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ANDORRA

Il 7 aprile si sono tenute le elezioni nel piccolo Principato di Andorra. Co-principi, si ricorda, sono Emmanuel Macron e il Vescovo di Urgell, Joan Vives Sicilia. Le elezioni vedevano come uscente il governo di Antoni Martì, leader del centrodestra al potere dal 2011 dei Democratici per Andorra. In un’elezione contraddistinta da insolite proteste e da antipolitica, il partito di Martì è tornato a primeggiare,  ma, per la prima volta dopo molto tempo, senza ottenere una maggioranza autonoma.

L’affluenza è aumentata – a vantaggio del centrosinistra – di quasi 3 punti (68,3) rispetto alla tornata precedente.

Le elezioni si sono svolte in un clima nuovo per la micronazione tra Francia e Spagna, normalmente, come quasi ogni micronazione, rifugio di importanti interessi finanziari e senza grandi problemi di sorta. Il primo tema che ha scatenato il dibattito è quello sull’aborto, che si è ampliato al quello sul ruolo dei co-principi, normalmente con un potere solamente rappresentativo. L’interventismo del Vescovo di Urgell, che ha minacciato di voler abdicare in caso di approvazione di una legge sull’aborto (ancora vietato nel Paese), ha scatenato la rabbia dell’opinione pubblica e ha rafforzato l’opposizione di centrosinistra. A questo si è anche aggiunta la crisi bancaria del 2015, e il fatto che la principale banca di Andorra, la Banca Privada di Andorra, sia stata accusata di riciclaggio di denaro sporco americano. Nel 2018, inoltre, un enorme sciopero generale (il primo dal 1933) ha scosso il Paese, per via di una riforma restrittiva sul lavoro che andava a colpire  in particolare i dipendenti pubblici.

La rabbia contro Antoni Martì ha comunque in parte risparmiato il DA, che è arrivato primo alle elezioni, ma che dovrà ora formare una maggioranza, poiché ha perso ben quattro parlamentari su 15. Poiché la maggioranza è appunto a 15 parlamentari, basterà l’appoggio dell‘Unione Laurediana, un piccolo partito conservatore che già nel 2011 aveva sostenuto i Democratici per Andorra. Un compito non difficile, quindi è probabile che il DA continuerà a governare il Paese, ma non si sa se – a questo punto – sarà ancora Antoni Martì a guidarlo.

Altre notizie: 

Dopo la sconfitta parlamentare dei liberali di Kaja Kallas del Partito delle Riforme, arrivato primo alle elezioni, in ESTONIA, il 17 aprile, ha ottenuto la fiducia per formare un Governo l’uscente Juri Ratas, del Partito di Centro (liberaldemocratici a tutela delle minoranze russe): Ratas, sconfitto, è disposto a vendere l’anima al diavolo pur di non rinunciare alla poltrona. Così, formerà un governo con il centrodestra di Pro Patria e con l’estrema destra populista e iper-nazionalista dell‘EKRE, il Partito Popolare Conservatore con a capo Mart Helme, che in questo caso rappresenta il “diavolo”. Il partito europeo ALDE è adirato, per questo motivo, con i centristi di Ratas, che però resta irremovibile. Avremo probabilmente un’altra estrema destra nazionalista al potere in un Paese europeo.

Per questa settimana è tutto. Buona Pasqua e alla prossima elezione!

Skorpios

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