Domenica 7 giugno si sono svolte le elezioni parlamentari in Grecia.
Torna al governo Nea Demokratia, il partito liberalconservatore di centro-destra che aveva portato il Paese alla tragica crisi del 2011, grazie alle politiche economiche allegre del governo di Kostas Karamanlis. che sottostimò il deficit di bilancio, così come il suo predecessore del socialdemocratico PASOK Costas Simitis,accusato addirittura di aver presentato dati fasulli.
Ma, mentre il PASOK è stato portato all’estinzione dagli elettori dopo le politiche austere di George Papandreoue l’appoggio ai governi tecnici, Nea Demokratia ha perso le elezioni ma è comunque sopravvissuto come se nulla fosse. Così, dopo due tecnici, è salito al governo Antoni Samaras, altro protagonista dell’austerità voluta dalla Troika. Successivamente, l’uscente Alexis Tsipras ha vinto due volte le elezioni, nel 2015, intermezzate da un governo tecnico e dal referendum sulle misure del pacchetto imposto.
Gli altri partiti entrati in Parlamento sono, appunto, l’estrema destra ortodossa di Soluzione Greca (EL-3,7% e 10 seggi), e la sinistra europeista socialista di Varoufakis del Fronte Realista di Disobbedienza Europeo(MeRa25 – 3,4 9 seggi). L’affluenza si è rivelata in aumento di circa 2 punti, nonostante il grande caldo, al 57,9%. La nuova legge elettorale proporzionale proposta da Syriza che elimina il premio di maggioranza al primo partito non era ancora applicabile durante questa tornata elettorale (come rovinarsi, per la sinistra greca, con le proprie mani).
Alla fine, Tsipras, che dapprima ha governato con la destra conservatrice di ANEL e poi da solo, a seguito degli accordi con la Macedonia del Nord, ha deciso di mettere in atto una politica socialdemocratica più che socialista, in cui le misure di austerità si sono attenuate, sono state regolate e centellinate, ma non sono scomparse. Questa politica di bilanciamento tra crescita e impegni sul debito ha portato il Paese a uscire, lentamente, dalla grossa crisi che sembrava irrisolvibile. Per ogni approfondimento sulla storia politica greca degli ultimi anni si veda il post del collega Fabbio.
Chiaramente un po’ di austerità è rimasta, e questo ha portato Tsipras a perdere, nonostante tutto, le elezioni. Una sconfitta comunque non troppo amara, se si pensa che Syriza ha recuperato più di sette punti rispetto alle elezioni europee e si è attestato intorno a un dignitoso 31,5%. Ciò, non ha impedito a Nea Demokratia di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (158 con maggioranza a 151). Il suo leader Kyriakos Mitsotakis, ministro sotto Samaras, un processo di corruzione a carico e figlio dell’ex Primo Ministro Konstantinos al potere nei primi anni 90, membro di una importantissima famiglia di potere greca (in Grecia la politica è molto familista, molto più che in Italia e negli altri Paesi europei), diventerà con ogni probabilità Primo Ministro per i prossimi quattro anni. Egli promette in primis tagli fiscali, e in secundis politiche di liberalizzazione e privatizzazione, volte a rilanciare gli investimenti.
Primo partito per circoscrizione elettorale. Nea Demokratia ha prevalso praticamente ovunque, tranne ad Atene, da sempre terreno fertile della sinistra popolare, qualche provincia spasa e l’Isola di Creta, roccaforte della sinistra e del centrosinistra ininterrottamente dal 1996 (e ciò nonostante la famiglia di Mitsotakis sia di stirpe cretese).
Sempre nell’opposizione, assistiamo alla totale débacle e scomparsa dal panorama politico parlamentare di Alba Dorata, i neonazisti che, in Grecia, nonostante le condizioni economiche spaventose, non hanno mai preso il sopravvento. Un tratto che ha caratterizzato la repubblica ellenica, che è riuscita anche nei tempi più duri a salvaguardare la propria stabilità democratica e istituzionale, e non certo altri Paesi dell’Europa d’oriente e occidente. Sorge però un nuovo partito di destra (che comunque va meno bene di Alba Dorata dei tempi migliori, passando di poco la soglia di sbarramento), Soluzione Greca, filorusso e riferimento della destra religiosa ortodossa. Entra in Parlamento anche il partito dell’ex amico di Tsipras Yanis Varoufakis; molto bene i socialdemocratici di Kinal, sorto sulle ceneri del PASOK. Stabili i comunisti antieuropeisti, un partito chiuso in cui è difficile entrare e da cui è difficile uscire. Leader dell’opposizione è Syriza. Vedremo come Mitsotakis condurrà la Grecia, e se continuerà, con ricette diverse, nel solco del bilanciamento tra austerity e politiche per la crescita.
Altre notizie:
– In SUDAN è stato raggiunto l’accordo tra i manifestanti dell’opposizione politica e l’esercito: le elezioni si terranno tra tre anni, un periodo in cui governeranno a turno politici, esponenti della società civile e i militari.
– L’UE ha stabilito chi saranno i prossimi capi delle proprie istituzioni, previa approvazione del Parlamento: il PPE prende tutto. Ursula Van der Leyen, ex Ministro della Difesa della Merkel, a quanto si dice, più falco dello stesso Schaeuble, va alla Commissione, alla BCE va Christine Lagarde, che proviene non solo dall’FMI ma anche dai Repubblicani francesi, al Consiglio Europeo Charles Michel, ora Primo Ministro del Belgio sino alla formazione del nuovo governo, che appare molto lontano, esponente del Movimento Riformista, membro dell’ALDE ma in realtà partito liberalconservatore. Magra consolazione per i Socialisti e Democratici, che ottengono solo il ben meno influente scranno della Presidenza del Parlamento UE con David Sassoli del Partito Democratico (Italia).
– Mentre l’UE politica si sfalda, l’UA (Unione Africana) si rafforza: in Niger si è firmato l’accordo di libero scambio per le merci e i servizi tra 54 dei 55 Paesi membri, tutti appartenenti al Continente Nero.
Per questa settimana è tutto.
Alla prossima elezione! Skorpios
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