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IL GIRAMONDO – Il meglio e il peggio delle elezioni del 2018

La fine dell’anno si avvicina ed è il momento di fare un riassunto dei maggiori avvenimenti elettorali dell’anno appena trascorso.  Delle  centinaia di elezioni che si sono svolte nel 2018, abbiamo indicato quelle che consideriamo le più significative.

Prima però di elencare i principali eventi elettorali, mese per mese, dell’anno appena trascorso, procediamo ad assegnare il Premio GiraMondo per le peggiori e migliori elezioni del 2018. Nei nostri giudizi, che ovviamente non potranno trovare tutti concordi, abbiamo cercato di interpretare il più possibile il pensiero della maggioranza degli utenti di BiDiMedia.

Per quanto riguarda le peggiori elezioni ci sono state varie conferme al potere di leader autoritari o veri e propri dittatori in Russia, Ungheria, Venezuela, Egitto, Cambogia e Turchia. Preoccupante anche la situazione in Pakistan dove è stato eletto primo ministro un leader populista mentre il potere è di fatto controllato dall’esercito. Da segnalare poi il risultato delle elezioni regionali in Andalusia, che hanno visto l’irrompere per la prima volta nella scena politica spagnola, la destra nazionalista di Vox, dato ormai vicino al 10% nelle intenzioni di voto a livello nazionale.

Per la posizione di peggior elezione dell’anno si sono classificati due finalisti. Secondo arrivato il Brasile, il più grande paese sudamericano, dove è stato eletto presidente  Jair Bolsonaro, un politico populista di estrema destra, spazzando via gli storici partiti di centro e centrodestra (PMDB e PSDB) e dove adesso solo la sinistra del PT dell’ex presidente Lula rimane  l’unica seria opposizione alla destra trionfante.  Ma il Premio BidiMondo 2018 per il peggior risultato elettorale dell’anno va all’Italia, la terza economia più grande della zona euro, dove al potere è andata una coalizione tra il Movimento 5 Stelle, partito populista anti-establishment ed euroscettico e la Lega di Matteo Salvini, partito populista di destra xenofoba e antieuropa. Questo, associato al fatto che l’opposizione liberale, di sinistra ed europeista sia ridotta poco più del 20% dell’elettorato, comporta rischi concreti per il futuro politico ed economico della UE.