Lo Sri Lanka, ex colonia britannica divenne ufficialmente indipendente il 4 febbraio 1948 come “Dominion di Ceylon” paese membro del Commonwealth avente come capo dello stato il sovrano britannico. Le prime elezioni libere si erano tenute l’anno precedente, nel 1947 e avevano visto la vittoria del Partito Nazionale Unito (UNP), moderato di centrodestra, che aveva sconfitto i trotskisti del Lanka Sama Samaja Party (LSSP). rimo Ministro del neonato stato fu Don Stephen Senanayake. Senanayke morì nel 1952 dopo essere caduto da cavallo e gli successe suo figlio Dudley Senanayake, allora ministro dell’agricoltura che si dimise l’anno successivo a seguito di un massiccio sciopero generale da parte dei partiti di sinistra e a cui successe lo zio John Kotelawala.
Fin dalla sua fondazione il dominion di Ceylon dovette affrontare il problema della minoranza Tamil, che richiedeva il riconoscimento del Tamil come lingua ufficiale del paese accanto al bengalese. Le elezioni del 1956 furono vinte dal Partito della Libertà dello Sri Lanka (SLFP), un partito socialista di sinistra nazionalista bengalese guidato da Solomon West Ridgeway Dias Bandaranaike il quale, una volta al potere emanò il Singhala only act che stabiliva il singalese come unica lingua ufficiale del paese. Nel 1958, a seguito della politica linguistica del paese, scoppiarono i primi gravi scontri tra singalesi e tamil.
Nel 1959 Bandaranaike fu assassinato da un monaco buddista . Le elezioni dell’anno successivo diedero la maggioranza relativa all’UNP. Dudley Senanayake tornò al potere per alcuni mesi, poi, a seguito di elezioni anticipate, tornò al governo il SLFP, guidato da Sirimavo Bandaranaike, la vedova di Solomon Bandaranaike, la quale divenne la prima donna capo di governo al mondo. Le successive elezioni del 1965 videro nuovamente la vittoria dell’UNP di Dudley Senanayake che dovette poi cedere nuovamente il posto a Sirimavo Bandaranaike dopo le elezioni del 1970.
Nel frattempo si facevano sempre più forti i gruppi di estrema sinistra nazionalista singalese, insofferenti delle politiche moderati dei governi che non riuscivano a migliorare le condizioni economiche delle classi popolari più disagiate. Nel 1971, un gruppo di ispirazione marxista, il Janatha Vimukthi Peramuna (JVP) lanciò un’insurrezione armata contro il governo Bandaranayake nell’aprile 1971. Dopo qualche settimana la rivolta fu stroncata dall’esercito, ma mise in grave crisi il governo che era stato colto alla sprovvista e inizialmente aveva perso il controllo di varie regioni del paese. Per sconfiggere i rivoltosi Bandaranayake dovette chiedere aiuto alle truppe britanniche, indiane e sovietiche. Fu dichiarato lo stato di emergenza, che rimase in vigore fino al 1977. Nel 1972 il governo, sempre più legato all’URSS, decise di abbandonare il Commonwealth e di far nascere la “Repubblica Socialista dello Sri Lanka”.
Le politiche socialiste di Bandaranayake tuttavia furono economicamente fallimentari. Con la fine dello stato di emergenza del 1977, le successive elezioni riportarono al potere con una vittoria schiacciante il centrodestra dell’UNP, guidato da Junius Richard Jayewardene che perseguì politiche economicamente liberiste. Fu varata una nuova costituzione che trasformava lo Sri Lanka in una Repubblica semipresidenziale sul modello francese. L’anno successivo Jayewardene fu eletto capo di stato e gli successe al governo Ranasinghe Premadasa.
La Costituzione del 1978 manteneva il singalese come lingua ufficiale, ma il Tamil ricevette un nuovo status di “lingua nazionale”. Questo fece in modo che i governi dell’UNP negli anni successivi fosse appoggiato dai partiti espressione della minoranza Tamil.
Tuttavia questo non bastò a bloccare la crescita dei gruppi armati Tamil, tra le quali spiccava il gruppo delle famigerate “Tigri” (LTTE) autore di vari atti terroristici, che nel 1979 portarono il governo ad emanare leggi speciali che portarono a gravi casi di violazioni dei diritti umani della popolazione Tamil.
Nel 1983 si intensificarono gli scontri tra la popolazione tamil e quella singalese, che sfociarono in una vera e propria guerra civile. Vaste zone del del paese, abitato in maggioranza da Tamil, caddero nelle mani degli insorti dell’LTTE, divenendo di fatto indipendenti dal governo centrale,. Le elezioni politiche previste per quell’anno furono cancellate e rimandate di sei anni. Nel 1989 le elezioni videro nuovamente la vittoria dell’UNP. Ranasinghe Premadasa fu eletto presidente e nuovo primo ministro fu nominato Dingiri Banda Wijetunga. Nel 1993 Premadasa fu assassinato in un attacco suicida delle Tigri Tamil. Wijetunga prese il posto di presidente ad interim e nuovo primo ministro fu nominato Ranil Wickremesinghe, esponente dell’ala moderata del partito favorevole al dialogo con i Tamil.
Nelle elezioni del 1994 lo SLFP formò un’alleanza elettorale con vari partiti di sinistra, chiamata “Alleanza Popolare”, che riuscì a conquistare la maggioranza dei seggi in parlamento. Primo ministro fu eletta Chandrika Bandaranaike Kumaratunga, figlia di Sirimavo Bandaranaike. Nelle elezioni presidenziali dello stesso anno Chandrika fu eletta Presidente e sua madre divenne nuovamente Primo Ministro. Nel 2000 Sirimavo dovette dimettersi a causa dell’età avanzata (84 anni) e su sostituita da Ratnasiri Wickremanayake.
Con l’uscita di scena di Sirimavo Bandaranaike, l’Alleanza Popolare iniziò a disgregarsi. Le elezioni del 2001 videro la vittoria del Fronte Nazionale Unito, alleanza elettorale guidata dall’UNP. Ranil Wickremesinghe, divenne primo ministro a capo di un governo di centrodestra liberale. La guida dello SLFP, tornato all’opposizione, fu presa da Mahinda Rajapaksa, esponente dell’ala più intransigente del nazionalismo singalese. La retorica nazionalista di Rajapaksa, a favore di una soluzione militare del conflitto con i Tamil, fece presa presso gli strati sociali più bassi della popolazione singalese e presso l’elettorato rurale. Nelle elezioni del 2004 una nuova coalizione elettorale di partiti nazionalisti e di sinistra, chiamata Alleanza della Libertà del Popolo Unito (UPFA,) il maggiore dei quali continuava ad essere lo SLFP) , ottenne la maggioranza dei seggi e Rajapaksa divenne primo ministro.
Alle elezioni presidenziali del 2005 Rajapaksa fu eletto presidente dopo aver sconfitto Ranil Wickremasinghe al ballottaggio con il 50,3% dei voti. Una volta al potere Mahinda nominò primo ministro Ratnasiri Wickremanayake e interruppe i negoziati con i separatisti Tamil dell’LTTE facendo riesplodere la guerra civile. Nel 2007 l’esercito singalese mise sotto assedio le zone del nord del paese occupate dai ribelli. Nel 2009 fu sferrata un offensiva militare in grande stile, giudata dal generale Sarath Fonseka che annientò completamente le Tigri Tamil. Il paese era finalmente riunificato ma al prezzo di oltre 100’000 mila morti, 80’000 dei quali tra la popolazione civile e con gravissime violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito.
Nel frattempo lo potere di Mahinda Rajapaksa e della sua famiglia si rafforzava sempre di più. Alle elezioni del 2010 le opposizioni unite sfidarono Mahinda candidando il generale Fonseka alla presidenza che tuttavia fu nettamente sconfitto e successivamente arrestato e condannato per un presunto caso di corruzione. Le elezioni legislative dello stesso anno diedero oltre il 60% dei voti all’UPFA, che sfiorò la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.
Lo strapotere dei fratelli Rajapaksa cominciava a preoccupare anche i loro alleati di governo. Il Partito della Libertà dello Sri Lanka (SLFP), che in teoria era il maggior partito di governo era di fatto emarginato dal clan Rajapaksa, che deteneva il potere effettivo. Questo provocò una vera e propria rottura nel governo. Lo SLFP andò all’opposizione e il suo leader, Maithripala Sirisena, ex ministro della Salute, sfidò Rajapaksa che cercava di essere confermato per un terzo mandato nelle elezioni presidenziali del 2015.
Le elezioni videro a sorpresa la vittoria di misura di Maithripala Sirisena, appoggiato sia dall’SLFP che dall’opposizione di centrodestra dell’UNP. Le elezioni legislative dello stesso anno videro la vittoria di misura dell’UNP e la creazione di un governo di unità nazionale tra UNP e SLFP guidato da Ranil Wickremesinghe, che tornava quindi ad essere primo ministro dello Sri Lanka.
Il clan dei Rajapaksa tuttavia non si diede per sconfitto. Negli anni successivi Mahinda e i suoi fratelli cercarono di riconciliarsi con Sirisena e con l’SLFP, fino al colpo di scena dell’ottobre 2018, quando Sirisena, decise con un atto incostituzionale, di licenziare Ranil Wickremesinghe e nominare al suo posto Mahinda Rajapaksa, senza passare dal parlamento. Wickremesinghe, sostenendo di avere ancora l’appoggio del parlamento, si rifiutò di dimettersi e chiese la convocazione del parlamento per un voto di fiducia. Sirisena bloccò la convocazione del parlamento, facendo giurare il governo “parallelo” di Rajapaksa e dichiarando successivamente lo scioglimento del parlamento. Alla fine la Corte Suprema diede ragione a Wickremesinghe e il parlamento fu autorizzato a riunirsi e a confermargli la fiducia.
Tuttavia la crisi costituzionale aveva dimostrato la forza e la determinazione del clan Rajapaksa, capace di tutto pur di tornare al potere. Fu costituita una nuova allenza nazionalista, denominata Alleanza della Libertà del Popolo dello Sri Lanka (SLPFA), ecomicamente di centrosinistra ma socialmente di centrodestra, ancora comprendente l’SLFP e altri partiti di sinistra, ma dominata dallo Sri Lanka Podujana Peramuna (SLPP) , il partito nazionalista guidato dalla famiglia Rajapaksa. Alle elezioni presidenziale del 2019 lo SLPFA candidò alla presidenza Gotabaya Rajapaksha, fratello di Mahinda, che sconfisse il candidato dell’opposizione di centrodestra Sajith Premadasa, figlio del presidente assassinato nel 1993. Una volta eletto Gotabaya nomino’ come primo ministro suo fratello Mahinda.
Nell’agosto 2020 si tennero le elezioni parlamentari. La coalizione al governo dell’SLPFA ottenne una vittoria schiacciante con 145 seggi su 224. Il maggior partito di opposizione è risultato il Samagi Jana Balawegaya con 54 seggi, l’Allenza Nazionale Tamil (TNA) ottenne 10 seggi e la coalizione di sinistra Potere Popolare Nazionale (NPP) ne conquisto’ tre. L’ex principale partito di opposizione, il Il principale partito di opposizione, il Partito Nazionale Unito (UNP) subì la peggior sconfitta della sua storia, finendo al quinto posto con un solo seggio.
Nelle prossime pagine, gli sviluppi politici recenti, gli ultimi risultati elettorali, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
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