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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Serbia: verso un regime “illiberale europeista”

I PARTITI POLITICI

In queste elezioni si presentano 18 liste, la maggior parte, come in passato formate da alleanze di vari partiti.  Alcuni dei maggiori partiti di opposizione, in particolare il Partito Democratico (DS) e il Partito Socialdemocratico (SDS) hanno deciso di boicottare le elezioni. Delle 12 liste in lizza solo 4 o 5 secondo i sondaggi hanno qualche  possibilità di superare la soglia di sbarramento del 5% necessaria per essere rappresentati nell’Assemblea Nazionale.

 

 

Partito Progressista Serbo (SNS) 

Serbian Progressive Party logo.svg

Il Partito Progressista Serbo (Srpska napredna stranka, SNS) è un partito di destra conservatore nazionalista, fondato nel 2008, membro del PPE e dell’Unione Democratica Internazionale. E’ attualmente il maggior partito politico del paese ed è alla guida di un governo di coalizione con partiti minori. Il Partito Progressista è il maggior partito del Paese e domina la coalzione di governo.  Il leader del partito, l’ex primo ministro Aleksandar Vučić è attualmente presidente della Serbia .

Il partito fu fondato nel 2008 come scissione dal Partito radicale serbo di estrema destra (SRS), il culmine di un conflitto decennale all’interno dell’SRS tra l’ala moderate guidata da Tomislav Nikolić e quella estremista composta dai seguaci di Vojislav Šešelj. Il Partito progressista, pur mantenendo una politica nazionalconservatrice ha adottato politiche nettamente pro-europeiste.

Per le elezioni del 2012, l’SNS ha formato una coalizione ideologicamente variegata con altri partiti minori, che ha conquistato 73 seggi su 250. Nelle elezioni presidenziali dello stesso anno il leader del partito Tomislav Nikolić è stato eletto presidente sconfiggendo al ballottaggio il presidente uscente Boris Tadić. Aleksandar Vučić ha allora preso la leadership del partito mentre Ivica Dačić del Partito Socialista Serbo è stato nominato primo ministro dallo stesso Aleksandar Vučić alla testa di una coalizione di governo di coalizione.

Nelle elezioni anticipate del 2014 il Partito Progressista e i suoi alleati hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Aleksandar Vučić è stato nominato primo ministro, alla guida ancora di una alleanza con il Partito Socialista Serbo. Nelle  nuove elezioni anticipate del 2016, la lista del Partito Progressista ha perso la maggioranza assoluta, ma è stata confermata la coalizione di governo con il PSP. Nel 2017 Aleksandar Vučić è stato eletto presidente della Serbia e il posto di primo ministro è andato a Ana Brnabić, prima donna a capo del governo in Serbia.

 

Partito Socialista di Serbia (SPS)

Logo of the Socialist Party of Serbia.svg

ll Partito Socialista Serbo (Socijalistička partija Srbije, SPS) è un partito socialista di sinistra populista e nazionalista, attualmente al governo, al momento presente con 20 seggi nell’Assemblea Nazionale.

Il Partito Socialista Serbo fu fondato nel 1990 come fusione  tra la Lega dei comunisti serbi , guidata da Slobodan Milošević e l’ Alleanza socialista dei lavoratori della Serbia, un’organizzazione politica di massa della ex Jugoslavia.

Come successore della Lega dei comunisti, il partito divenne il partito dominante in Serbia; Milošević, in qualità di presidente dell’SPS, fu in grado di esercitare un notevole potere e influenza nel governo, nei media  e nel settore pubblico e privato. L’SPS durante l’era Milošević, fu accusato dall’opposizione di utilizzare uno stile di governo autoritario e di consentire l’esistenza di uno stato paramafioso.  I media di opposizione erano spesso molestati da minacce e molti giornalisti critici del regime venivano licenziati o arrestati. Nel 1999, il proprietario del quotidiano più popolare in Serbia fu ucciso in circostanze mai chiarite. Col passare del tempo, il Partito socialista serbo divenne sempre più isolazionista e anti-occidentale. 

Il partito vinse le prime elezioni pluripartitiche in Serbia nel 1990 con 194 su 250 seggi. Nel 1992 il Partito Socialista perse la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e governò in coalizione con altri partiti minori (uno dei quali guidato dalla moglie di Milosevic) e in alcuni casi con l’estrema destra del Partito Radicale Serbo (SRS), in particolare dal 1993 al 1994 e di nuovo dal 1997 al 2000.

La prima partecipazione al governo del Partito Radicale coincise con l’apice della guerra civile nella ex Jugoslavia, con il governo serbo che appoggiava le milizie armate separatiste serbe in Bosnia Erzegovina e Croazia. Dopo l’uscita del Partito Radicale dal governo, Milosevic  poté firmare gli accordi di Dayton che mettevano fine alla guerra civile nella ex Jugoslavia.

Dopo le elezioni del 1997, boicottate dalla maggior parte dei partiti di opposizione, che avevano visto l’avanzata del Partito Radicale,  fu formata una nuova coalizione di governo tra SPS e SRS, che contribuì a far precipitare la situazione nel Kosovo, scatenando la guerra civile e l’ntervento armato della NATO.  Nel 2000, dopo la sconfitta di Milosevic nelle elezioni presidenziali contro il leader dell’opposizione Vojislav Koštunica, fu formato un governo di coalizione nazionale tra l’SPS e l’opposizione democratica. Nelle successive elezioni del dicembre 2000, il Partito Socialista ottenne solo 37 seggi e andò all’opposizione.  Milosevic nel frattempo fu accusato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia di crimini contro l’umanità commessi in relazione alle guerre in Bosnia , Croazia e Kosovo. Estradato  nei Paesi Bassi ed imprigionato, Milosevic morì prima che il tribunale potesse emettere una sentenza nei suoi confronti.

Nelle elezioni del 2003 il partito perse ulteriormente consenso, scendendo a 22 seggi. Tuttavia, a causa delle divisioni tra i partiti di governo (Partito Democratico e Partito Democratico della Serbia), nel 2004 Kostunica varò un governo di minoranza appoggiato esternamente dal Partito Socialista. Questo parziale “Sdoganamento” da parte dello storico avversario di Milosevic consentì all’SPS di tornare ad avere un ruolo nel governo del paese. Nelle elezioni del 2007 il partito perse ulteriormente terreno scendendo a 16 seggi e tornò all’opposizione. I seggi scesero a 12 nelle elezioni anticipate del 2008, ma quando sembrava che il Partito Socialista fosse ormai al tramonto, la mancanza di un accordo tra i partiti di maggioranza lo portò al governo in una maggioranza di centrosinistra assieme al Partito Democratico.

Il ritorno al governo fece bene al Partito Socialista, che alle elezioni del 2012 vide salire la propria rappresentanza in parlamento a 25 seggi.  Dal momento che dalle elezioni non era emersa nessuna maggioranza, il Partito Socialista riusci a negoziare un accordo di governo con il Partito Progressista di Tomislav Nikolić, permettendo ad un proprio esponente, Ivica Dačić, di diventare primo ministro. La coalizione tuttavia si ruppe dopo due anni. Nel 2014 ci furono elezioni anticipate, che videro un ‘avanzata per il Partito Progressista e una sostanziale stabilità per il Partito Socialista. Il nuovo governo comprendeva ancora Partito Socialista e Partito Progressista, ma era guidato da un esponente di quest’ultimo, Aleksandar Vučić. Nel 2016 il Partito Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi ma ha continuato la collaborazione di governo con il Partito Socialista.

Il Partito Socialista negli ultimi anni ha assunto una politica  moderata socialdemocraticia, dichiarando di opporsi e al populismo e al razzismo, dichiarandosi a favore della privatizzazione e contemporaneamente sostenendo lo stato sociale, il socialismo democratico e l’ingresso della Serbia nell’Unione europea.  Il partito ha anche moderato sensibilmente l’atteggiamento nazionalista che è stato una delle sue caratteristiche principali fin dalla sua fondazione.

 

 

Partito Radicale Serbo (SRS) 

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Il Partito Radicale Serbo (Srpska radikalna stranka, SRS) è un partito di estrema destra nazionalista serba fondato nel 1991 dal leader paramilitare Vojislav Šešelj. 

Šešelj inizialmente faceva parte del Movimento di Rinnovamento Serbo (SPO, conservatori) ma abbandonò il partito causa di dispute interne con Vuk Drašković, allora leader dell’opposizione al regime di Slobodan  Milosevic.

Il Partito Radicale nacque dalla fusione di due piccoli partiti di estrema destra.  L’ascesa dell’SRS fu in parte favorita dal regime di Milosevic, che gli diede largo spazio sui media, in modo da dividere ed indebolire l’opposizione al suo governo. Con l’SRS autorizzato a diffondere le sue opinioni ultranazionaliste sulla televisione di stato, il Partito Socialista di Milosevic poteva presentarsi come un partito relativamente moderato, seppur ancora patriottico.

Alle elezioni parlamentari del 1992 il Partito Radicale Serbo ottenne un notevole, successo, diventando con il 22,6% dei voti il secondo partito del paese dopo il Partito Socialista.  Pur non entrando formalmente al governo, l’SRS appoggiò  inizialmente dall’esterno il governo di Milosevic, fino a che nel 1993 Milosevic, preoccupato dell’ascesa politica di Šešelj, convocò nuove elezioni, facendo quasi scomparire l’SRS dai media in campagna elettorale. I risultati videro l’SRS scendere ail 13,9% dei voti, mentre l’SPS saliva al 38%.  Libero dal ricatto politico dell’estrema destra, Milosevic poté firmar gli accordi di Dayton del 1995 per riportare la pace in Bosnia.

Šešelj denunciò Milosevic come un “traditore della Patria Serba”. Nelle elezioni del 1997 l’SRS fece un nuovo balzo in avanti arrivando al 28,1% dei voti e superando il candidato socialista alle elezioni presidenziali poi annullate. L ‘SRS entrò  a far parte del governo serbo, con Šešelj vice primo ministro e ministro dell’informazione. La presenza dell’ultradestra nazionalista al governo fece esplodere la guerra civile in Kosovo, che portò all’intervento militare della NATO.

Con la caduta di Milosevic nel 2000 e la netta vittoria dei partiti di opposizione democratica nelle elezioni successive,  il Partito Radicale subì una netta sconfitta elettorale e fu estromesso dal governo.  Nel 2003 Seselj si dovette dimettere dalla guida del partito, accusato di crimini di gurra dal Tribunale Internazionale dell’Aia. Al suo posto fu eletto leader del partito Tomislav Nikolic che rappresentava la fazione moderata del partito. Alle successive elezioni politiche l’SRS tornò ad essere il primo partito del paese con quasi al 28% dei voti e Nikolic fu sconfitto al ballottaggio alle elezioni presidenziali del 2004. Le elezioni parlamentari del 2007 e del 2008 confermarono il risultato di quelle precedenti, mentre Nikolic fu di nuovo sconfitto al ballottaggio nelle elezioni presidenziali del 2008.

A causa del sostegno di Tomislav Nikolić all’adesione della Serbia all’Unione europea, Seselj lo fece espellere dal partito. Nikolić  allora formò il Partito Progressista Serbo, di ispirazione nazionalconservatrice moderata europeista, portandosi dietro buona parte del gruppo dirigente del partito, mentre il Partito Radicale, di nuovo nelle mani di Seselj, tornava al suo orientamento tradizionale di estrema destra.

Le elezioni del 2012 furono disastrose per il Partito Radicale, che scese al 4,6% dei voti e perse la sua rappresentanza parlamentare. Nelle elezioni del 2014 scese addirittura al 2,0%. Solo ne 2016 l’SRS è riuscito a tornare in parlamento con l’8% dei voti e 22 seggi. 

L’ideologia di base del partito si basa sul nazionalismo serbo e l’obiettivo di creare una Grande Serbia.  Il partito è anche fortemente contrario all’integrazione europea  e alla globalizzazione, propugnando invece legami più stretti con la Russia.  L’SRS è estremamente critico nei confronti del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY), dove Šešelj è stato incarcerato dal 2003 al 2014. Il partito  considera l’ex generale Ratko Mladiće l’ex presidente della Republika Srpska Radovan Karadžić come “eroi serbi”. 

Il Partito Radicale serbo mantiene legami con il Partito Democratico Liberale della Russia di Vladimir Zhirinovsky e ha avuto legami con il partito del Fronte nazionale francese negli anni ’90, quando era guidato da Jean-Marie Le Pen. L’SRS ha anche legami con il partito neonazista greco Alba Dorata, il il Partito Nazionale Sloveno  e  in con Forza Nuova in Italia.

 

Partito Democratico di Serbia (DSS)

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Il Partito democratico di Serbia (Demokratska stranka Srbije,  DSS) è un partito nazionalconservatore fondato nel 1992.  Attualmente detiene 2 seggi nell’Assemblea Nazionale.

Il partito fu fondato dalla fazione conservatrice dell’allora Partito Democratico, guidata da Vojislav Koštunica.  Alle elezioni del 1992 il partito fece parte della coalizione di opposizione DEPOS,  ottenendo 18 seggi. I dissidi all’interno della coalizione portarono il DSS ad abbandonarla e a presentarsi con una propria lista alle elezioni anticipate del 1993, dove ottenne solo 7 seggi. Nel 1997, assieme al Partito Democratico, decise di boicottare le elezioni, non ritenendole sufficientemente democratiche.   

Nel 2000 Vojislav Koštunica sconfisse Slobodan Milosevic alle elezioni presidenziali. che portarono alla caduta del regime di Milosevic  e alla creazione di un governo di unità nazionale. Nelle elezioni parlamentari dello stesso anno il DSS si presentò all’interno della lista dell’opposizione democratico DOS,  ottenendo 45 seggi e andando poi all’opposizione del governo guidato dal Partito Democratico di Zoran Đinđić. Alle elezioni del 2003 il partito si presentò da solo ottenendo 53 seggi, andando a guidare il governo serbo con  Zoran Živković. Nel 2004 la coalizione DOS si ruppe e fu formato un governo di minoranza guidato da Koštunica appoggiato esternamente dal Partito Socialista. Nelle elezioni del 2007 il DSS scese a 33 seggi, ma Kostunica fu in grado di continuare a governare grazie ad un accordo con il Partito Democratico dell’allora presidente Boris Tadić.  La coalizione durò solo pochi mesi e nel 2008 furono indette elezioni anticipate.  Il DSS subì un ulteriore calo, scendendo a 21 seggi e fu costretta ad andare all’opposizione di un governo guidato dal DS.  Nelle elezioni del 2012,  con la creazione del Partito Progressista Serbo da parte di Tomislav Nikolić, il DSS perse quasi la metà dei propri voti, ma riuscì  a mantenere i suoi 21 seggi in parlamento, continuando a restare all’opposizione. Alle elezioni del 2014 il partito è sceso sotto la soglia del 5% dei voti, perdendo la propria rappresentanza parlamentare, per poi tornare in parlamento con 6 seggi nelle elezioni del 2016, poi ridotti a 2 a causa della defezione di alcuni deputati.

Negli ultimi anni il DSS è diventato sempre più nazionalista, soprattutto per quanto riguarda la questione dell’indipendenza del Kosovo, alla quale è totalmente contrario. A causa di questa posizione è anche contrario all’adesione della Serbia alla UE, se questo significa riconoscere il Kosovo come indipendente. Questo ha spinto il partito verso posizione sempre più euroscettiche, fino alla sua uscita dal Partito Popolare Europeo.

 

Alleanza Patriottica Serba (SPAS)

SPASLogo novi.pngL’Alleanza Patriottica Serba (Srpski patriotski savez, abbreviato in SPAS che significa “salvezza”) è un partito conservatore fondato nel 2018 dall’ex sindaco di Nuova Belgrado ed ex campione di pallanuoto Aleksandar Šapić .

Sebbene SPAS si dichiari all’opposizione dell’attuale governo, il partito rifiuta anche qualsiasi tipo di cooperazione con altri partiti e coalizioni di opposizione, e ha deciso di correre autonomamente in queste elezioni. Secondo gli osservatori politici locali è possibile che Sapic e Vucic si siano già accordati per l’entrata del partito nel prossimo governo.

 

 

Movimento dei Liberi Cittadini (PSG)

Logo of the Movement of Free Citizens

Il Movimento dei Liberi Cittadini (Pokret slobodnih građana, PSG) è un movimento politico socialdemocratico, ambientalista e socialmente liberale, fondato dopo le elezioni presidenziali del 2017 , da Saša Janković , che si è era classificato in seconda posizione con quasi il 17% dei voti. Non ha rappresentanti nell’Assemblea nazionale.

Prima del 2017 Saša Janković ricopriva il ruolo di difensore civico statale e, come tale, criticava spesso le pratiche del governo, guidate dal Partito Progressista Serbo  di Alexandar Vučić . Durante le elezioni presidenziali Janković, fu appoggiato dal Partito Democratico, che decise di non presentare un proprio candidato.

Nel dicembre 2018 Janković si è dimesso da capo del partito e sostituito dall’attore Sergej Trifunović, il che ha provocato una scissione all’interno del partito. Trifunović ha sostenuto le proteste contro Vučić di inizio 2019. 

 

 

Associazione “Ora Basta” (DJB)

Лого Удружење „Доста је било”.svgL’Associazione “Ora Basta” ( udruzenje “Dosta je bilo”, DJB), è un partito di centrodestra liberista populista euroscettico fondato nel 2014 dall’ex ministro dell’Economia Saša Radulović.  Il partito è membro ddel Partito Europeo dei Conservatori e Riformisti Europei  ed ha attualmente 3 seggi nell’Assemblea Nazionale.

Nelle elezioni del 2014 ottenne il 2,1% dei voti e nessun seggio. In quelle del 2016 salì al 6,0% ottenendo 16 seggi. Successivamente il partito è stato scosso da varie divisioni al suo interno e la maggior parte dei deputati eletti lo hanno abbandonato.

Il partito lo scorso marzo aveva fatto un accordo con il Partito Democratico e il Partito Socialdemocratico per boicottare le elezioni, ma alla fine ha deciso comunque di presentare la propria lista sperando, grazie all’assenza dei due principali partiti di opposizione, di ottenere abbastanza voti da superare la soglia del 3% necessaria per entrare in parlamento.

 

 

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