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IL GIRAMONDO – Elezioni in Danimarca. La “grande coalizione” centrista sarà spazzata via dall’estrema polarizzazione politica?

 

Risultati delle elezioni politiche del 2022

 

Le elezioni del 1º novembre 2022 confermarono come primo partito i Mette Frederiksen, leader dei Socialdemocratici, ma senza una maggioranza parlamentare autonoma. Invece di ricostruire una coalizione tradizionale di centrosinistra, Frederiksen decise di compiere una scelta inusuale nella politica danese: formare un governo centrista che riuniva forze politiche normalmente contrapposte. Alla coalizione si unirono infatti i Socialdemocratici, il partito liberale Venstre e il movimento centrista dei “Moderati”, guidato dall’ex premier Lars Løkke Rasmussen. Questo esecutivo trasversale, nato nel dicembre 2022, rappresento’ il primo vero esperimento di grande coalizione tra centrodestra e centrosinistra in Danimarca dai tempi della seconda guerra mondiale.

L’obiettivo del nuovo governo era garantire stabilità politica e affrontare alcune riforme strutturali dell’economia e dello stato sociale. Nei primi anni di legislatura l’esecutivo ha mantenuto una linea pragmatica: da un lato ha cercato di preservare il modello di welfare danese, dall’altro ha sostenuto riforme fiscali e politiche economiche orientate alla competitività. Parallelamente, il contesto internazionale – segnato dalla guerra in Ucraina e dall’aumento delle tensioni globali – ha spinto la Danimarca a rafforzare la propria spesa per la difesa e a investire maggiormente nella sicurezza della regione artica.

In questo periodo la politica migratoria è rimasta relativamente restrittiva, proseguendo una linea già avviata negli anni precedenti. La Danimarca ha mantenuto controlli severi sull’immigrazione e politiche volte a limitare l’arrivo di richiedenti asilo, una scelta che rifletteva un ampio consenso politico interno su questo tema.

La questione che più ha influenzato la politica danese negli ultimi anni, tuttavia, riguarda la Groenlandia,  e le mire espanisistiche degli USA nell’Artico. Durante la sua precedente presidenza, Donald Trump aveva già ipotizzato la possibilità di acquistare l’isola, un’idea che era stata respinta con decisione da Copenhagen. Negli ultimi anni la questione è tornata al centro delle relazioni tra Washington e la Danimarca, alimentando una crisi diplomatica.

Il governo danese ha reagito con fermezza alle pressioni americane, ribadendo che la sovranità sull’isola non è negoziabile. Frederiksen ha sottolineato pubblicamente che la Groenlandia appartiene alla comunità del Regno danese e che qualsiasi decisione sul suo futuro spetta prima di tutto alla popolazione groenlandese.

Questa situazione ha rafforzato l’attenzione della Danimarca verso la sicurezza nell’Artico. Il governo ha aumentato gli investimenti nella difesa della regione e ha promosso una maggiore cooperazione con gli alleati europei e con la NATO. L’Artico è diventato sempre più una zona strategica nella competizione tra potenze, e la Danimarca – proprio grazie alla Groenlandia – si trova oggi al centro di questa dinamica.

Paradossalmente, la crisi con gli Stati Uniti ha avuto anche effetti sulla politica interna. La posizione ferma del governo danese nella difesa della sovranità nazionale ha contribuito a rafforzare il consenso attorno a Frederiksen e ha creato una rara convergenza tra i principali partiti del paese. In Danimarca esiste infatti un consenso quasi unanime sul fatto che la Groenlandia non debba essere ceduta o negoziata con altre potenze.

Questo clima politico ha portato Frederiksen a decidere di indire elezioni anticipate per cercare di rafforzare il  governo in un contesto internazionale sempre più incerto. Il tema della Groenlandia e della sicurezza artica è diventato uno degli elementi centrali del dibattito pubblico e della politica estera del paese.

 

Nelle prossime pagine, i principali partiti politici danesi, infine gli ultimi sondaggi.

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