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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Serbia: la guerra in Ucraina allontana il regime “illiberale” di Vučić dall’Europa.

File:Flag of Serbia (bordered).svg - WikipediaDomenica 3 aprile i cittadini serbi si recano ai seggi per una doppia elezioni: eleggereil presidente della Serbia e rinnovare i 250 membri dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del paese, in elezioni anticipate dopo solo  due anni di legislatura. Oltre alle elezioni parlamentari, si terranno elezioni locali in 12  comuni e 2 città metropolitane, compresa Belgrado. È molto probabile che queste elezioni si trasformino ancora una volta in un plebiscito per Aleksandar Vučić, Presidente della Repubblica e leader indiscusso dell’SNS, il Partito Progressista Serbo (SNS), principale partito di governo della Serbia dal 2012.

Il Partito Progressista Serbo è infatti andato al governo subito dopo la sua fondazione,  in coalizione con il Partito socialista serbo (SPS), coalizione poi confermata dopo le elezioni del 2017. e quelle del 2020, queste ultime boicottate dalla maggioranza dei partiti, di opposizione, che affermano che le condizioni non erano libere ed eque. Vučić, primo ministro dal 2014 al 2017, quando è stato eletto presidente nel 2017 , ha affrontato proteste di massa durante il suo primo mandato, in particolare nel periodo 2018-2020 e nel luglio 2020. Vučić ha anche curato i dialoghi con i partiti di opposizione che avevano boicottato le elezioni del 2020 per indurli a partecipare a questa tornata elettorale. Nel corso del 2021 e all’inizio del 2022 si sono svolte anche proteste ambientaliste , il culmine delle quali è stato raggiunto a novembre e dicembre 2021. Il governo ha anche tenuto un referendum sull’attuazione delle modifiche alla costituzione nel gennaio 2022 che è stato approvato dal 60% degli elettori, sebbene l’affluenza alle urne fosse solo del 30%.

Nel frattempo il regime di Vucic sta assumendo un carattere sempre più illiberale. La libertà di stampa è stata negli ultimi anni notevolmente indebolita. I media sono sempre più polarizzati e divisi fra quelli pro-regime e coloro che si oppongono. Di conseguenza i giornalisti che non seguono la linea del governo vengono definiti traditori, spie e nemici della Serbia. Verso l’estero, ed in particolare verso l’Unione Europea, tuttavia Vučić fino ad oggi aveva mantenuto un volto rassicurante. Vucic voleva che la Serbia potesse entrare il prima possibile nell’Unione Europea ma per far questo doveva non solo riuscire a risolvere la questione del Kosovo ma anche evitare di trasformare il suo paese in un regime illiberale e ridurre la sua dipendenza politica nei confronti della Russia.  Lo scoppio della guerra in Ucraina e le recenti tensioni nella vicina Bosnia-Erzogovina (dove la Repubblica Srpska minaccia la secessione) hanno avuto una forte ripercussione nella politica serba, dando vigore alle formazioni politiche di destra nazionalista e ai partiti che le rappresentano, che adesso premono su Vučić  per una rottura con la UE e un riallineamento con la Russia di Putin.

I maggiori partiti di opposizione hanno deciso di presentarsi uniti in queste elezioni con la coalizione Serbia Unita che raggruppa un’ampia gamma di formazioni di centrosinistra e centrodestra.  Nonostante tutto le loro possibilità rimangono scarse: non solo sono frenate da condizioni elettorali ingiuste, ma l’opposizione di fatto non è ancora in grado di radunarsi dietro un singolo leader e mantenere un fronte unito.  Gli altri due principali raggruppamenti di opposizione sono  l’Alternativa Democratica Nazionale di destra; e Moramo! , un movimento di populisti ecologisti  di sinistra.  Ognuno dei gruppi di opposizione ha presentato un proprio candidato alla presidenza, tuttavia nessuno di questi rappresenta un serio rischio per la riconferma di Vucic.

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of Serbia.svg

La Serbia è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, con un sistema multipartitico. Il potere legislativo è conferito al parlamento e in alcuni casi può essere esercitato anche dal governo. Il potere esecutivo è esercitato dal governo guidato dal Primo Ministro. La magistratura è indipendente dall’esecutivo e dal legislatore. Il presidente è il capo dello stato.

Il parlamento unicamerale della Serbia è l’ Assemblea Nazionale, composta da 250 seggi. I deputati sono eletti per un mandato di 4 anni con sistema proporzionale con sbarramento nazionale al 3%  (ridotto rispetto al 5% delle elezioni passate) per i partiti nazionali. Lo sbarramento non vale per i partiti rappresentanti delle minoranze etniche (ungheresi, bosniache e albanesi).  

il presidente viene eletto con voto diretto e popolare con eventuale secondo turno di ballottaggio, per un mandato di cinque anni, rinnovabile una sola volta. Il presidente nomina il primo ministro su indicazione del parlamento. Le funzioni del presidente sono in gran parte cerimoniali, tuttavia negli ultimi anni la presidenza della repubblica ha assunto di fatto un ruolo predominante nell’azione di governo.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Serbia è una cosiddetta “Democrazia imperfetta”, al livello di paesi tipo Romania, Mongolia, Leshoto e Repubblica Dominicana.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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