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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Serbia: verso un regime “illiberale europeista”

 

File:Flag of Serbia.svg

Domenica 21 giugno i cittadini serbi si recano ai seggi per rinnovare i 250 membri dell’Assemblea Nazionale, il parlamento unicamerale del paese. È molto probabile che queste elezioni si trasformino in un plebiscito per Aleksandar Vucic, Presidente della Repubblica e leader indiscusso dell’SNS, il Partito Progressista Serbo.

I sondaggi che circolano in questi giorni gli assegnano addirittura la maggioranza assoluta con oltre il 55% dei voti, percentuale data ancora in aumento. Un risultato che premierebbe il Governo attuale che si regge sull’accordo tra il SNS e il Partito socialista di Ivica Dacic, Ministro degli esteri, anch’esso dato in crescita al 13%. Ma quali sono le ragioni di questa situazione e del previsto tracollo elettorale delle opposizioni? Si potrebbe pensare da una parte alla innegabile fase di espansione economica che, nonostante la contenuta presenza del contagio da coronavirus e le difficoltà imposte dal periodo delle restrizioni, la Serbia continua a conservare e dall’altra alla fallimentare strategia della opposizione di centrosinistra, che ha puntato su un improbabile boicottaggio del voto lamentando la mancanza di spazi sui media e che in caso di partecipazione alle elezioni raccoglierebbe solo l’otto per cento,  mettendo insieme oltre a forze minori, i  resti del Partito Democratico, fortemente indebolito dopo la scissione  da parte della fazione legata all’ex presidente Boris Tadić. Ciò anche perché con una mossa intelligente Vucic è riuscito a dividerla facendo approvare una legge che abbassa la soglia di rappresentanza in Parlamento al 3% invogliando quindi molte formazioni politiche anche di opposizione alla partecipazione e rendendo molto meno fastidiosa la presenza dell’ eventuale boicottaggio.
E’ quello che farà  l’estrema destra del Partito Radicale di Vojislav Seselj, valutato al 3,5%, e altre formazioni minori convinte di entrare in Parlamento. Tra queste oltre a formazioni regionaliste come il Partito che raggruppa la comunità magiara in Vojvodina vi è anche un nuovo partito conservatore, Serbia Patriottica di Aleksandar Sapic, che è dato al 4%. Una possibile mossa di Vucic, di cui già si parla ufficiosamente a Belgrado sarebbe quella di rafforzare ulteriormente la maggioranza di Governo dopo le elezioni coinvolgendo proprio il partito di Sapic.
Un Governo ancora più forte potrebbe mettere mano anche alla questione dell’indipendenza del Kosovo, di cui in campagna elettorale si parla solo in termini propagandistici, ma che bisognerà affrontare concretamente anche contando su un apporto più conciliante del nuovo Governo moderato di centrodestra europeista che si è appena insediato a Pristina. Intanto oltre agli investimenti degli Emirati Arabi e della Cina, l’ottimo rapporto e la tassazione agevolata con la Russia, la Serbia prosegue il feeling economico con l’Italia. Dopo FCA a Kragujevac, Calzedonia in Vojvodina e Seci a Belgrado tanto per citare i più importanti, all’inizio di luglio è previsto nei dintorni di Novi Sad, dove già ci sono gli uffici, l’apertura di uno stabilimento del gruppo novarese agro alimentare Novamont che all’inizio dell’anno aveva firmato un accordo col Governo serbo per la realizzazione di un nuovo modello di raccolta e di trasformazione di rifiuti urbani e agricoli e per la consulenza nel settore della bioeconomia circolare. Una risposta in termini di innovazione e occupazione che la Serbia fornisce per il suo sviluppo economico e sociale e che rappresenta un ulteriore esempio di cooperazione economica con l’Italia.

Nel frattempo pero’ il regime di Vucic sta assumendo un carattere sempre più illiberale. La libertà di stampa è stata negli ultimi anni notevolmente indebolita. Freedom House ha declassato la Serbia dallo status di democrazia a quello di regime ibrido. Secondo Reporter senza frontiere il Paese occupa il 93-esimo posto nel mondo quanto a libertà di stampa ed è definito come “stato preoccupante”. I media sono sempre più polarizzati e divisi fra quelli pro-regime e coloro che si oppongono. Di conseguenza i giornalisti che non seguono la linea del governo vengono definiti traditori, spie e nemici della Serbia. 

Verso l’estero, ed in particolare verso l’Unione Europea, tuttavia Vucic mantiene un volto rassicurante. Vucic vuole che la Serbia possa entrare il prima possibile nell’Unione Europea ma per far questo deve non solo riuscire a risolvere la questione del Kosovo ma deve anche evitare di trasformare il suo paese in un regime illiberale e ridurre la sua dipendenza politica nei confronti della Russia.

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of Serbia.svg

La Serbia è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, con un sistema multipartitico. Il potere legislativo è conferito al parlamento e in alcuni casi può essere esercitato anche dal governo. Il potere esecutivo è esercitato dal governo guidato dal Primo Ministro. La magistratura è indipendente dall’esecutivo e dal legislatore. Il presidente è il capo dello stato.

Il parlamento unicamerale della Serbia è l’ Assemblea Nazionale, composta da 250 seggi. I deputati sono eletti per un mandato di 4 anni con sistema proporzionale con sbarramento nazionale al 3%  (ridotto rispetto al 5% delle elezioni passate) per i partiti nazionali. Lo sbarramento non vale per i partiti rappresentanti delle minoranze etniche (ungheresi, bosniache e albanesi).  

il presidente viene eletto con voto diretto e popolare con eventuale secondo turno di ballottaggio, per un mandato di cinque anni, rinnovabile una sola volta. Il presidente nomina il primo ministro su indicazione del parlamento. Le funzioni del presidente sono in gran parte cerimoniali, tuttavia negli ultimi anni la presidenza della repubblica ha assunto di fatto un ruolo predominante nell’azione di governo.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Serbia è una cosiddetta “Democrazia imperfetta”, al livello di paesi tipo Romania, Indonesia, Thailandia ed Ecuador.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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