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IL MAPPAMONDO – In Finlandia la vittoria dei socialdemocratici è annacquata: finirà in Grosse Koalition; in Indonesia vittoria di Widodo ma il Paese è sempre meno laico

INDONESIA

In Indonesia si sono tenute le elezioni presidenziali, che hanno visto nuovamente vincitore il Presidente uscente Joko Widodo, detto Jokowi. Insieme alle elezioni presidenziali, per altro, si tenevano anche le elezioni parlamentari.

Nelle contemporanee elezioni parlamentari, il PDI-P è giunto primo, ma di poco. I partiti conservatori e nazionalisti sono andati nel loro complesso molto bene.

Joko Widodo è Presidente dell’Indonesia dal 2014. Ex militare, poi sindaco di Surakarta, appassionato di musica rock, ha raggiunto l’apice del potere candidandosi con l’appoggio del Partito Democratico Indonesiano di Lotta, in teoria partito liberaldemocratico e progressista, sconfiggendo il nazionalista rissoso Prabowo Subianto.
Una volta salito al potere, le sue politiche si sono a propria volta rivelate, però, molto nazionaliste e molto poco progressiste, al punto di far domandare agli osservatori quale sia la vera differenza tra lui e Subianto.Jokowi ha posto l’accento sulla “sovranità indonesiana” (non si capisce bene rispetto a cosa), ha aumentato la severità delle pene, ha ampliato l’applicazione della pena capitale per reati di droga, e ha sovente litigato con il mondo occidentale. Ha nazionalizzato le multinazionali, suffragato un programma di forte cambiamento infrastrutturale del Paese, e, soprattutto nell’ultimo periodo, ha strizzato l’occhio all’Islam anche non moderato; Jokowi ha ritenuto indispensabile tenere più stretti i rapporti con le autorità religiose del Paese per essere certo di ottenere la rielezione. Una svolta che sicuramente intaccherà la laicità di un Paese musulmano che, comunque, resta uno di quelli meno influenzati, nelle proprie politiche, dalla religione.   Il suo periodo di governo ha visto l’Indonesia crescere ma subire un’inflazione galoppante. I rapporti internazionali sono deteriorati con l’Australia, e migliorati con l’Arabia Saudita.

Certo, Subianto, che ora contesta il risultato elettorale come aveva fatto nel 2014, prometteva molto peggio, visto il suo passato da ex militare costellato da accuse di abusi di diritti umani. Quello che è certo, è che con Widodo l’Indonesia continua ad essere una democrazia. Un dato non scontato, in un Sud-Est asiatico sempre più autoritario (Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia sono tutte dittature e le Filippine di Duterte non godono di ottima salute).

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