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Settembre 4, 2025
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IL GIRAMONDO- Elezioni parlamentari in Norvegia – Lotta all’ultimo voto tra i laburisti e la destra “trumpiana”

Flag of Norway

Il prossimo 8 settembre gli elettori norvegesi si recano alle urne per rinnovare i  169 seggi della  Storting, il parlamento unicamerale del paese.  Le elezioni si tengono al termine naturale della legislatura attuale, iniziata nel 2021 (in Norvegia per legge non si possono tenere elezioni anticipate).

Nelle elezioni parlamentari norvegesi del 2021 , il Partito Laburista (Arbeiderpartiet) era uscito vittorioso, sconfiggendo il Partito Conservatore (Høyre) dell’allora primo ministro Erna Solberg . Dopo le elezioni, Jonas Gahr Støre , il leader del Partito Laburista, aveva avviato i colloqui sulla formazione di un nuovo governo con il Partito di Centro (Senterpartiet) e il Partito Socialista di Sinistra (Sosialistisk Venstreparti).  Il Partito Socialista di Sinistra aveva fatto marcia indietro dai negoziati a causa di disaccordi sulle politiche ambientali e di welfare e quindi Il Partito Laburista e il Partito di Centro avevano formato un governo di minoranza, guidato da  Jonas Gahr Støre, con l’appoggio esterno del  Partito Socialista della Sinistra.  All’opposizione erano rimasti il Partito del Progresso (Fremskrittspartiet), di destra nazionalpopulista,  il Partito Popolare Cristiano (Kristelig Folkeparti),  il Partito Liberale (Venstre), Il Partito Ambientalista I Verdi (Miljøpartiet De Grønne) e il Partito Rosso (Rødt), di estrema sinistra.

Lo scorso gennaio il Partito di Centro ha lasciato la coalizione di governo a causa di disaccordi con il Partito Laburista sulla politica energetica relativa all’Unione Europea , dando vita ad un governo monocolore laburista. Gli otto ministri del Partito di Centro sono stati sostituiti,  tra cui il leader del Partito di Centro e ministro delle finanze Trygve Slagsvold Vedum , a cui è succeduto l’ex Primo Ministro ed ex Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg.

Gli schieramenti elettorali  che si fronteggiano in queste elezioni sono da una parte il cosiddetto “Blocco Rosso” formato da laburisti, Sinistra Socialista, Partito di Centro, verdi e Partito Rosso e dall’altra il cosiddetto “Blocco Blu”, formato da conservatori, democristiani, liberali e dalla destra del Partito del Progresso.

Nonostante il risultato di queste elezioni sia molto incerto, la campagna elettorale è passata sotto tono, poiché le vicende di politica interna sono state a lungo oscurate dai conflitti internazionali e più in generale dalla vicende di politica estera. I  dibattiti tra i leader dei partiti hanno però dato risalto alle problematiche di politica interna in particolare per quanto riguarda tassazione, sanità e  potere d’acquisto delle famiglie. Il tema più importante della campagna elettorale è stato “le differenze sociali all’interno della società norvegese”, seguito da economia e questioni lavorative, assistenza sanitaria, tasse e imposte, clima e ambiente. I dibattiti più accesi hanno riguardato l’ancora controversa imposta sul patrimonio netto di persone fisiche e società in Norvegia, e l’opportunità di reintrodurre l’imposta di successione. Quest’ultima sembra attualmente improbabile, poiché è stata abolita dall’ultimo governo conservatore e sia il Partito Laburista che il suo ex partner di governo, il Partito di Centro, l’hanno recentemente esclusa.

Le questioni climatiche, che dall’inizio della guerra russa contro l’Ucraina, erano passate in secondo piano  sono tornate chiaramente all’ordine del giorno. La Norvegia si è posta l’obiettivo di diventare un’economia a zero emissioni entro il 2030, ma la strada per raggiungere questo traguardo è oggetto di scontro politico, soprattutto tra chi spinge per una transizione rapida e chi teme gli impatti economici e sociali. Ci sono state varie manifestazioni ambientaliste , una delle quali , guidata dall’attivista svedese per il clima Greta Thunberg e la musicista norvegese Aurora, ha bloccato l’ingresso della grande raffineria di petrolio norvegese a Mongstad per poi protestare davanti al Parlamento di Oslo. I manifestanti hanno anche bloccato gli ingressi della Banca centrale norvegese, occupato la sua hall e manifestato davanti alla più grande banca commerciale norvegese, la DNB, per protestare contro i loro investimenti e finanziamenti legati sia alle compagnie petrolifere che a quelle israeliane .

Per quanto riguarda la politica estera,   Il dibattito sull’adesione all’UE, tradizionalmente molto sentito in Norvegia, è tornato di attualità, con un lento ma costante aumento dei consensi per l’ingresso nell’Unione, anche in risposta alle sfide globali come i dazi imposti dagli USA e la crisi ucraina. A tal proposito tutti i principali partiti si sono detti favorevoli all’aumento significativo della spesa per la difesa, e sull’estensione di ingenti aiuti all’Ucraina.

Nel frattempo sono cambiati i rapporti di forza tra i partiti norvegesi. Mentre nel “blocco rosso” i laburisti cercano di recuperare voti al centro evitando allo stesso tempo di non perdere voti verso i partiti alla sua sinistra, nel “blocco blu” sondaggi mostrano che la destra del Partito del Progresso ha superato nettamente i conservatori  di Høyre diventando il secondo partito del paese dietro ai laburisti.

In una eventuale vittoria del “blocco blu”,  il Partito del Progresso potrebbe quindi richiedere di guidare il governo, tuttavia la leader del Partito del Progresso, Sylvi Listhaug,  non sembra interessata a diventare il prossimo primo ministro norvegese. A causa delle sue controverse posizioni riguardo all’immigrazione e alla politica estera, Sylvi Listhaug è giudicata negativamente dalla maggioranza degli elettori norvegesi, per questo motivo si è limitata a dire che  intende far parte di un governo non socialista con i conservatori,  senza necessariamente richiederne la guida.

Nel frattempo i conservatori di Erna Solberg, continuano a perdere terreno. Nonostante il primo ministro in carica Jonas Gahr Støre non goda di un’ampia popolarità, la maggioranza degli elettori ritiene che sia più adatto rispetto a Erna Solberg per affrontare  le attuali tensioni internazionali e in particolare pensano che con l’ex capo della NATO Jens Stoltenberg come ministro delle Finanze, possa tener testa alla “guerra dei dazi” lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. D’altra parte il Partito del Progresso si è distinto negli ultimi anni per le sue posizioni “trumpiane” tanto che alcuni dei suoi esponenti hanno proposto la candidatura di Donald Trump al Nobel per la Pace.

Tuttavia i dirigenti laburisti non riescono a dormire sonni tranquilli. Gli ultimi sondaggi per il partito laburista sono decisamente variabili e una differenza sostanziale la faranno i risultati dei partiti minori all’interno dei due blocchi.  I verdi, i liberali e i democristiani  oscillano intorno alla soglia di sbarramento nazionale del 4%. Molti elettori potrebbero optare per un “voto tattico”,  per permettere a questi partiti di superare la soglia di sbarramento ed evitare che il blocco avversario ottenga la maggioranza dei seggi in parlamento. Potrebbe quindi essere necessario aspettare i risultati finali per capire davvero quale blocco ha vinto le elezioni.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of Norway

La Norvegia è una monarchia costituzionale parlamentare democratica rappresentativa. Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio di Stato (cioè il governo), guidato dal Primo Ministro . Il potere legislativo è conferito sia al governo che al parlamento, lo Storting, eletto all’interno di un sistema multipartitico . Il potere giudiziario è indipendente dal potere esecutivo e dal potere legislativo.

In Norvegia il re ha un potere principalmente simbolico. La Casa Reale è un ramo della famiglia principesca di Glücksburg , originaria dello Schleswig-Holstein in Germania . Le funzioni del re, Harald V , sono principalmente cerimoniali, ma ha influenza come simbolo dell’unità nazionale.  Il Consiglio di Stato è formalmente convocato dal monarca regnante. Il Consiglio di Stato è composto da un Primo Ministro e dal suo Consiglio, formalmente nominati dal Re. In pratica, il monarca chiede al leader del blocco parlamentare che ha la maggioranza nello Storting di formare un governo che deve tuttavia avere la fiducia dello Storting per poter governare. Nel caso che le elezioni non portino a una chiara maggioranza per alcun partito o coalizione, il leader del partito che ha maggiori probabilità di essere in grado di formare un governo viene nominato Primo Ministro.

Lo Storting, il parlamento norvegese, unicamerale, ha 169 membri, eletti ogni quattro anni sulla base di un sistema proporzionale basato su 19 circoscrizioni. Il numero dei rappresentanti eletti da ciascuna circoscrizione è calcolato ogni otto anni e si basa sulla popolazione e sull’area della circoscrizione. 150 rappresentanti sono eletti su base proporzionale in ogni circoscrizione, mentre 19 rappresentanti, uno per ogni circoscrizione sono distribuiti sulla base del sostegno dei partiti a livello nazionale. Solo i partiti che superano la soglia del 4 per cento dei voti a livello nazionale sono inclusi nella distribuzione dei seggi nazionali.  Un partito che non supera la soglia del 4% nazionale può comunque ottenere seggi a livello circoscrizionale, dove c’è una soglia di sbarramento “di fatto” legata al numero di rappresentati eletti da ogni circoscrizione.

 

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Norvegia è una cosiddetta “Democrazia completa” ed è considerato il paese più democratico del mondo, davanti a Nuova Zelanda, Svezia, Islanda, e Svizzera.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati delle ultime elezioni,  i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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