La storia politica recente della Lettonia è molto complessa. Dal 1990 ad oggi si sono susseguiti ben 20 governi, con 13 diversi Primi Ministri, appartenenti a 9 differenti partiti. A causa della frammentazione dello scenario politico lettone, i governi che si sono succeduti in questi anni sono stati tutti di coalizione. Alcuni di essi sono arrivati a comprendere ben sette partiti. Il tema politico preponderante è sempre stato quello della minoranza russofona, circa il 40% della popolazione, che vive soprattutto a Riga e nei centri urbani maggiori.
Le prime elezioni libere nella Lettonia post-sovietica si tennero nel 1990, quando ancora faceva ufficialmente parte dell’URSS. Il Fronte Popolare dei partiti di opposizione vinse nettamente contro il Partito Comunista, e fu nominato primo ministro il liberalconservatore Ivars Godmanis.
Nel 1993 si tennero le prime elezioni dopo l’indipendenza ufficiale del paese, che furono vinte dal partito liberalconservatore “Via Lettone” che formò un governo di coalizione di centrodestra.
Le elezioni del 1995 videro un risultato molto frammentato tanto che si formò un governo formato da 7 partiti. Le elezioni del 1998 videro la vittoria del Partito Popolare (nazionalconservatore) davanti a “Via Lettone” a cui seguirono altri governi di coalizione di centrodestra.
Cambio di scena completo nel 2002, dove arrivarono in testa due nuovi partiti: il partito liberalconservatore “Nuova Era” e il partito “per i diritti umani”, rappresentante la minoranza russa. Si formò allora una coalizione tra partiti di destra, centrodestra e agrari per tenere il partito russofono fuori dal governo.
Le elezioni del 2006 videro di nuovo in testa il Partito Popolare, seguito dall’Unione dei Verdi e dei Contadini, partito ecologista conservatore, e da “Nuova Era”. Si formò quindi un’ampia coalizione di governo di centrodestra.
La OSCE in quella occasione denunciò il fatto che ad una buona parte dei cittadini russofoni non era ancora garantito il diritto di voto, in quanto considerati “stranieri”. Ancor oggi a quasi 30 anni dall’indipendenza, un 20% dei cittadini lettoni non ha diritto di voto.
Nel 2010 il panorama politico cambiò totalmente. Arrivò infatti in testa la lista di centrodestra “Unità”, formata da “Nuova Era” e da altri partiti minori. Al secondo posto, con oltre un quarto dei voti si piazzò la coalizione “Armonia”, di centrosinistra, formata principalmente da partiti russofoni. Terza l’Unione dei Verdi e dei Contadini. I vari partiti di centrodestra non riuscirono a formare una coalizione stabile che tenesse fuori dal governo i partiti russofoni. L’allora Presidente della Repubblica Valdis Zatlers, decise di convocare un referendum per decidere se andare ad elezioni anticipate. A seguito della vittoria dei “si”, si tennero le elezioni nel 2011, dove Zatlers decise di presentare una propria lista, il Partito Riformatore (liberalconservatore)
La Coalizione “Armonia” arrivò in testa con oltre il 28% dei voti, seguita dalla lista di Zatlers con il 21% e dalla lista “unità” con il 19%. Questi due partiti si accordarono per tenere ancora una volta i russofoni fuori dal governo e siccome non avevano una maggioranza in parlamento, dovettero portare al governo la destra populista nazionalista di “Alleanza Nazionale”, partito che ha le sue origini negli ambienti dell’estrema destra lettone. Successivamente il Partito Riformatore si fuse con Unità.
Nel 2014 nuovo terremoto politico. “Armonia” perse voti e seggi ma, con il 23% dei voti arrivò comunque in testa, dato che “Unità” crollò da un 40% dei due partiti originari al 22%. Terzi con il 20% l’Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS). Si ripeté lo scenario del 2011. Il secondo e il terzo partito (in questo caso “Unità” e ZZS) si allearono per tenere fuori i russofoni dal governo e, per ottenere la maggioranza dei seggi, ancora una volta fecero un governo con Alleanza Nazionale. Primo ministro venne nominato Laimdota Straujuma, esponente di “Unità”, la prima volta di una donna a capo del governo Lettone. Tuttavia nel 2016, a causa di dissidi interni alla coalizione e di vari scandali in cui era implicato il gruppo dirigente di “Unità”, Straujuma si dimise e venne sostituita da Māris Kučinskis, dell’Unione dei verdi e contadini.
Un nuovo sconvolgimento politico avviene con le elezioni del 2018. Mentre “Armonia” rimane il primo partito del paese, con circa il 20% dei voti, al secondo, al terzo e al quarto posto arrivano 3 nuovi partiti politici: la destra populista di “Chi Possiede lo Stato?” (KPV), i liberalconservatori del “Nuovo Partito Conservatore” (JKP) e i liberali di “Sviluppo/Per! (AP!), mentre crollano “Unità” (rinominata nel frattempo “Nuova Unità” e ZZS. Dopo 3 mesi di negoziazioni, a gennaio del 2019 viene formato un nuovo governo pentapartito di centrodestra, composto da Unità, Alleanza Nazionale e i tre nuovi partiti JKP, KVP, AP!, guidato dal leader di “Nuova Unità” Krišjānis Kariņš, in carica fino ad oggi.
Dopo la nascita del nuovo governo ci sono state varie defezioni all’interno di alcuni partiti, in particolare “Chi possiede lo Stato?” si è praticamente disintegrato e ad inizio 2021 ha abbandonato la coalizione di governo, che tuttavia ha mantenuto la maggioranza in parlamento.
Nelle prossime pagine, gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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