La storia della Russia dal 1991 ad oggi è iniziata con la dissoluzione dell’Unione Sovietica (URSS) il 26 dicembre 1991. Prima della dissoluzione dell’URSS, Boris Eltsin era stato eletto presidente della Russia nel giugno 1991 nelle prime elezioni presidenziali dirette della storia russa con il 56,8% dei voti sconfiggendo il candidato del Partito Comunista, Nikolai Ivanovich Ryzhkov. Ciò assicurava che Eltsin sarebbe stato il leader politico dello stato successore russo dopo lo scioglimento. Questa situazione provocò disordini politici quando la leadership sovietica e russa lottarono per il controllo, che culminò nel colpo di stato dell’agosto 1991 , dove l’esercito tentò di rovesciare il leader sovietico Mikhail Gorbaciov. Sebbene il colpo di stato sia stato infine sventato, questa situazione contribuì al collasso dell’URSS.
Una delle prime conseguenze della fine del regime sovietico fu la transizione dall’economia pianificata all’economia di mercato. Gli obiettivi da perseguire furono la liberalizzazione, stabilizzazione e privatizzazione, politiche basate sull’ideologia neoliberista “Washington Consensus” del FMI, della Banca Mondiale e del Dipartimento del Tesoro statunitense. Eltsin annunciò che la Russia avrebbe proceduto a drastiche riforme radicali orientate al mercato denominate ” terapia d’urto ” che fece gestiti dal Primo Ministro Egor Gajdar, un economista liberista trentacinquenne. I risultati della liberalizzazione, con l’abbassamento dei controlli sui prezzi, portarono tuttavia all’iperinflazione inasprita dalla decisione della Banca centrale di stampare nuova cartamoneta per finanziare il debito accumulato. Il potere d’acquisto di pensioni e stipendi crollò. Molte imprese russe, che non erano pronte ad affrontare il libero mercato internazionale, finirono in bancarotta aumentando il livello di disoccupazione. Il passaggio al libero mercato comportò la nascita di una nuova classe di imprenditori (alcuni dei quali dediti al mercato nero), i quali presero possesso delle ex aziende statali sovietiche (di cui spesso erano stati gli amministratori), eliminando la concorrenza, spesso con metodi illegali, arricchendosi in maniera sproporzionata. I nuovi oligarchi, una volta ottenuto il potere economico, diventarono protagonisti anche della vita politica del paese, mentre l’economia del paese finiva in una profonda recessione.
Lo scontro all’interno del nuovo regime per determinare i centri di potere dell’era post-sovietica e la natura delle riforme economiche, culminò nella sanguinosa crisi politica dell’autunno 1993, quando Etsin sciolse il parlamento, in aperto contrasto con la Costituzione russa, e ordinò nuove elezioni e un referendum per una nuova Costituzione. Il Parlamento dichiarò allora Etsin deposto e nominò Aleksandr Ruckoj presidente ad interim. In tutta risposta Eltsin ordinò alle forze speciali russe di bombardare e assaltare il palazzo della Duma di Stato, arrestando i deputati ribelli, provocando 187 morti e 437 feriti.
Gli elettori russi espressero il loro malcontento verso le nuove politiche liberiste del governo nelle prime elezioni parlamentari libere del 1993, quando il Partito Liberal-Democratico di Russia,(LDPR) formazione di estrema destra guidata da Vladimir Zhirinovsky arrivò in testa con il 22,9% dei voti, superando il partito liberalconservatore di Gajdar “scelta democratica”. In terza posizione, con il 12,5% dei voti arrivò il Partito Comunista della Federazione Russia (KPRF), guidato da Gennady Zyuganov.
Nel frattempo esplose la crisi in Cecenia, repubblica autonoma caucasica della Russia abitata da una popolazione in gran parte mussulmana guidata dal leader indipendentista Džochar Dudaev. Nel dicembre 1993, l’opposizione filorussa, appoggiata dal Cremlino, organizo’ un tentativo di colpo di stato, dichiaro’ decaduto Dudaev e nominò un governo alternativo per la Cecenia, chiedendo l’assistenza di Mosca. Eltsin ordinò all’esercito russo di invadere la Cecenia, provocando un conflitto armato che duro’ fino all’inizio del 1995, provocando la morte di all’incirca 25.000 civili e la distruzione della capitale della Cecenia Groznyj.
Nel 1995 Eltisn sciolse il parlamento, indicendo elezioni anticipate, che videro la vittoria dei comunisti del KPRF, con il 22,3% dei voti, seguiti dall’estrema destra dell’LDPR con l’11,2% e il partito conservatore filogovernativo La Nostra Casa Russia con il 10,1%. Le Elezioni presidenziali dell’anno successivo videro contrapposti il Presidente Elstin e il leader comunista Zjuganov. Eltsin vinse con il 54% dei voti validi, tuttavia ci furono forti accuse di frodi elettorali a favore del presidente uscente.
Nel 1998 la Russia fu nuovamente scossa da una grave crisi economica, legata al crollo dei prezzi delle materie prime, che portarono alle dimissioni del governo. Nel frattempo in Cecenia riesplose il conflitto armato con i separatisti islamici, che organizzarono sanguinosi attacchi terroristici anche in altre parti della Russia. Il potere di Eltsin (che soffriva di gravi problemi di alcoolismo) si faceva sempre più traballante. Il nuovo primo ministro, Evgenij Primakov, riuscì a risollevare l’economia del paese ma Eltsin, timoroso della sua popolarità lo licenzio’ nel maggio 1999, nominando al suo posto
Dopo la crisi finanziaria del 1998, il primo ministro Evgenij Maksimovič Primakov fu revocato dal presidente Eltsin nel maggio 1999, per timore della sua crescente popolarità. Al suo posto Eltsin nominò a capo del governo Sergej Stepašin, ex direttore dei servizi segreti FSB (l’ex KGB) e pochi mesi dopo, il direttore in carica dell’FSB, Vladimir Putin. Da personaggio quasi sconosciuto quale era, Putin riuscì velocemente a guadagnarsi la fiducia dell’opinione pubblica e di Eltsin soprattutto grazie alla sua gestione della seconda guerra cecena, che porto’ alla vittoria contro i ribelli separatisti.
Le elezioni parlamentari del dicembre 1999 videro ancora una volta arrivare in testa il KPRF con il 24,3% dei voti, seguito dal partito conservatore filogovernativo “Unità”, e dal partito centrista, anch’esso filogovernativo “Madrepatria” dell’ex primo ministro Primakov, con il 13,3,%. Il 31 dicembre 1999 Eltsin si dimise, ufficialmente per motivo di salute, e al suo posto fu nominato presidente ad interim Vladimir Putin in quanto seconda carica della stato, meno di 6 mesi dopo essere stato nominato primo ministro. Nel marzo 2000 si svolsero elezioni presidenziali anticipate che furono vinte agevolmente al primo turno da Putin con il 53,4% dei voti. Quello che accadde tra maggio e dicembre 1999 fu una specie di colpo di stato “al rallentatore” organizzato dai servizi segreti contro l’oligarchia dominante durante gli anni di Etlsin. Nei mesi e anni successivi alla presa di potere, Putin riuscì ad allontanare, con mezzi leciti e illeciti, tutti i vecchi oligarchi dal potere economico e politico della Russai, sostituendoli con persone a lui fedeli. Uno degli oligarchi piu’ potenti, Mikhail Khodorkovsky, proprietario dell’azienda petrolifera Yukos, fu imprigionato per evasione fiscale, la sua azienda venne smantellata e le sue attività vennero trasferite all’azienda statale Rosneft.
Negli anni successivi le condizioni economiche del paese migliorarono significativamente anche grazie ai maggiori introiti del governo dovuti all’aumento dei prezzi delle materie prime, che permisero di aumentare stipendi e pensioni, associati ad una rinnovata stabilità politica. Nelle elezioni del 2003, un nuovo partito nazionalconservatore filoputiniano “Russia Unita”, nato dalla fusione di “Unità” con altri partiti filogovernativi, ottenne il 37,6% dei voti e 223 seggi su 450. L’anno successivo Putin fu trionfalmente rieletto con il 71,9% dei voti. Nelle elezioni del 2007 Russia Unita ottenne il 64% dei voti, prima volta dopo la caduta dell’URSS che un partito otteneva la maggioranza assoluta dei consensi.
Nel 2008, non potendosi Putin ricandidare per un terzo mandato consecutivo, fece candidare un suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev alla presidenza. Quest’ ultimo, una volta eletto con il 71,2% dei voti nominò Putin primo ministro. Nelle elezioni parlamentari del 2011 Russia Unita scese al 49,3% dei voti, ma mantenne la maggioranza assoluta dei seggi. L’anno successivo Putin si fece rieleggere presidente, ottenendo il 63,6% dei voti e nominando Medvedev primo ministro. Nel frattempo Medvedev aveva modificato la costituzione, allungando i termini della presidenza a 6 anni, per permettere a Putin di restare presidente per altri 12 anni fino al 2024.
Nel frattempo la Russia stava attraversano uno nuova crisi finanziaria, che faceva aumentare il malcontento contro il governo. La crisi politica del 2014 in Ucraina servì come pretesto a Putin per far invadere e annettere illegalmente la penisola di Crimea alla Russia, mentre gruppi armati filorussi prendevano il controllo della regione del Donbass nell’est dell’Ucraina. L’annessione della Crimea fece crescere la popolarità di Putin e nelle elezioni parlamentari del 2016 Russia Unita salì al 54,6% dei voti. Nelle elezioni presidenziali del 2018 Putin è stato rieletto con il 76.7% dei voti. Nel gennaio 2020 Medvedev si è dimesso dalla carica di primo ministro ed è stato sostituito da Mikhail Mishustin.
Nelle prossime pagine gli sviluppo politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
Sostieni Sondaggi Bidimedia!
Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!
Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055
Fai una donazione tramite PayPal
Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!
Offrici un caffé con
Ko-fi
Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!
Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.
Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.