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Ottobre 18, 2026

Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Serbia: gli studenti sfidano il regime di Vučić

I PARTITI POLITICI

In queste elezioni parlamentari  si presentano 18 liste, la maggior parte, come in passato, formate da alleanze di vari partiti. Il Partito Progressista Serbo (SNS) si presenta all’interno di un’alleanza elettorale chiamata “Aleksandar Vučić – Serbia Unita”.  La coalizione di opposizione “Serbia contro la Violenza” si è sciolta e gran parte dei partiti che la componevano, tra cui il Partito Democratico, il Movimento dei Liberi Cittadini, il Movimento Popolare di Serbia e il Fronte Verde-Sinistra hanno deciso di appoggiare la neonata Lista degli Studenti.

Delle 18 liste in lizza, 7 sono liste rappresentative di minoranze etniche,   per le quali non scatta la soglia di sbarramento del 3% che invece si applica agli altri partiti nazionali. Secondo i sondaggi dovrebbero essere 5 o 6 le liste nazionali che potrebbero entrare in parlamento oltre a 4 o 5  liste rappresentanti delle minoranze etniche che, come nelle scorse elezioni, dovrebbero ottenere una dozzina di seggi.

 

 

Coalizione “Aleksandar Vučić – Serbia Unita”

Aleksandar Vučić — Serbia Unita è una coalizione elettorale guidata dal Partito progressista serbo (SNS), erede di quella presentata nel 2023  chiamata ” Aleksandar Vučić – La Serbia non si deve fermare, che aveva ottenuto 129 seggi alle scorse elezioni. Attualmente la nuova coalizione ha 110 seggi nel parlamento uscente. La coalizione dei partiti alleati dell’SNS è alla guida del governo nazionale dal 2012, a capo della regione autonoma della Vojvodina dal 2016,  e alla guida della città di Belgrado dal 2014. Il presidente serbo Vučić è di fatto il leader della coalizione, che è composta da 11 partiti, il maggiore dei quali è  di gran lunga il Partito Progressista Serbo (SNS).

Serbian Progressive Party logo.svg

Il Partito Progressista Serbo (Srpska napredna stranka, SNS) è un partito di  conservatore populista (in precedenza di destra nazionalista), fondato nel 2008, membro associato del PPE e dell’Unione Democratica Internazionale. E’ attualmente il maggior partito politico del paese, presente in parlamento con 105 seggi, ed è dal 2012  alla guida di un governo di coalizione con partiti minori. Il leader del partito è l’ex primo ministro e capo dello stato Aleksandar Vučić.

Il partito fu fondato nel 2008 come scissione dal Partito radicale serbo di estrema destra (SRS), il culmine di un conflitto decennale all’interno dell’SRS tra l’ala moderate guidata da Tomislav Nikolić e quella estremista composta dai seguaci di Vojislav Šešelj. Il Partito progressista, pur mantenendo una politica conservatrice e populista, si è spostato nel corso degli anni da posizioni filorusse a politiche nettamente pro-europeiste.  Le sue  posizioni economiche  sono orientate al neoliberismo.

Per le elezioni del 2012, l’SNS ha formato una coalizione ideologicamente variegata con altri partiti minori, che ha conquistato 73 seggi su 250. Nelle elezioni presidenziali dello stesso anno il leader del partito Tomislav Nikolić è stato eletto presidente sconfiggendo al ballottaggio il presidente uscente Boris Tadić. Aleksandar Vučić ha allora preso la leadership del partito mentre Ivica Dačić del Partito Socialista Serbo è stato nominato primo ministro dallo stesso Aleksandar Vučić alla testa di una coalizione di governo di coalizione.

Nelle elezioni anticipate del 2014 il Partito Progressista e i suoi alleati hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Aleksandar Vučić è stato nominato primo ministro, alla guida ancora di una alleanza con il Partito Socialista Serbo. Nelle  nuove elezioni anticipate del 2016, la lista del Partito Progressista ha perso la maggioranza assoluta, ma è stata confermata la coalizione di governo con il PSP. Nel 2017 Aleksandar Vučić è stato eletto presidente della Serbia e il posto di primo ministro è andato a Ana Brnabić, prima donna a capo del governo in Serbia.  Alle elezioni del 2020 il Partito Progressista Serbo si è presentato all’interno della coalizione “Per i Nostri Figli” che ha ottenuto oltre due terzi dei seggi in parlamento.

Nel 2021 al Partito Progressista Serbo si è unita l’Alleanza Patriottica Serba,  partito conservatore guidato dall’ex sindaco di Nuova Belgrado ed ex campione di pallanuoto Aleksandar Šapić  che alle elezioni del 2020 aveva ottenuto il 3,8% dei voti e 11 seggi. Vučić è stato rieletto presidente nel 2022, mentre l’SNS ha continuato a guidare il governo in alleanza  con l’SPS. Nel 2023 Vučević è succeduto a Vučić come presidente della SNS ed è poi stato primo ministro dal 2024 al 2025.

Ideologicamente l´SNS è un partito populista tendenzialmente conservatore senza una precisa ideologia. Col passare degli anni si è collocato su posizioni di centrodestra: nazionalismo serbo moderato, conservatorismo sociale e un forte populismo, con un’impronta personalistica legata alla figura di Vučić. Sul piano internazionale ha adottato una linea ufficialmente favorevole all’adesione all’Unione Europea, ma nella pratica ambivalente: mantiene rapporti stretti con Russia e Cina, rifiuta di riconoscere il Kosovo, non ha aderito alle sanzioni contro Mosca ed è responsabile della deriva autoritaria della Serbia degli ultimi anni.

Partito dei Pensionati Uniti di Serbia (PUPS):  partito socialmente conservatore rappresentante degli interessi dei pensionati, fondato nel 2005, presente in parlamento con 6 seggi.
Partito dei Lavoratori (RP): partito euroscettico,  ufficialmente di centrosinistra e rappresentante degli interessi dei lavoratori dipendenti, fondato pochi mesi fa e presente in parlamento con 3 seggi.

Serbia Sana (ZS):  partito di destra nazionalconservatore, fondato nel 2017 da una scissione del Partito Democratico di Serbia (DSS), attualmente presente in parlamento con 2 seggi.

Partito Popolare Serbo (SNP):  partito di destra nazionalconservatore, fondato nel 2014, presente nel parlamento uscente con 2 seggi.
Partito Popolare Contadino (NSS):  partito adi destra agrario conservatore, fondato nel 1990. Alle ultime elezioni ha ottenuto 1 seggio.
Partito Contadino Unito (USS):  partito di centrodestra agrario, fondato nel 1990, affiliato al Partito Popolare Europeo. Alle ultime elezioni ha ottenuto 1 seggio.
Partito dei Giurati Serbi (SSZ): partito di estrema destra ultranazionalista filo-russo fondato nel 2012, attualmente senza rappresentanza parlamentare.
Partito Radicale Serbo (SRS): partito di estrema destra nazionalista serba, attualmente senza rappresentanza parlamentare, fondato nel 1991 dal leader paramilitare Vojislav Šešelj.
Partito Nazionale Valacco (VNP): partito conservatore rappresentante della minoranza valacca in Serbia fondato nel 2004, senza rappresentanza parlamentare.
Alleanza Serbo-Bosniaca (BOSS): partito conservatore rappresentante della minoranza bosgnacca in Serbia, senza rappresentanza parlamentare.

 

 

 

Lista degli Studenti (SL)

La Lista Studentesca (SL) è una lista riformista anti-corruzione che si presenta per la prima volta alle elezioni. La lista  nasce dal movimento di protesta scoppiato dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, il 1° novembre 2024, che causò sedici morti. Gli studenti, dai campus occupati, formularono quattro richieste: la pubblicazione di tutta la documentazione sulla ristrutturazione della stazione, l’individuazione e il perseguimento degli aggressori di studenti e docenti, il ritiro delle accuse contro i manifestanti fermati e un aumento del 20% dei fondi per le università pubbliche. Salvo qualche progresso sui finanziamenti, nessuna fu soddisfatta. Nel maggio 2025 gli studenti chiesero elezioni anticipate, avviando la trasformazione del movimento in una formazione politica che fu ufficialmente registrata lo scorso maggio.

La struttura è inconsueta. La lista dei candidati non comprende né studenti né dirigenti dei partiti d’opposizione o ex membri dei partiti di governo. Il capolista, Ilija Srdanović, è un cardiologo e professore all’Università di Novi Sad, poco noto fuori dagli ambienti accademici

Sul piano ideologico la lista è eterogenea e rifugge le etichette tradizionali. Al suo interno ci sono sia conservatori che progressisti, con idee che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra. Il movimento non si basa su una nuova ideologia, ma su una nuova etica fondata su competenza, trasparenza e responsabilità. Vučić ne ha fatto un bersaglio polemico, accusando gli studenti di mancare di ideologia e di esperienza di governo. Le posizioni su Unione Europea, Kosovo e rapporti con la Russia rimangono vaghe.

Quanto al programma, il «Piano degli studenti», presentato il 15 settembre 2026, comprende undici punti suddivisi in tre sezioni: «Serbia o la mafia», «La conoscenza è potere» e «La Serbia cresce con noi». Il tema centrale è la lotta alla corruzione e ai legami tra Stato e criminalità organizzata, mentre sul piano istituzionale la lista richiede elezioni eque, con osservatori indipendenti, trasparenza dei finanziamenti elettorali e un reale pluralismo dei media. 

 

 

 

 

Ivica Dačić – Fattore di stabilità!

Ivica Dačić – Fattore di stabilità! è un’alleanza elettorale formata dal Partito Socialista Serbo (SPS) da Serbia Unita (JS) , dal Partito Socialdemocratico della Serbia (SDPS) e da Verdi di Serbia (ZS). La coalizione, che in passato era chiamata “Ivica Dačić – Primo Ministro della Serbia si è presentata alle elezioni del 2022, ottenendo l’11,8% dei voti e 31 seggi e nel 2023, ottenendo il 6,7% dei voti e 18 seggi. Dal 2022 la coalizione fa parte della maggioranza di governo, con  il leader del Partito Socialista Serbo, Ivica Dačić vice primo ministro.

 

Logo of the Socialist Party of Serbia.svg

ll Partito Socialista Serbo (Socijalistička partija Srbije, SPS) è un partito socialista di sinistra populista, attualmente al governo e presente con 11 seggi nell’Assemblea Nazionale.

Il Partito Socialista Serbo fu fondato nel 1990 come fusione  tra la Lega dei comunisti serbi , guidata da Slobodan Milošević e l’ Alleanza socialista dei lavoratori della Serbia, un’organizzazione politica di massa della ex Jugoslavia. Come successore della Lega dei comunisti, il partito divenne il partito dominante in Serbia; Milošević, in qualità di presidente dell’SPS, fu in grado di esercitare un notevole potere e influenza nel governo, nei media  e nel settore pubblico e privato. L’SPS durante l’era Milošević, fu accusato dall’opposizione di utilizzare uno stile di governo autoritario e di consentire l’esistenza di uno stato paramafioso.  I media di opposizione erano spesso molestati da minacce e molti giornalisti critici del regime venivano licenziati o arrestati. Nel 1999, il proprietario del quotidiano più popolare in Serbia fu ucciso in circostanze mai chiarite. Col passare del tempo, il Partito socialista serbo divenne sempre più isolazionista e anti-occidentale.

Il partito vinse le prime elezioni pluripartitiche in Serbia nel 1990 con 194 su 250 seggi. Nel 1992 il Partito Socialista perse la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e governò in coalizione con altri partiti minori (uno dei quali guidato dalla moglie di Milosevic) e in alcuni casi con l’estrema destra del Partito Radicale Serbo (SRS), in particolare dal 1993 al 1994 e di nuovo dal 1997 al 2000.

La prima partecipazione al governo del Partito Radicale coincise con l’apice della guerra civile nella ex Jugoslavia, con il governo serbo che appoggiava le milizie armate separatiste serbe in Bosnia Erzegovina e Croazia. Dopo l’uscita del Partito Radicale dal governo, Milosevic  poté firmare gli accordi di Dayton che mettevano fine alla guerra civile nella ex Jugoslavia.

Dopo le elezioni del 1997, boicottate dalla maggior parte dei partiti di opposizione, che avevano visto l’avanzata del Partito Radicale,  fu formata una nuova coalizione di governo tra SPS e SRS, che contribuì a far precipitare la situazione nel Kosovo, scatenando la guerra civile e l’intervento armato della NATO.  Nel 2000, dopo la sconfitta di Milosevic nelle elezioni presidenziali contro il leader dell’opposizione Vojislav Koštunica, fu formato un governo di coalizione nazionale tra l’SPS e l’opposizione democratica. Nelle successive elezioni del dicembre 2000, il Partito Socialista ottenne solo 37 seggi e andò all’opposizione.  Milosevic nel frattempo fu accusato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia di crimini contro l’umanità commessi in relazione alle guerre in Bosnia , Croazia e Kosovo. Estradato  nei Paesi Bassi ed imprigionato, Milosevic morì prima che il tribunale potesse emettere una sentenza nei suoi confronti.

Nelle elezioni del 2003 il partito perse ulteriormente consenso, scendendo a 22 seggi. Tuttavia, a causa delle divisioni tra i partiti di governo (Partito Democratico e Partito Democratico della Serbia), nel 2004 Kostunica varò un governo di minoranza appoggiato esternamente dal Partito Socialista. Questo parziale “Sdoganamento” da parte dello storico avversario di Milosevic consentì all’SPS di tornare ad avere un ruolo nel governo del paese. Nelle elezioni del 2007 il partito perse ulteriormente terreno scendendo a 16 seggi e tornò all’opposizione. I seggi scesero a 12 nelle elezioni anticipate del 2008, ma quando sembrava che il Partito Socialista fosse ormai al tramonto, la mancanza di un accordo tra i partiti di maggioranza lo portò al governo in una maggioranza di centrosinistra assieme al Partito Democratico.

Il ritorno al governo fece bene al Partito Socialista, che alle elezioni del 2012 vide salire la propria rappresentanza in parlamento a 25 seggi.  Dal momento che dalle elezioni non era emersa nessuna maggioranza, il Partito Socialista riuscì a negoziare un accordo di governo con il Partito Progressista di Tomislav Nikolić, permettendo ad un proprio esponente, Ivica Dačić, di diventare primo ministro. La coalizione tuttavia si ruppe dopo due anni. Nel 2014 ci furono elezioni anticipate, che videro un ‘avanzata per il Partito Progressista e una sostanziale stabilità per il Partito Socialista. Il nuovo governo comprendeva ancora Partito Socialista e Partito Progressista, ma era guidato da un esponente di quest’ultimo, Aleksandar Vučić. Nel 2016 il Partito Progressista ottenne la maggioranza assoluta dei seggi ma continuò  la collaborazione di governo con il Partito Socialista, lo stesso accadde nelle elezioni del 2020, dove il Partito Socialista ottenne 20 seggi. Il Partito Socialista ha continuato a far parte della maggioranza di governo fino ad oggi.

Il Partito Socialista si definisce socialdemocratico e fa parte della famiglia socialista internazionale, ma nella pratica ha assunto un profilo ibrido: un nazionalismo serbo di impronta conservatrice, un forte accento sulla tutela sociale dei pensionati e dei dipendenti pubblici, e un populismo di sinistra legato alla difesa dello Stato e del suo ruolo nell’economia. In politica estera l’SPS sostiene ufficialmente l’adesione all’Unione Europea, ma mantiene rapporti molto stretti con la Russia, rifiuta il riconoscimento del Kosovo e si oppone alle sanzioni contro Mosca.

Serbia Unita (JS)  è  un partito di destra nazionalconservatore, fondato nel 2004,  Alle ultime elezioni ha ottenuto 58 seggi nell’Assemblea Nazionale. Durante i suoi primi anni, il partito ha avuto stretti rapporti con altri partiti di destra, per poi allearsi nel 2008 con il Partito Socialista Serbo, con il quale poi si è presentato in tutte le successive elezioni. Serbia Unita è a favore dell’adesione  della Serbia all’Unione Europea.  A livello internazionale il partito è  legato alla destra USA e ha appoggiato la presidenza di Donald Trump.

I Verdi della Serbia (ZS) sono un partito ecologista, fondato nel 2007,  membro osservatore del Partito Verde Europeo. Alle ultime elezioni ha ottenuto 1 seggio nell’Assemblea Nazionale. Il partito sostiene la protezione dell’ambiente, la promozione dello sviluppo sostenibile della società,  l’adesione della Serbia all’Unione europea, il sostegno al dialogo e alla prevenzione dei conflitti, la giustizia sociale, la solidarietà , la democrazia diretta , il rispetto della diversità e dei diritti umani e la prevenzione di tutte le forme di violenza.

Il Partito Socialdemocratico di Serbia (SDPS) è un partito di centro-sinistra, fondato nel 2009,  membro dell’internazionale socialista. Alle ultime elezioni ha ottenuto 6 seggi nell’Assemblea Nazionale. Il suo orientamento è quello di un partito socialdemocratico di sinistra moderata, che sul piano ideologico insiste su un profilo civico e multietnico.

 

 


Destra Autentica – Dr. Miloš Jovanović 

La Lista “Destra Autentica – Dr. Miloš Jovanović ” è una lista elettorale di destra nazionalconservatrice espressione dell’Alternativa Nazionale Democratica (NADA).

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L’ Alternativa Nazionale Democratica (NADA , letteralmente  ‘speranza’) è una coalizione politica nazional-conservatrice formata, guidata dal Nuovo Partito Democratico della Serbia (NDSS) e dal partito “Monarchici – Movimento per il Regno di Serbia“.  In precedenza l’alleanza comprendeva il Movimento per la Restaurazione del Regno di Serbia (POKS), che pero’ pochi mesi fa ha abbandonato la coalizione. Nelle elezioni del 2022  NADA ha ottenuto il 5,5% e 15 seggi e in quelle del 2023 ha ottenuto il 5,2% e 13 seggi.

Il Nuovo Partito Democratico della Serbia (NDSS), noto fino al 2022 come Partito Democratico della Serbia (DSS), è un partito politico nazional-conservatore attualmente presente nell’Assemblea Nazionale con 7 seggi.

Il partito fu fondato nel 1992 dalla fazione conservatrice dell’allora Partito Democratico, guidata da Vojislav Koštunica.  Alle elezioni del 1992 il partito fece parte della coalizione di opposizione DEPOS,  ottenendo 18 seggi. I dissidi all’interno della coalizione portarono il DSS ad abbandonarla e a presentarsi con una propria lista alle elezioni anticipate del 1993, dove ottenne solo 7 seggi. Nel 1997, assieme al Partito Democratico, decise di boicottare le elezioni, non ritenendole sufficientemente democratiche.

Nel 2000 Vojislav Koštunica sconfisse Slobodan Milosevic alle elezioni presidenziali. che portarono alla caduta del regime di Milosevic  e alla creazione di un governo di unità nazionale. Nelle elezioni parlamentari dello stesso anno il DSS si presentò all’interno della lista dell’opposizione democratico DOS,  ottenendo 45 seggi e andando poi all’opposizione del governo guidato dal Partito Democratico di Zoran Đinđić. Alle elezioni del 2003 il partito si presentò da solo ottenendo 53 seggi, andando a guidare il governo serbo con  Zoran Živković. Nel 2004 la coalizione DOS si ruppe e fu formato un governo di minoranza guidato da Koštunica appoggiato esternamente dal Partito Socialista. Nelle elezioni del 2007 il DSS scese a 33 seggi, ma Kostunica fu in grado di continuare a governare grazie ad un accordo con il Partito Democratico dell’allora presidente Boris Tadić.  La coalizione durò solo pochi mesi e nel 2008 furono indette elezioni anticipate.  Il DSS subì un ulteriore calo, scendendo a 21 seggi e fu costretta ad andare all’opposizione di un governo guidato dal DS.  Nelle elezioni del 2012,  con la creazione del Partito Progressista Serbo da parte di Tomislav Nikolić, il DSS perse quasi la metà dei propri voti, ma riuscì  a mantenere i suoi 21 seggi in parlamento, continuando a restare all’opposizione. Alle elezioni del 2014 il partito scese sotto la soglia del 5% dei voti, perdendo la propria rappresentanza parlamentare, per poi tornare in parlamento con 6 seggi nelle elezioni del 2016. Alle elezioni del 2020 il partito scese al suo minimo storico con solo il 2,2% dei voti e nessun deputato. Nelle elezioni del 2022, all’interno dell’alleanza NADA ha ottenuto 7 segg,  confermati nelle elezioni del 2023.

Negli ultimi anni il DSS è diventato sempre più nazionalista, soprattutto per quanto riguarda la questione dell’indipendenza del Kosovo, alla quale è totalmente contrario. A causa di questa posizione è anche contrario all’adesione della Serbia alla UE, se questo significa riconoscere il Kosovo come indipendente. Questo ha spinto il partito verso posizione sempre più euroscettiche, fino alla sua uscita dal Partito Popolare Europeo.

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Piattaforma per un Serbia Europea (PES)

La Piattaforma per una Serbia Europea (PES ) è una coalizione composta da partiti di opposizione filoeuropei . Fondata nel giugno 2026, ne fanno parte il Partito della Libertà e della Giustizia (SSP) , il Centro Serbia (SRCE) e il partito Solidarietà di Goran Ješić . La coalizione nasce dalla cooperazione di cinque partiti politici iniziata nel dicembre 2025 e successivamente ridotta a tre.

 

Il Partito della Libertà e della Giustizia (Stranka slobode i pravde , SSP) è un partito socialdemocratico, fondato  nel 2019 dalla fusione del Partito Verde Ecologista e  del partito della Sinistra Serba. Il partito è membro osservatore del PSE ed è presente nell’Assemblea Nazionale con 12 seggi.  Dopo aver boicottato le elezioni del 2020, nel 2022 si è presentato assieme al Partito Democratico all’interno della coalizione di opposizione “Uniti per la Vittoria della Serbia” ottenendo 10 seggi. Alle elezioni del 2023 si è presentato all’interno della coalizione “Serbia contro la Violenza”, ottenendo 15 seggi.  Ideologicamente il Partito della Libertà e della Giustizia è orientato alla socialdemocrazia,  alla politica verde ed è a favore di una tassazione progressiva. In politica estera sostiene l’ adesione della Serbia all’Unione Europea, le sanzioni contro la Russia ed è critico verso gli investimenti cinesi nelle infrastrutture della Serbia.

Il Centro Serbia (SRCE) è una formazione politica di centro, attualmente presente in parlamento con 8 deputati. Il partito è stato fondato nel 2022 da Zdravko Ponoš, candidato alle elezioni presidenziali dalla coalizione “Uniti per la vittoria della Serbia”.  Dopo essere arrivato al secondo posto con il 18% dei voti,  ha deciso di creare  una propria formazione politica, rimanendo comunque all’interno del blocco di opposizione di centrosinistra, partecipando alle elezioni del 2023 all’interno dell’alleanza “Serbia contro la Violenza”   Il partito è filoeuropeista, ambientalista e critico nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina.

Solidarietà è un partito di centro europeista fondato nel 2024 da Goran Ješić, ex deputato del Partito Democratico. Il suo programma prevede un governo di transizione di esperti che prepari elezioni libere, l’ingresso nell’UE e nella NATO e la decentralizzazione dello Stato.

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