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IL GIRAMONDO – Elezioni in Danimarca. La “grande coalizione” centrista sarà spazzata via dall’estrema polarizzazione politica?

 

Risultati immagini per flag of denmark borderMartedì 24 marzo i cittadini danesi si recano alle urne per rinnovare anticipatamente il loro parlamento. Verranno eletti tutti i 179 membri del Folketing, 175 membri nella Danimarca vera e propria, due nelle Isole Faroe e due in Groenlandia, che fanno parte del Regno di Danimarca .

Si tratta di elezioni anticipate, convocate dalla prima ministra uscente Mette Frederiksen, leader dei Socialdemocratici (A), alcuni mesi prima della fine naturale della legislatura. La decisione è stata presa in un momento in cui il governo ha registrato un aumento di consensi, in parte legato alla sua posizione molto ferma nelle tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti sulla Groenlandia. La premier ha quindi cercato di sfruttare questo momento favorevole per ottenere un nuovo mandato politico.L’attuale governo danese è una “grande coalizione” centristia formata dai socialdemocratici, dal partito centrista dei Moderati (M) e dai liberalconservatori di Venstre (V).  Questa è la prima volta dal dopoguerra che la Danimarca è governata da una coalizione di governo centristra dato che in passato si sono alternati al potere il cosiddetto “blocco rosso”, cioè partiti di centrosinistra e sinistra, e il “blocco blu”, formato dai partiti di destra e centrodestra.

Dal punto di vista del sistema politico, la Danimarca è caratterizzata da un multipartitismo molto frammentato. Il sistema elettorale proporzionale, con una soglia di sbarramento del 2%, favorisce la presenza di molti partiti nel Parlamento e la formazione di governi di coalizione. Tra i protagonisti della competizione elettorale vi sono diversi leader e partiti. Il principale sono i “Socialdemocratici”, guidati da Mette Frederiksen, che rappresenta il centro-sinistra ed è attualmente la forza politica più importante nel Folketing. Il secondo partito più grande del parlamento  è il partito liberalconservatore Venstre, guidato da Troels Lund Poulsen, storicamente una delle principali forze del centro-destra danese.

Accanto a questi due grandi partiti esistono molte altre formazioni politiche rilevanti. Tra queste vi sono i Democratici Danesi (Æ), un partito guidato da Inger Støjberg, che rappresenta una destra populista attenta soprattutto ai temi dell’immigrazione e delle comunità rurali. C’è poi il Partito Popolare Socialista (F) , formazione di sinistra ambientalista, guidato da Pia Olsen Dyhr, molto forte soprattutto tra gli elettori urbani e giovani.

Un ruolo importante è giocato anche da partiti liberali e centristi come l’Allenza Liberale (I), guidato da Alex Vanopslagh, e i Moderati (M), fondato dall’ex primo ministro Lars Løkke Rasmussen. Nel panorama politico danese troviamo inoltre il Partito Popolare Danese (O), guidato da Morten Messerschmidt, noto per le sue posizioni nazionaliste e restrittive sull’immigrazione, e la sinistra radicale dell’Alleanza Rosso-Verde(Ø), rappresentata da Pelle Dragsted.

La campagna elettorale si è concentrata su diversi temi centrali per la politica e la società danese. Uno dei principali riguarda la politica economica e fiscale. Il governo socialdemocratico ha proposto l’introduzione di una tassa sui grandi patrimoni, che colpirebbe le ricchezze più elevate. Questa proposta è stata sostenuta dalla sinistra come strumento per ridurre le disuguaglianze, ma ha incontrato una forte opposizione da parte delle imprese e dei partiti di centro-destra, che temono effetti negativi sugli investimenti e sulla competitività del paese.

Un altro tema molto discusso riguarda la politica estera e la sicurezza, in particolare la questione della Groenlandia. Le tensioni geopolitiche legate alle ambizioni statunitensi su questo territorio artico hanno riportato al centro del dibattito il ruolo internazionale della Danimarca e la difesa della sua sovranità. La gestione di questa crisi ha contribuito a rafforzare l’immagine della prima ministra Frederiksen come leader capace di difendere gli interessi nazionali.

Importanti sono anche le questioni ambientali e agricole. In Danimarca l’allevamento intensivo di suini è un settore economico molto rilevante ma ha sollevato forti polemiche per il suo impatto sull’ambiente e sul clima. Questo tema è diventato uno dei punti centrali del confronto tra i partiti ecologisti e quelli più vicini al settore agricolo.

Oltre a questi temi, la campagna elettorale ha affrontato anche argomenti legati al costo della vita, al welfare e alle politiche sociali, che rimangono questioni cruciali per gli elettori danesi. Nonostante l’economia del paese sia considerata tra le più solide d’Europa, molti cittadini esprimono preoccupazioni per l’aumento dei prezzi e per il futuro dello stato sociale.

Queste elezioni rappresentano un momento decisivo per la politica danese. I sondaggi vedono un rafforzamento dei partiti di opposizione, sia di destra che di sinistra  e un crollo dei consensi per i partiti della “grande coalizione” centrista attualmente al governo. La lotta politica si è “incattivita”  e le divisioni all’interno del paese si ripercuotono anche sui consensi elettorali. Se anche i socialdemocratici di Mette Frederiksen si confermeranno primo partito del paese, non è detto che la prima ministra conserverà il posto.

Mette Frederiksen e i socialdemocratici cercheranno di mantenere la guida del paese, magari a capo di una coalizione centrista allargata ad altri partiti ma non è detto che ci riescano. Il leader di Venstre Troels Lund Poulsen ha già detto che cercherà di trovare una maggioranza che riunisca tutti i partiti del “blocco blu. Non è neanche escluso che il governo si sposti a sinistra, magari con un altro primo ministro, in caso di una buona affermazione del “blocco rosso”.  Con dodici partiti che probabilmente entreranno tutti in parlamento è difficile capire quale sarà la composizione del prossimo governo, la quale sarà importante non solo per la politica interna della Danimarca, ma anche per il suo ruolo nell’Unione Europea e nelle dinamiche geopolitiche del Nord Europa.

 

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Official seal of DenmarkLa Danimarca è una monarchia costituzionale democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal consigli dei ministri di (regeringen), presieduto dal Primo Ministro (statsminister). Il potere legislativo spetta sia al potere esecutivo sia al parlamento nazionale (Folketinget). I membri della magistratura sono scelti dal governo (convenzionalmente con la raccomandazione della magistratura stessa), formalmente nominati dal monarca e restano in carica fino alla pensione.

Il Monarca danese, la Regina Margherita II, è il capo dello stato con funzionali esclusivamente cerimoniali.

Il Folketing è composto da 179 membri, eletti ogni 4 anni. 135 di essi sono eletti con sistema proporzionale a livello distrettuale. Altri 40 sono assegnati in modo da recupera la proporzione tra i partiti a livello nazionale. Due seggi sono assegnati alla Groenlandia e due alle isole Faroe.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Danimarca è una cosiddetta “Democrazia Piena”, uno dei 10 paesi più democratici al mondo, al livello di paesi tipo Svizzera, Irlanda, Islanda e Finlandia.

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti e i principali partiti politici.

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