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Settembre 30, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in Lettonia, tra frammentazione politica, ascesa della destra populista e minaccia russ

Flag of Latvia

Gli elettori lettoni sono chiamati sabato 3 ottobre alle urne per il rinnovo dei 100 seggi del Saeima, il Parlamento monocamerale lettone. È la dodicesima volta che i lettoni eleggono democraticamente il loro parlamento dall’indipendenza dall’URSS nel 1990 ed è una delle consultazioni più seguite degli ultimi anni, per il clima di instabilità politica e di tensione con la Russia in cui si svolge. Le elezioni si tengono alla scadenza naturale del parlamento eletto nel 2022, e come da tradizione la data è il primo sabato di ottobre.

Nelle precedenti elezioni erano entrati in Saeima sette partiti: a prevalere era stato il partito di centrodestra liberale “Nuova Unità” (JV) dell’allora primo ministro uscente Krišjānis Kariņš, seguito  dagli agrari dell’“Unione dei Verdi e degli Agricoltori” (ZZS), dai conservatori agrari di “Lista Unita” (AS), dai nazionalconservatori di ‘”Alleanza Nazionale” (NA), dal partito rappresentante della minoranza russa  “Per la Stabilità!” (ST!), dall’estrema destra populista di “Prima la Lettonia” (LPV)  dal partito ecologista liberale di centrosinistra “Progressisti” (PRO). Si era formata una coalizione di centrodestra tra JV, AS e NA guidata ancora da Kariņš. Questa legislatura, tuttavia, come le altre precedenti, si è rivelata tutt’altro che stabile. Nel settembre 2023 Kariņš si è dimesso dopo mesi di attriti nella maggioranza, e gli è succeduta la collega di partito Evika Siliņa, che ha ricomposto la coalizione sostituendo NA e AS con ZZS e i Progressisti, sposando quindi da destra al centro l’asse del governo. Il governo Siliņa ha retto quasi tre anni, ma è caduto a sua volta il 14 maggio 2026, dopo che i Progressisti le avevano tolto la fiducia in seguito al licenziamento del ministro della Difesa, accusato di non aver gestito adeguatamente lo sconfinamento di droni ucraini abbattuti dalla contraerea russa sul territorio lettone. Il presidente Edgars Rinkēvičs ha quindi incaricato l’esponente dell’opposizione Andris Kulbergs, di “Lista Unita”, di formare un governo di transizione fino al voto: nato a fine maggio con l’appoggio di Lista Unita, Nuova Unità, Alleanza Nazionale e ZZS, l’esecutivo Kulbergs ha spostato l’asse della maggioranza più a destra e ha accompagnato il paese alle urne.

Nel frattempo il quadro dei partiti si è ulteriormente ricomposto. “Per la Stabilità!” è pressoché scomparsa dalla scena e gran parte dell’elettorato russofono si sarebbe spostato sull’estrema destra  filorussa di “Potere Sovrano” (SV) guidato da Jūlija Stepaņenko, figura ricorrente della destra populista lettone, che i sondaggi accreditano di un discreto seguito. Sul fronte opposto è cresciuto il populismo di destra di “Prima la Lettonia” (LPV), guidato dall’imprenditore Ainārs Šlesers, mentre i Progressisti hanno consolidato la loro area di sinistra ambientalista dopo l’uscita dal governo.

La campagna elettorale è stata dominata dal tema della sicurezza, dopo la crisi dei droni che ha fatto cadere il governo Siliņa: la difesa del confine orientale, la pressione migratoria attribuita alla Bielorussia e più in generale la minaccia percepita da Mosca e Minsk restano al centro del dibattito, anche perché Riga accusa i due regimi di voler strumentalizzare i flussi migratori per condizionare il voto. Accanto alla sicurezza, pesano l’immigrazione e l’identità nazionale, con partiti come “Prima la Lettonia” che propongono tagli ai deputati, l’abolizione della coscrizione e l’uscita dal Green Deal europeo, e altri che difendono al contrario l’integrazione delle minoranze linguistiche. Non mancano i temi economici e sociali, dal costo della vita al futuro del progetto ferroviario Rail Baltica, né la questione, mai risolta, degli oltre 100 mila “non cittadini” di origine russa privi del diritto di voto, che continua ad alimentare le accuse del Cremlino contro Riga sul trattamento della minoranza russofona.

 

 

 

IL SISTEMA POLITICO – ELETTORALE

Coat of arms of Latvia

La Lettonia è una  repubblica democratica rappresentativa parlamentare , in cui il presidente è il capo dello stato , mentre il primo ministro lettone funge da capo del governo in un sistema multipartitico . Il potere esecutivo è esercitato Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato quasi esclusivamente dal parlamento (Saeima). La magistratura è indipendente dall’esecutivo e dal legislatore.

Il Presidente della Lettonia è il Capo dello Stato, con poteri simili a quelli del Presidente della Repubblica in Italia.  Il Presidente viene eletto dal parlamento per un mandato di 4 anni rinnovabile  più volte.

Il Saeima è formato da 100 membri, eletti ogni 4 anni con sistema proporzionale con sbarramento al 5%. Anche le elezioni per i consigli comunali si tengono ogni 4 anni con un sistema proporzionale.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Lettonia è una cosiddetta “democrazia imperfetta”, al livello di Polonia, Belgio, Corea del Sud e Israele.

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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