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Elezioni regionali 2020, VENETO: l’analisi e il pronostico BiDiMedia

Le elezioni regionali più recenti

La Prima Repubblica vedeva nel Veneto il bastione per eccellenza della Democrazia Cristiana. Nella zona pedemontana, da Verona al trevisano, passando per Vicenza e l’alto padovano, la DC otteneva percentuali bulgare (in alcuni casi oltre il 90% dei voti), risultando poco più debole solo nei capoluoghi di provincia. A questo dominio si contrapponeva una decisa forza dei partiti di sinistra nel Veneziano e nel Polesine, dove il Partito Comunista Italiano risultava spesso maggioritario. Ciononostante, il PCI non riuscì mai ad avvicinarsi ad essere primo partito, neanche quando la DC cominciò ad indebolirsi progressivamente negli anni ’80, a favore, prima di socialisti e verdi, ed, infine, della Lega Nord.

Nella Seconda Repubblica, la situazione politica non mutò radicalmente. Il Centrodestra prese il posto dei democristiani e ottenne l’egemonia della fascia pedemontana, e quindi della regione, mentre il Centrosinistra confermò sostanzialmente il voto degli ex-comunisti, ma incassò anche il sostegno dell’ala più progressista della defunta DC, particolarmente forte nell’alto Vicentino e nella Valbelluna. Il Centrodestra riuscì quindi a conquistare la regione nel 1995 con Giancarlo Galan (FI) e a mantenerla senza problemi cinque anni dopo. Ora andremo a vedere più nel dettaglio il risultato delle ultime tre tornate elettorali regionali.

2005: Centrodestra confermato agevolmente

Figura 1

La tornata regionale del 2005 è molto favorevole al Centrosinistra, allora all’opposizione del governo Berlusconi. Il Centrodestra, infatti, perde la maggior parte delle sue regioni salvandosi solamente in Lombardia e Veneto. Anche qui, l’onda del Centrosinistra si alza impetuosa portandolo a risultati mai raggiunti e mai più eguagliati. Tuttavia, questo non basta a rovesciare il presidente uscente Galan (FI), che viene riconfermato piuttosto agevolmente per un terzo mandato. C’è inoltre da aggiungere che il terzo incomodo nella competizione è Giorgio Panto (Aut), imprenditore autonomista, che ottiene il 6% dei voti, probabilmente sottratti in massima parte al Centrodestra.

Nella Figura 1, possiamo osservare come la forza del Centrodestra veneto risieda proprio nella fascia pedemontana che coinvolge le province di Verona, Vicenza, Treviso e, in parte, Padova. Fanno eccezione i capoluoghi di provincia, che comunque il Centrosinistra fatica a conquistare, e l’alto vicentino nella zona di Schio. Il Centrodestra si impone nettamente anche nel Cadore e sul litorale veneziano. Il Centrosinistra risulta più forte nell’area metropolitana di Venezia, nel Polesine, a Padova e nella Val Belluna.

2010: Il trionfo del Centrodestra

Figura 2

Alle successive elezioni regionali, nonostante l’iniziale desiderio di Galan di correre per un quarto mandato, il Centrodestra decide di non ricandidarlo per permettere ad un esponente delle Lega Nord di assumere la guida della regione. Il nome scelto è quello di Luca Zaia (LN), all’epoca ministro dell’agricoltura del governo Berlusconi. Il Centrosinistra presenta come candidato il presidente della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi (Ind). È un anno difficile per il Centrosinistra che infatti perde diverse regioni e incassa una nettissima sconfitta in Veneto. Zaia supera il 60% dei voti e spinge la Lega Nord oltre il 35%, un risultato mai ottenuto fino ad allora.

Il dominio del Centrodestra è pressoché totale, vincendo in quasi tutti i comuni della regione, come osserviamo nella Figura 2. Bortolussi riesce a imporsi solamente a Venezia, Mira, in un gruppetto di comuni del Polesine di antica tradizione comunista, e in altri due comuni.

2015: Zaia a valanga

Figura 3

La sfida regionale del 2015 sembra presentarsi nettamente diversa da quella precedente. Il Centrosinistra viene dal trionfo alle elezioni europee del 2014, in cui è riuscito a ottenere risultati importanti anche in Veneto. Nella Lega Nord le incomprensioni tra il sindaco di Verona, Flavio Tosi (LN), ed il segretario federale Salvini, portano Tosi ad abbandonare il partito e candidarsi autonomamente sostenuto dal Centro. Il Centrosinistra candida l’eurodeputata Alessandra Moretti (PD), campionessa di preferenze alle europee dell’anno precedente. Con queste premesse, una vittoria in Veneto non sembra totalmente impossibile ma evidentemente si tratta solo di un miraggio. Zaia, infatti, trionfa ancora una volta superando di pochissimo il 50% dei voti e distaccando Moretti di oltre 27 punti percentuali. Considerato anche il successo della sua lista civica, che risulta la prima lista della regione, la vittoria di Zaia viene considerata dagli osservatori come una forte affermazione personale del presidente uscente.

Nella Figura 3, vediamo che, ancora una volta, il Centrodestra si afferma in quasi tutti i comuni. Zaia riesce anche a conquistare Venezia e Mira, perdendo solamente in alcuni comuni del Polesine, del bellunese e del veronese dove Tosi risulta vincitore.

A questo punto è lecito chiedersi se i recenti risultati regionali siano frutto di un ampio consenso personale del presidente Zaia o, più banalmente, seguano le logiche politiche nazionali che collocano il Veneto molto più a destra della nazione nel suo complesso. Cercheremo di rispondere a questa domanda nella prossima pagina.

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