Gli elettori brasiliani sono chiamati domenica prossima 2 Ottobre per eleggere il Presidente, il Vice Presidente e il Congresso Nazionale. Contemporaneamente si terranno le elezioni per i Governatori e Vice Governatori statali, le Assemblee legislative statali, la Camera legislativa del distretto federale e il Consiglio distrettuale dell’arcipelago di Fernando de Noronha. Ci sono più di 156 milioni di elettori registrati in Brasile per queste elezioni, rendendo il paese la seconda democrazia più grande delle Americhe e una delle più grandi al mondo.
Il presidente in carica, il populista di estrema destra Jair Bolsonaro, eletto nel 2018 , è candidato alla rielezione. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, eletto nel 2002 e rieletto nel 2006 , si candida per la sesta volta alle elezioni presidenziali per ottenere un terzo mandato. Con un passato di leader sindacale populista di sinistra e di presidente pragmatico e socialdemocratico, Lula è un protagonista della vita politica brasiliana da oltre 30 anni. Nonostante sia finito in carcere per oltre un anno tra il 2018 e il 2019 per un presunto caso di corruzione (che lui ha sempre negato), Lula gode ancora di una grande popolarità presso l’elettorato ed è in testa nelle intenzioni di voti.
Le elezioni di domenica, considerate le più consequenziali da quando il Brasile è tornato alla democrazia nel 1985, si svolgono tra forti preoccupazioni che Bolsonaro possa contestare i risultati in caso di sconfitta. Dopo una campagna segnata da sporadici atti di violenza politica , si teme che la sua base più radicale possa scendere in piazza in caso di vittoria di Lula.
Gran parte della tensione è stata alimentata dalla retorica dell’ex capitano dell’esercito, che l’anno scorso ha affermato che gli unici risultati possibili delle elezioni per lui erano “arresto, morte o vittoria”. Bolsonare ha lanciato diverse accuse di frode elettorale organizzate per far vincere Lula. Ad esempio ha ripetutamente messo in dubbio l’integrità delle macchine per il voto elettronico del paese, sostenendo senza prove l’esistenza di precedenti casi di frode. Tali accuse, che non si sa bene a chi siano rivolte, non hanno senso dato che è il governo di Bolsonaro a gestire le elezioni, il quale quindi dovrebbe essere in grado di garantire l’assenza di frodi. Molti osservatori politici hanno denunciato queste accuse come false ed hanno espresso preoccupazione per il fatto che potrebbero essere utilizzate da Bolsonaro per contestare l’esito delle elezioni nel caso probabile di una sua sconfitta o addirittura per eseguire un auto-colpo di stato dichiarando nulla il risultato delle elezioni. Nonostante praticamente tutti i sondaggi diano a Lula un solido vantaggio, molti dei sostenitori di Bolsonaro ritengono che tali sondaggi siano sbagliati e che i sondaggisti siano politicamente di parte .
La campagna è stata dominata dalla personalità dei due candidati con ben poche discussioni politiche concrete . Sia Lula che Bolsonaro non hanno dato ad esempio una visione chiara dei loro programmi economici.
Per accrescere il suo consenso in vista delle elezioni Bolsonaro ha garantito un aumento temporaneo del 50% dei pagamenti del welfare ai più poveri del Brasile, per un costo di 26 miliardi di R$ (4,8 miliardi di dollari). Sebbene criticata come tentativo di acquistare voti, la mossa non sembrava avere un impatto sostanziale sui sondaggi. Bolsonaro rimane infatti disprezzato da una larga fascia di popolazione, il che è un grosso ostacolo alla sua rielezione. La sua presidenza è stata caratterizzata da continue polemiche, in particolare la sua gestione della pandemia di coronavirus, che ha ucciso quasi 700.000 brasiliani è stata molto criticata Il presidente ha liquidato il virus come una “piccola influenza” e ha detto ai cittadini di “smetterla di lamentarsi”, per poi gestire in maniera confusa e disorganizzata la campagna di vaccinazione.
In gioco in questa tornata elettorale non c’è solo il destino del Brasile ma anche quello della foresta pluviale amazzonica. Se da una lato durante la presidenza di Lula, la deforestazione si è notevolmente ridotta, passando da 27700 km² all’anno a 4500 km² all’anno, con Bolsonaro, negazionista climatico, legato agli interessi delle lobby dei grandi coltivatori ed allevatori, è rapidamente accelerata, superando i 10’000 km² nel 2021. I destini della foresta amazzonica sono strettamente legati a quelli del pianeta, considerando l’effetto che ha nel mitigare il riscaldamento globale dovuto alle emissioni di gas serra.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
Il Brasile è una repubblica federale presidenziale, basato su una sistema parlamentare multipartitico, dove il Presidente è eletto direttamente dal popolo ed è sia Capo di Stato che di Governo.
Gli stati federali sono entità sub-nazionali autonome con propri governi che, insieme alle altre unità federali, formano la Repubblica federativa del Brasile. Attualmente, il Brasile è diviso politicamente e amministrativamente in 26 stati federali, ognuno guidato da un governatore, più il distretto federale di Brasilia.
Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente, con l’ausilio del Consiglio dei Ministri.
Il potere legislativo spetta al Congresso Nazionale, cioè il sistema bicamerale che comprende il Senato Federale e la Camera dei Deputati. Il potere giudiziario è esercitato dalla magistratura a capo della quale c’è la Corte Suprema Federale e la Corte Suprema di Giustizia
Il presidente del Brasile è eletto direttamente dai cittadini elettori ogni quattro anni con un sistema a due turni con ballottaggio tra i due candidati più votati.
I 513 membri del Congresso dei Deputati sono eletti anch’essi ogni quattro anni con sistema proporzionale quasi puro, su 27 collegi plurinominali corrispondenti ai 26 stati federali e al Distretto Federale di Brasilia, di dimensioni variabili da 8 a 70 seggi.
Il Senato Federale ha invece 81 membri, eletti ogni 8 anni, con elezioni ogni 4 anni per rinnovarne alternativamente un terzo e due terzi. Ognuna delle 27 unità federali elegge 3 senatori con sistema maggioritario ad un turno (alternativamente uninominale o binominale). In queste elezioni viene rinnovato un terzo del senato quindi ogni unità federale eleggerà un senatore.
Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Brasile come una “democrazia imperfetta” al livello di paesi tipo India, Argentina, Panama e Polonia, con un leggero deterioramento dei parametri democratici negli ultimi anni (da un coefficiente di 7,38/10 nel 2014 al 6,86/10 odierno).
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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