 2022, quando è rimasto fuori dal parlamento, restando da allora una forza extraparlamentare priva di seggi sia alla Saeima sia al Parlamento europeo. Nonostante l’assenza di rappresentanza istituzionale, il partito continua a mantenere una propria struttura organizzativa e a partecipare al dibattito politico lettone su base locale.

 

 

 Lista di Gobzem (GS)

La “Lista di Gobzem” (Gobzema saraksts, GS) è un partito populista di destra lettone, senza rappresentanza parlamentare, dalla storia piuttosto travagliata, segnata da continui cambi di nome e di leadership. Nasce nel 2021 come “Legge e Ordine” (Likums un kārtība), per iniziativa dell’avvocato ed ex deputato Aldis Gobzems, già figura di spicco del partito “Chi Possiede lo Stato?” (KPV LV) e candidato premier alle elezioni del 2018. Poco dopo la formazione assume il nome “Per Ognuno e Ognuna” (Katram un katrai), con cui si presenta alle elezioni del 2022, raccogliendo solo il 3,67% dei voti e restando fuori dal Saeima. Gobzems, assumendosi la responsabilità del fallimento, lascia allora la guida del partito e la politica attiva. Nel marzo 2023 la formazione, ormai orfana del fondatore, cambia ancora nome in “Piattaforma 21” (Platforma 21) sotto la guida di Raimonds Lazdiņš. Nel 2026, in vista delle elezioni del 3 ottobre, Gobzems torna a riprendere il controllo del partito, che assume il nome attuale, mentre lo stesso fondatore cambia legalmente identità, facendosi chiamare Arigo Toro.

Sul piano ideologico, GS si colloca su posizioni nazional-conservatrici ed euroscettiche, con venature populiste: chiede uno Stato più snello, meno ingerenza pubblica nella vita privata e nell’attività economica, e la difesa di un’identità culturale fondata sui “valori cristiani e tradizionali europei”, contro quelli che definisce “esperimenti sociali e ideologie che dividono la società”. Il programma elettorale per il 2026 pone la famiglia al centro: sgravi fiscali totali per i nuclei con tre o più figli, un bonus statale di almeno 5.000 euro per ogni nascita e un forte aumento degli assegni familiari. Nonostante l’attivismo mediatico del suo leader, il partito resta marginale, privo di rappresentanza parlamentare e con liste composte in gran parte da candidati poco noti.

 

 

Concludiamo nella prossima ed ultima pagina con i sondaggi elettorali.

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