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IL MAPPAMONDO – Il Brasile sceglie di rinunciare alla democrazia: ecco chi sono i colpevoli di un delitto perfetto

di Skorpios

BRASILE

In Brasile si è tenuto il secondo turno delle discusse elezioni presidenziali del Paese carioca, turno che ha visto affermarsi, come largamente prevedibile visti i sondaggi, le circostanze e l’esito del primo turno, il candidato del Partito Sociale Liberale Jair Bolsonaro.

L’affluenza si è attestata al 78,8% degli aventi diritto. Tutti gli altri candidati hanno ottenuto meno del 5%. Nonostante il recupero al secondo turno si sia rivelato soprattutto a favore di Fernando Haddad, il centrodestra e altri moderati hanno scelto di convergere su Bolsonaro.

Jair Bolsonaro è un ex militare nonché un politico di lungo corso (é divenuto deputato per la prima volta nel 1991). La sua campagna si è distinta, come ogni campagna populista di estrema destra recente, per l’ottima capacità nell’utilizzo di slogan ad effetto, grande presenza carismatica e sfruttamento dei media tramite notizie false (specialmente su Internet e WhatsApp). Ovviamente, la sua campagna è stata anche costellata di hate speech nei confronti di tutte le minoranze (omofobia, razzismo, misoginia), nonché da attacchi al sistema democratico contrassegnati dalla nostalgia della dittatura militare, della pena di morte e dell’uso della tortura. Tutto questo è avvenuto con una modalità e dei toni assai più forti e violenti rispetto a quelli in USA di Trump (di cui Bolsonaro è fan) e in Europa con i movimenti di estrema destra europei (a Salvini ha promesso la restituzione di Cesare Battisti). Bolsonaro è stato visto con simpatia dall’esercito, dagli apparati della giustizia del Paese (che in ogni modo hanno impedito a Lula l’accesso a una facile vittoria), ma anche dalle multinazionali e dalle industrie che puntano allo sfruttamento delle risorse dell’Amazzonia (che Bolsonaro ha promesso di facilitare) con conseguente violazione dei diritti degli indios e demolizione delle politiche volte a prevenire la deforestazione.