Sono 6 le case sondaggistiche che hanno effettuato sondaggi per queste elezioni. Le previsioni sono per una radicalizzazione del panorama politico norvegese, con un rafforzamento dell’estrema destra a scapito dei partiti di centro e centrodestra. La destra populista del Partito del Progresso salirebbe infatti di circa 9 punti rispetto al risultato del 2021, raggiungendo una percentuale tra il 20% e il 21% dei voti, diventando il secondo partito del paese dopo il partito laburista. A farne le spese sarebbero i conservatori di Høyre, che scenderebbero di oltre 6 punti rispetto al 20,4% delle scorse elezioni e soprattutto il Partito di Centro, che crollerebbe rispetto al precedente 13,5% attestandosi poco sopra al 6% dei voti. All’interno della coalizione di centrodestra, i liberali di Venstre sarebbero grossomodo stabili o in leggero calo rispetto a 4 anni fa, quando presero il 4,6% dei voti mentre i cristiano-conservatori del KrF salirebbero di uno o due punti rispetto al 3,8% delle scorse elezioni. Per quanto riguarda i partiti di sinistra ci sarebbe complessivamente un leggero rafforzamento. I laburisti sarebbero in aumento di circa un punto rispetto al 26,3% del 2021. Ottimo sarebbe il risultato dei Verdi, che salirebbero di 2 punti rispetto al precedente 3,9% mentre la Sinistra Socialista perderebbe circa un punto e mezzo rispetto al precedente 7,6% a vantaggio dei comunisti del Partito Rosso che potrebbero ottenere tra il 6% e il 7% dei voti rispetto al precedente 4,7%.
In termini di seggi, i laburisti, salirebbero da 48 a 51, la destra del FrP quasi raddoppierebbe i suoi rappresentanti, passando da 21 a 40, i conservatori scenderebbero da 36 a 24, il Partito di Centro crollerebbe da 28 a 10, la Sinistra Socialista scenderebbe da 13 a 10 e il Partito Rosso salirebbe da 8 a 10. Difficile calcolare quanti seggi otterranno democristiani, i verdi o i liberali. Il sistema elettorale norvegese, penalizza i partiti con meno del 4% dei voti a livello nazionale. Questo significa che se i democristiani, i verdi o i liberali ottengono un risultato sotto la soglia di sbarramento nazionale, potrebbero ottenere solo 2 o 3 seggi in parlamento, ottenuti nei distretti circoscrizionali, diventando ininfluenti per la prossima maggioranza di governo. Al momento la media dei sondaggi dà 10 seggi per i verdi, 8 per i democristiani e 6 per i liberali.
A livello di blocchi quindi il “blocco rosso” con i 5 partiti di centrosinistra avrebbe circa 91 seggi contro i 78 del “blocco blu” di centrodestra. Tuttavia un governo di coalizione tra i 5 partiti di centrosinistra è decisamente improbabile, dato che ad esempio tra il Partito di Centro e il Partito Rosso sarebbe praticamente impossibile trovare un accordo in materia economica. Il partito Laburista vorrebbe formare una coalizione con la Sinistra Socialista e il Partito di Centro, ma i centristi preferirebbero un governo di minoranza Ap-Sp. La Sinistra Socialista vuole partecipare al governo con i laburisti e sarebbe favorevole ad un tripartito Ap-Sp-SV, appoggiato dall’esterno da verdi e comunisti. I verdi sarebbero favorevoli ad un governo di minoranza Ap-SV-MDG, appoggiato esternamente dai centristi e dai comunisti, mentre i comunisti vorrebbero un accordo di cooperazione con un eventuale governo di centrosinistra, ipotesi a cui sia Ap che Sp sono contrari. Il fatto poi che, come previsto dai sondaggi, il Partito di Centro andrà verso un disastro elettorale, potrebbe provocare un cambio ai vertici del partito e farlo spostare più a destra. A destra i conservatori vogliono formare la vecchia maggioranza H-FrP-KrF-V. Se questo non fosse possibile, il Partito del progresso vorrebbe aprire al Partito di Centro per formare una maggioranza di centrodestra tripartita H-Sp-FrP, appoggiata esternamente da liberali e democristiani. Tuttavia la posizione di questi due partiti fino ad oggi è stata di far parte un governo di centrodestra che includa il partito di centro ma con il Partito del Progresso che appoggi il governo dall’esterno, una situazione simile a quella dell’attuale governo svedese. Il problema principale è che la destra del FrP sembra destinata ad essere nettamente il primo partito dello schieramento di destra (otterrebbe tanti seggi quanti gli altri 3 partiti messi assieme) e quindi in tale posizione aspirerebbe a guidare un eventuale governo di centrodestra. A tal proposito sia esponenti liberali che i democristiani hanno recentemente aperto ad una ipotesi di un governo guidato dal Partito del Progresso.
Se tutte queste ipotesi non fossero praticabili un’altra possibile soluzione sarebbe una inedita “grande coalizione” tra laburisti e conservatori, magari appoggiata da liberali e democristiani, che lasci fuori la destra del FrP, e i partiti a sinistra dei laburisti, ipotesi rispetto alla quale tuttavia i due partiti si sono detti nettamente contrari.
Quali potrebbero essere i possibili sviluppi post-elettorali? Se il “Blocco Blu” (la coalizione di centro-destra guidata dal Partito Conservatore e dal Partito del Progresso) vincesse le elezioni norvegesi del settembre 2025, è probabile che la Norvegia assista a una svolta verso politiche economiche e sociali più conservatrici. Il Blocco Blu sostiene significativi tagli fiscali, un aumento della spesa per la difesa (fino al 3% del PIL) e una politica migratoria più restrittiva. In politica estera, sottolinea l’importanza del rafforzamento delle relazioni della Norvegia con la NATO e gli Stati Uniti, ed è generalmente più scettico nei confronti di un’ulteriore integrazione europea, preferendo mantenere le attuali relazioni della Norvegia con l’UE piuttosto che cercare legami più stretti. Il Partito del Progresso, in particolare, ha chiesto una posizione più decisa in materia di difesa e sicurezza, incluso un maggiore sostegno all’Ucraina e un approccio più duro nei confronti della Russia. Se il Partito Laburista rimarrà al potere, la Norvegia probabilmente proseguirà il suo percorso attuale: attenzione al welfare, aumento della spesa pubblica e un approccio equilibrato alle politiche energetiche e climatiche. Il partito laburista ha sottolineato il ruolo della Norvegia come fornitore energetico affidabile per l’Europa, spingendo al contempo per la transizione verso le energie rinnovabili. In politica estera, il partito sostiene l’adesione della Norvegia allo Spazio Economico Europeo e mantiene una posizione filoeuropea, nonostante le controversie interne e di coalizione sulle direttive energetiche dell’UE. Il partito laburista è impegnato nella cooperazione internazionale, incluso il sostegno all’Ucraina, e cerca di mantenere il ruolo della Norvegia come mediatore e contributore agli sforzi globali per la sicurezza e il clima.
Per quanto riguarda la politica estera: il Blocco Blu è più atlantista, favorevole a maggiori spese per la difesa, a un controllo più severo dell’immigrazione a un approccio più cauto all’integrazione nell’UE mentre i laburisti sono a favore di una maggior integrazione economica con la UE attraverso l’Area Economica Europea (SEE), un forte sostegno all’Ucraina, attenzione alla sicurezza energetica e alla transizione climatica e una politica sull’immigrazione più aperta.
In sintesi, una vittoria del Blocco Blu significherebbe probabilmente una politica estera più conservatrice, incentrata sulla sicurezza e scettica nei confronti dell’UE, mentre il partito laburista continuerebbe il suo approccio socialdemocratico, pre-europeo e orientato al welfare.
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