La Lituania fino al 1990 faceva parte dell’Unione Sovietica. Tutta la vita politica, economica e culturale era controllata dal Partito Comunista di Lituania (CPL). Nel 1988, sotto la guida di un gruppo di intellettuali nazionalisti nacque il Movimento di riforma della Lituania Sąjūdis , che richiedeva riforme liberali e democratiche del paese, guadagnando velocemente popolarità a livello nazionale. Ispirato da Sąjūdis, il Soviet Supremo della SSR lituana approvò emendamenti costituzionali sulla supremazia delle leggi lituane sulla legislazione sovietica, annullò le decisioni del 1940 sulla proclamazione della Lituania come parte dell’Unione Sovietica, legalizzò un sistema multipartitico e adottò una serie di altre importanti decisioni, compreso il ritorno alla bandiera della vecchia repubblica lituana indipendente pre-sovietica. Un gran numero di membri del Partito Comunista sostennero le idee di Sąjūdis ed il riformista nazionalista Algirdas Brazauskas fu eletto segretario del partito. Il 23 agosto 1989, 50 anni dopo il patto Molotov-Ribbentrop , decine di migliaia di cittadini lettoni , lituani ed estoni si unirono in una catena umana che si estendeva per 600 chilometri da Tallinn a Vilnius per attirare l’attenzione del mondo sul destino delle nazioni baltiche. Nel dicembre 1989, il Partito Comunista Lituano guidato da Brazauskas dichiarò la sua indipendenza dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica, ribattezzandosi Partito Democratico del Lavoro della Lituania (LDDP) nel 1990.
Nelle elezioni del Soviet Supremo lituano del febbraio 1990, i candidati sostenuti da Sąjūdis ottennero la maggioranza assoluta dei seggi. L’11 marzo 1990, il Soviet Supremo proclamava l’ Atto di ristabilimento dello Stato della Lituania, primo repubblica dell’URSS a dichiarare la propria indipendenza. Vytautas Landsbergis , un leader di Sąjūdis, divenne il capo dello stato e Kazimira Prunskienė fu eletta Primo Ministro.
L’Unione Sovietica chiese la revoca dell’indipendenza, applicando sanzioni politiche ed economiche contro la Lituania. Nel gennaio 1991 le autorità sovietiche tentarono di rovesciare il governo eletto organizzando un tentativo di colpo di stato che provocò varie vittime ma fallì a causa dell’opposizione popolare. Il 9 febbraio 1991 l’indipendenza della Lituania fu confermata da un referendum popolare. Il 17 settembre 1991 la Lituania entrò a far parte dell’ONU.
La grave crisi economica creatasi con la dissoluzione dell’URSS fece perdere velocemente popolarità al Sąjūdis, tanto che nelle elezioni parlamentari del 1992 fu sconfitto dagli ex comunisti del Partito Democratico del Lavoro, che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi, ma che, una volta al governo, continuarono a costruire lo stato democratico indipendente e la transizione da un’economia pianificata centralmente a un’economia di libero mercato. Nelle prime elezioni presidenziali del 1993 l’ex segretario comunista Algirdas Brazauskas fu eletto presidente. il Sąjūdis si divise tra varie fazioni, La sua ala destra, guidata dal’ex presidente Landsbergis fondò il partito “Unione della Patria” (TS) che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi nelle elezioni del 1996. Nel 1998 fu eletto presidente il candidato indipendente AValdas Adamkus, fuggito negli USA nel 1949, ex dirigente dell’EPA ai tempi di Ronald Reagan.
Durante gli anni ’90 la Lituania attuò un processo di privatizzazioni graduale che, a differenza della Russia, evitò che si formasse un piccolo gruppo di “oligarchi” estremamente ricchi e potenti. Le elezioni del 2000 videro un panorama politico molto frammentato, con ben 16 partiti rappresentati in parlamento. La maggioranza relativa dei seggi andò all’Unione Liberale (LLS), partito di centro guidato da Rolandas Paksas, che fu nominato Primo Ministro a capo di un governo di coalizione. Nel 2001 gli successe alla guida del governo Algirdas Brazauskas, a capo di un governo di centrosinistra guidato dal Partito Socialdemocratico (LSDP). Negli anni successivi l Lituania è entrata a far parte della NATO, del WTO e della UE.
Nel 2003 Rolandas Paksas fu eletto presidente, ma poche settimane dopo il suo insediamento fu accusato di avere avuto finanziamenti illeciti da alcuni oligarchi russi e fu destituito dal parlamento. Nel 2004 si tennero nuove elezioni presidenziali che furono vinte dall’ex presidente Adamkus. Le elezioni politiche dello stesso anno videro l’ingresso nella scena politica lituana del Partito Laburista (DP) partito populista fondato da un uomo d’affari legato alla Russia, che ottenne il maggior numero di seggi in parlamento. Fu formato un nuovo governo di centrosinistra, che includeva sia il Partito Laburista che quello Socialdemocratico, ancora una volta guidato da Brazauskas, che nel 2006 fu sostituito dal suo compagno di partito Gediminas Kirkilas. I contrasti tra socialdemocratici e Partito Laburista fecero crollare il consenso elettorale di entrambi nelle elezioni del 2008, che videro la vittoria dei conservatori dell”Unione della Patria”, che formarono una coalizione di governo di centrodestra. Le elezioni presidenziali del 2009 videro la vittoria della candidata indipendente Dalia Grybauskaitė, appoggiata dai partiti di centrodestra, prima donna capo di stato della Lituania.
A causa della crisi finanziaria globale, l’economia lituana nel 2009 vide la sua peggiore recessione dai tempi del crollo dell’URSS. Dopo il boom di crescita innescato dall’adesione della Lituania nel 2004 all’Unione europea, nel 2009 il prodotto interno lordo si contrasse del 15%. Inoltre a causa dell’ingresso della Lituania nell’Unione Europea, in quegli anni un gran numero di lituani (quasi il 20% della popolazione) si trasferì in altri paesi UE, creando un problema demografico significativo per il piccolo paese.
La disaffezione verso le politiche liberiste del governo di centrodestra in un periodo di recessione, ebbe come conseguenza la vittoria nelle elezioni politiche del 2012 del Partito Laburista e del Partito Socialdemocratico. Dopo lunghe e faticose trattative fu formato un governo di coalizione guidato dal Partito Socialdemocratico che comprendeva anche il Partito Laburista, la destra di Ordine e Giustizia (TT) e il partito rappresentante della minoranza polacca (EAPL). Nelle elezioni presidenziali del 2014 Dalia Grybauskaitė fu confermata alla presidenza, sconfiggendo il candidato socialdemocratico.
Le continue diatribe tra il Partito Laburista e quello socialdemocratico provocarono la loro sconfitta nelle elezioni politiche del 2016, che videro in testa l’Unione della Patria e un successo clamoroso del partito agrario “Unione dei Contadini e dei Verdi di Lituania” (LVŽS).
I contrasti tra TT e LVŽS impedirono di formare una coalizione di centrodestra, il che portò alla formazione di un governo di centrosinistra, formato da LVŽS e dai socialdemocratici, guidato da Saulius Skvernelis, formalmente indipendente ma politicamente vicino a LVŽS. Nel 2017 il partito socialdemocratico decise di passare all’opposizione. Questo provocò una scissione dei deputati dell’area filogovernativa del partito, che formarono il Partito Laburista Socialdemocratico della Lituania (LSDDP), permettendo quindi al governo di Skvernellis di restare in carica, con l’appoggio aggiuntivo di alcuni piccoli partiti di centrodestra. Skvernellis si candidò alle elezioni presidenziali del 2019, finendo in terza posizione, non partecipando quindi al ballottaggio, che fu vinto da un candidato indipendente, l’economista Gitanas Nausėda. Skvernellis restò quindi in carica come Primo Ministro fino alle elezioni del 2020.
Nelle prossime pagine i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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