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IL GIRAMONDO – Uno sguardo ad elezioni e sondaggi in giro per il mondo. Il calendario elettorale del 2020

21) LIBIA. In teoria il 2020 dovrebbero tenersi le elezioni parlamentari e presidenziali in Libia, dopo essere state rinviate per due anni consecutivi. Tuttavia al momento continua la guerra civile e un accordo tra i belligeranti che consenta le elezioni sembra improbabile. Da una parte abbiamo il Governo di Accordo Nazionale basato Tripoli guidato dal presidente Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’ONU, dall’Europa  e dagli USA e appoggiato militarmente dalla Turchia e Qatar. Dall’altra abbiamo il Congresso Nazionale Generale, nominato dal parlamento eletto nel 2014, con sede a Tobruk, guidato dal generale Khalifa Haftar,  appoggiato militarmente da Russia, Egitto ed Emirati Arabi. Nel mezzo abbiamo varie milizie locali e gruppi islamici alleati ora con una fazione ora con l’altra.

 

22) SRI LANKA. Le elezioni presidenziali dello scorso novembre hanno visto il ritorno al potere dei fratelli Rajapakse.  Gotabaya Rajapakse è stato eletto presidente e suo fratello, l’ex presidente  Mahinda Rajapakse è diventato primo ministro, ministro della difesa e della finanze, con un terzo fratello,  Chamal Rajapaksa, ministro dell’Agricoltura. Nelle elezioni parlamentari di quest’ anno i fratelli Rajapakse cercheranno di fare in modo che il loro partito, il Fronte del Popolo dello Sri Lanka (SLPP, populisti nazionalisti) ottenga la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, attualmente in mano ai liberalconservatori del Partito Nazionale Unito (UNP).  Tra i partiti minori che dovrebbero entrare in parlamento segnaliamo l’Alleanza Nazionale Tamil (minoranza etnica Tamil, centrosinistra) e il Fronte di Liberazione del Popolo (JVP,  comunisti).

 

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23) COREA DEL SUD. Le elezioni parlamentari del 2020 saranno un test di metà mandato per il presidente Moon Jae-in  e per il Partito Democratico (centrosinistra) attualmente al potere. Nel frattempo l’opposizione di centrodestra cerca di ricostruirsi dopo essere stata semidistrutta dagli scandali di corruzione che hanno portato all’arresto dell’ex presidente Park Geun-hye.  il vecchio partito conservatore, il Saenuri, si è diviso nel Partito della Libertà  (nazionalconservatori) e nel Bareunmirae (liberalconservatori), entrambi molto indietro nei sondaggi rispetto al Partito Democratico. Il Partito del Popolo (centristi liberali) si è anch’esso diviso, in parte confluendo nel Bareunmirae e in parte in un nuovo partito di centro, il Partito della Pace  e della Libertà).  In rialzo infine i socialdemocratici del  Partito della Giustizia, che potrebbero diventare il terzo partito del paese, dopo il Partito Democratico e il Partito della Libertà, ed essere determinanti in parlamento nel caso che il PD non raggiunga la maggioranza assoluta dei seggi. 

 

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24) SINGAPORE. Il Partito di Azione Popolare (liberalconservatore autoritario)  governa il paese da oltre 60 anni. Primo ministro in carica è Lee Hsien Loong,  figlio primogenito del padre, padrone e fondatore di Singapore Lee Kuan Yew.  Singapore ha un sistema elettorale unico al mondo maggioritario plurinominale, dove il partito che prende più voti in un determinato distretto elettorale ottiene tutti i seggi di quel distretto. Questo ha fatto in modo che in passato il PAP ottenesse la quasi totalità dei seggi in parlamento. Alle elezioni del 2015 il PAP ha ottenuto 83 seggi su 89 direttamente eletti, mentre altri 3 seggi sono andati ai partiti di opposizione in base al “recupero dei migliori non-eletti” previsto dalla legge elettorale. I partiti di opposizione attualmente rappresentati in parlamento sono il Partito dei Lavoratori  (WP, socialisti), il Partito Democratico (liberalsocialisti) e  il Partito di Solidarietà Nazionale (NSP, centristi). Recentemente 5 partiti di opposizione centristi, liberali e progressisti, attualmente senza seggi, hanno creato una all’alleanza elettorale in vista delle prossime elezioni

 

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25) MONGOLIA. Le elezioni del 2016 avevano visto la vittoria del Partito del Popolo Mongolo (MPP,  socialisti), che avevano sconfitto i conservatori del Partito Democratico, con Il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MPRP, socialisti, nato da una scissione del MPP) terzo classificato.  Il primo ministro Miyeegombyn Enkhbold del MPP deve affrontare una difficile coabitazione con il presidente Khaltmaagiin Battulga, del Partito Democratico, il cui mandato scade nel 2021.  Il MPP, diretto erede del partito al potere durante gli anni del regime comunista, sembra al momento in grado di mantenere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, anche a causa delle attuali divisioni all’interno del Partito Democratico.

 

26) MYANMAR. Si rinnovano il Camera dei Rappresentanti e la Camera delle Nazionalità. La costituzione approvata durante il periodo della giunta militare, prevede che un quarto dei seggi in entrambe le camere venga assegnato a rappresentanti dei militari. Essendo l’assegnazione del restante 75% dei seggi fatta in maniera proporzionale, significa che per avere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento un partito dovrebbe ottenere il 66,6% dei voti, il che è quasi impossibile. Nelle elezioni del 2015 (le prime dopo la caduta del regime militare) la Lega Nazionale della Democrazia di Aung San Suu Kyi ottenne circa il 60% dei voti e fu formato un governo  di unità nazionale nella quale i militari avevano alcuni ministeri chiave.  Nelle prossime elezioni tuttavia questa percentuale è destinata a scendere e Aung San Suu Kyi (che non è presidente ma “Consigliere di Stato”, di fatto un primo ministro) dovrà  subire i ricatti dei militari se vorrà continuare a governare il paese.

 

27) VENEZUELA. Entro l’anno dovrebbero tenersi le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale.  Le elezioni del 2015 avevano visto la netta vittoria del partiti di opposizione al regime del presidente Nicolas Maduro.  Maduro allora aveva fatto eleggere una Assemblea Costituente, formata in gran parte di esponenti del regime,  che aveva di fatto svuotato l’Assemblea Nazionale del suo potere legislativo. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, si era successivamente autoproclamato presidente, considerando fraudolenta e quindi nulla la rielezione di Maduro del 2018.  C’è il forte rischio che i cittadini venezuelani, e in particolare i simpatizzanti dell’opposizione, disertino le urne,  avendo perso fiducia nelle istituzioni democratiche del paese, consentendo quindi al regime di Maduro di ottenere il controllo della nuova Assemblea Nazionale e rafforzare quindi il proprio potere.

 

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28) PERU. Elezioni straordinarie per il rinnovo del Congresso dei deputati, indette dal presidente Martin Vizcarra (indipendente centrista) dopo che il parlamento uscente (dove la destra “fujimorista” ha la  maggioranza relativa) , accusato da Vizcarra di ostacolare le sue riforme anti-corruzione, aveva tentato di sospenderlo dalle sue funzioni e sostituirlo con la sua vice-presidente.  I sondaggi danno il partito fujimorista Forza Popolare in netto calo, superato dai centristi di Azione Popolare, alleati di Vizcarra. Tra i partiti minori che dovrebbero entrare in parlamento i centristri del Partito Morado, i conservatori di Alleanza per il Progresso e la sinistra del Fronte Ampio.

 

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29) CROAZIA. Il governo dell’attuale primo ministro Andrej Plenkovic è sorretto da una fragile maggioranza composta dai conservatori dell’Unione  Democratica Croaza (HDZ) e dai liberalsocialisti del Partito Popolare Croato (HNS).  I sondaggi danno l’HDZ in netto calo a causa di vari scandali di corruzione e delle divisioni nel governo. Tuttavia anche i socialdemocratici dell’SDP, maggior partito di opposizione sono in calo, anche se la recente elezione alla presidenza dell’ex primo ministro socialdemocratico Zoran Milanovic potrebbe fare recuperare consensi al partito. Sarà quindi necessario un accordo di coalizione con uno o più dei partiti minori che entreranno in parlamento. Tra questi si segnalano i conservatori di MOST, ex alleati di governo dell’HDZ, il partito centrista di Mislav Kolakušić e Živi zid, una specie di Movimento 5 Stelle in versione croata, che rischia tuttavia di non superare la soglia del 5% necessaria ai partiti nazionali per entrare in parlamento. Altri seggi che potrebbero fare la differenza sono quelli dei partiti regionalisti (per i quali non vale la soglia del 5%), quelli dei croati all’estero e quelli destinati alle minoranze etniche (serba, ungherese, italiana, albanese, rom e ceca/slovacca).

 

30) ROMANIA. Il governo è attualmente guidato dal Partito Nazionale Liberale al potere  (PNL, liberalconservatori europeisti), entrato in carica a seguito di un voto di sfiducia contro l’ex primo ministro rumeno Viorica Dăncilă  del Partito Socialdemocratico (PSD). E’ probabile che il PNL trarrà vantaggio dalla riconferma alla presidenza di Klaus Iohannis, attuale capo di stato della Romania che ottenuto un secondo mandato lo scorso lo novembre  superando al ballottaggio la stessa  Viorica Dăncilă.  Secondo i sondaggi il PNL dovrebbe arrivare nettamente in testa, seguito dal PSD, dall’ Unione per la Salvezza della Romania (USR , liberali), dai socialdemocratici di Pro Romania dell’ex primo ministro Victor Ponta e dei liberali europeisti di PLUS.

 

Nella prossima pagina l’elenco cronologico preliminare delle più importanti elezioni previste nel 2020.

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