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IL GIRAMONDO – Elezioni in Danimarca. La “grande coalizione” centrista sarà spazzata via dall’estrema polarizzazione politica?

I PARTITI POLITICI

Sono 12 i partiti politici che si presentano a queste elezioni a livello nazionale, due in meno che alle scorse elezioni.  Tre partiti che si erano presentati non 2022 non si ripresentano: gli ecologisti dei Verdi Indipendenti (Q) e il partito dei Cristiano-Democratici (K), che non avevano ottenuto seggi, e l’estrema destra populista della “Nuova Borghesia” (D), i cui 6 deputati hanno abbandonato il partito.  Si presenta invece per la prima volta un altro partito di estrema destra populista, il “Partito dei Cittadini” (H),  creato da un deputato fuoriuscito da “Nuova Borghesia”. 

Oltre a questi, ci sono 5 partiti locali in Groenlandia e 6 nelle isole Faroe  che si  contendono  i quattro seggi che vengono aggiunti ai 175 nazionali.

I 5 partiti di sinistra e centrosinistra (A, Ø, Å, B, F) compongono il cosiddetto “blocco rosso” mentre i 6 di destra e centrodestra (O, V, I, C, H, Æ) sono raggruppati sotto il nome di “blocco blu”. Completa il quadro il partito centrista dei Moderati (M), che ufficialmente non si schiera in nessuno dei due campi.

 

 

Socialdemocratici (A)

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I socialdemocratici (in danese: Socialdemokraterne), ufficialmente il Partito Socialdemocratico, è uno dei più grandi e più antichi partiti della Danimarca. Attualmente i socialdemocratici sono presenti con 50 seggi nel Folketing e governano il paese tramite il governo di “grande coalizione”  guidato dalla leader del partito Mette Fredriksen. Il partito  è membro del PSE, dell’Alleanza Progressista e dell’Internazionale Socialista.

Il partito fu fondato nel 1871, per organizzare politicamente le associazioni sindacali del paese. I socialdemocratici entrarono per la prima volta al Folketing nelle elezioni del 1884. Del 1924 al 2001 sono stati il partito più grande del paese,  posizione che hanno recuperato dopo le elezioni del 2015. I socialdemocratici sono andati alle guida del governo per la prima volte nel 1924  con Thorvald Stauning, il primo ministro danese più longevo del XX secolo. Durante il governo di Stauning, i socialdemocratici hanno esercitato un’influenza profonda sulla società danese, gettando le basi dello stato sociale danese. Sotto il governo Stauning, Nina Bang  fu la prima donna al mondo ad essere nominata ministro di  un governo. I socialdemocratici raggiunsero il loro massimo storico nelle elezioni dei 1935 con il 46,4% dei voti.

Il partito ha guidato il governo dal 1924 al 926, dal 1929 al 1945, dal 1947 al 1950, dal 1953 al 1968, dal 1971 al 1973, dal 1975 al 1982, dal 1993 al 2001, dal 2011 al 2015 con Helle Thorning-Schmidt, primo capo di governo donna del paese e infine dal 2019 ad oggi con Matte Frederiksen.

Mette Frederiksen è diventata leader del partito dopo la sconfitta del 2015, spostando il partito su posizioni economicamente più stataliste, protezioniste e socialmente meno liberali dei suoi immediati predecessori, In particolare il partito è diventato nettamente più rigido per quanto riguarda il controllo dell’immigrazione nel paese.  Dal 2019 al 2022  Frederiksen ha guidato un governo monocolore appoggiato da 4 partiti di sinistra e centrosinistra. Dopo le elezioni del 2022, Frederiksen è tornata alla guida di un governo di centro formato oltre che dai socialdemocrati, dai Moderati e da Venstre.

Dal punto di vista ideologico, i Socialdemokraterne si collocano nella tradizione della socialdemocrazia, che combina economia di mercato e intervento pubblico per garantire giustizia sociale e pari opportunità. Il partito sostiene quindi il modello di welfare state nordico, con un forte sistema di protezione sociale finanziato dalla fiscalità generale. L’ideologia del partito si basa sui valori di  “Libertà, uguaglianza e fratellanza”, il che comporta una politica di solidarietà con i più poveri e di assistenza sociale a favore dei bisognosi.  Il partito è anche favorevole ad un maggiore coinvolgimento della Danimarca nell’Unione Europea. Negli ultimi anni il partito ha cercato di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali, mantenendo una linea progressista ma anche più pragmatica su alcuni temi, come l’immigrazione.

 

 

Partito Popolare Socialista (F)

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Il Partito socialista popolare (in danese: Socialistisk Folkeparti, SF) è un partito di sinistra socialista ecologista, membro del Partito dei Verdi Europei, attualmente presente con 15 deputati a Folketing.

Il  SF fu fondato nel 1959 da una scissione dell’ala moderata del Partito comunista danese (DKP), in seguito alla repressione ungherese del 1956. I socialisti popolari cercarono di formare una terza via tra la socialdemocrazia occidentale e il comunismo sovietico. Il partito ha sempre fatto parte del parlamento danese dal 1960 ad oggi. Il partito ebbe il massimo del suo successo negli anni ’80, quando ere in primo piano nella battaglia per fare uscire la Danimarca dalla Comunità Europea. Nel 1987 raggiunse il suo massimo storico con il 14,6% dei voti e 27 seggi in parlamento. Negli anni ’90  il partito si allontanò dalle sue posizioni antieuropeiste, rimanendo comunque euroscettico, votando ad esempio contro l’adozione dell’Euro nel referendum del 2000.

Il partito nel 2004 abbandonò il gruppo della sinistra al parlamento europeo per passare con il gruppo dei Verdi.  Dopo la netta sconfitta alle elezioni del 2005  fu eletto leader Villy Søvndal,  personaggio carismatico che riuscì  a fare arrivare il partito al 13% dei voti alle elezioni del 2007 e portarlo su posizioni al contempo più europeiste e più di sinistra.   Nel 2011 il SF entrò a far parte del governo di centrosinistra di Helle Thorning-Schmidt e Søvndal divenne ministro degli esteri. Dopo la sconfitta elettorale del 2015, il partito tornò all’opposizione.  Alle elezioni del 2019 il partito ha ottenuto il 7,7% dei voti e ha successivamente appoggiato dall’estero il governo socialdemocratico di minoranza guidato da Mette Frederiksen, per poi passare all’opposiizione dopo le elezioni del 2022, dove è sceso all’8m3% dei voti.

L’ideologia del partito si basa sul socialismo democratico,  sull’ambientalismo e sul rispetto dei diritti umani e di tutte le minoranze. il Socialistisk Folkeparti si è definisce come un partito socialista democratico, impegnato a combinare giustizia sociale, democrazia politica e riforme economiche. Nel corso dei decenni il partito ha progressivamente rafforzato anche la propria identità ecologista, diventando una delle principali forze politiche danesi impegnate nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione di politiche ambientali sostenibili.

Sul piano economico il partito sostiene un forte ruolo dello Stato nella regolazione dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e nella protezione del welfare. Difende quindi il sistema di sicurezza sociale, i diritti dei lavoratori e servizi pubblici estesi come sanità e istruzione. Allo stesso tempo promuove investimenti nella transizione energetica e nello sviluppo di un’economia più verde. Originariamente euroscettico, da circa una ventina di anni il partito è diventato decisamente europeista.

 

 

Alleanza Liberale (I)

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L’ Alleanza Liberale (in danese: Liberal Alliance) è un partito di destra socialmente ed economicamente liberale attualmente presente con 15 seggi nel Folketing.  L’Alleanza Liberale siede nel gruppo del PPE al parlamento europe.

Il partito fu fondato nel 2007 con il nome di Ny Alliance da alcuni politici provenienti da diversi partiti, tra cui Naser Khader e Anders Samuelsen. L’obiettivo iniziale era creare una forza politica centrista capace di superare la tradizionale divisione tra i blocchi di destra e di sinistra. Tuttavia, nel giro di pochi anni il partito cambiò orientamento politico e identità. Nel 2008 assunse il nome di Liberal Alliance e si spostò progressivamente verso una posizione più chiaramente  di destra liberale e orientata al libero mercato. Sotto la leadership di Anders Samuelsen il partito iniziò a promuovere con maggiore decisione politiche economiche liberiste e una riduzione del ruolo dello Stato nell’economia.

Il partito ha ottenuto il 2,8%  nelle elezioni del 2007, per poi passare al 5%  nel 2011, al 7,5% nel 2015 per poi crollare al 2,3% nel 2019 e infine raggiungere il suo massimo storico del 7,9% alle elezioni del 2022. Il partito è rimasto all’opposizione fino al 2015, quando ha deciso di entrare nel governo di minoranza di centrodestra guidato da Lars Løkke Rasmussen.

Dal punto di vista ideologico, Liberal Alliance si ispira al liberalismo classico e al liberalismo economico. Il partito sostiene una significativa riduzione delle tasse, meno regolamentazione per le imprese e una maggiore libertà economica per individui e aziende. L’obiettivo dichiarato è favorire la crescita economica, l’innovazione e l’imprenditorialità, riducendo al contempo la burocrazia statale.  Pur sostenendo il modello democratico e alcune componenti del welfare nordico, il partito propone riforme per rendere il settore pubblico più efficiente e meno costoso. Sul piano dei diritti civili il partito tende ad assumere posizioni liberali, difendendo le libertà individuali e un approccio relativamente aperto alla società. Il partito è favorevole all’equiparazione dei diritti delle coppie omo- ed eterosessuali e alla legalizzazione dell’uso delle droghe leggere.  L’Alleanza Liberale è inoltre favorevole alla libera circolazione di persone e merci ed è contrario al divieto per gli stranieri di possedere case in Danimarca.  In politica estera il partito ha posizioni piuttosto euroscettiche e dichiara di volere un’Unione Europea basata sul mercato comune ma senza unione politica. Il partito è favorevole all’uso dell’energia nucleare e per la riduzione delle spese statali a favore dell’ambiente. 

 

 

Venstre (V)

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Venstre  (in danese: letteralmente “sinistra”) è un partito liberalconservatore,  il più antico partito politico danese, membro dell’ALDE e dell’Internazionale Liberale. Ventre è attualmente presente nel Folketing con 23 seggi e fa parte della maggioranza di governo di Mette Frederiksen.

Il partito fu fondato nel 1870 con il nome di “Det Forenede Venstre” (La Sinistra Unita). Il termine “sinistra” faceva riferimento al fatto che era stato formato da tre fazioni parlamentari che sedevano all’epoca alla sinistra del Folketing.  Inizialmente il partito rappresentava le classi sociali urbane e gli imprenditori favorevoli al libero mercato, in contrasto con i partiti conservatori rappresentanti dell’aristocrazia terriera.

Fin dalla sua origine il partito fece spesso parte del governo. Nel 1905 l’ala antimilitarista e socialmente liberale del partito si scisse, fondando la “Radikale Venstre”, questo, assieme all’ingresso dei socialdemocratici in parlamento, spostarono Venstre verso la destra del panorama politico nazionale.  Nella prima metà del XX secolo, Venstre si alternò alla guida del governo con i socialdemocratici. Dopo il lungo periodo di governi di centrosinistra del dopoguerra, partito torno al governo dal 1968 al 1971, dal 1973 al 1975 e dal 1982 al 1983.  Nel 1998 divenne leader del partito il carismatico Anders Fogh Rasmussen, che nel 2001 riuscì a sconfiggere i socialdemocratici e a far ritornare Venstre con il 31,2% dei voti, primo partito del paese dopo oltre 80 anni.   Rasmussen prese varie iniziative per liberalizzare l’economia del paese, senza però smantellare lo stato sociale. Nel 2009 Anders Fogh Rasmussen Rasmuss si dimise per diventare segretario generale della Nato e gli successe il suo compagno di partito Lars Løkke Rasmussen. Nelle elezioni del 2011 il centrodestra perse la maggioranza e Venstre tornò all’opposizione.   La crisi dei migranti  del 2015 provocò un netto spostamento di voti da Venstre verso la destra nazionalista del Partito Popolare Danese (DF), tanto che nelle elezioni di quell’anno Venstre ebbe un netto calo elettorale, scendendo al 19,5% dei voti, superata sia dai socialdemocratici che dal DF. Tuttavia Lars Løkke Rasmussen tornò a capo di un governo di minoranza di centrodestra appoggiata esternamente dal Partito Popolare Danese. Con le elezioni del 2019 il partito risalì al 23,4% dei voti,  ma dovette andare all’opposizione del governo di centrosinistra di Mette Frederiksen.   Nel 2020 Lars Løkke Rasmussen ha abbandonato il partito, per  fondare la formazione  politica centrista chiamata “Moderati”. Nelle elezioni del 2022 il partito è sceso al 13,3% ed è entrato a far parte del governo di “larga coalizione” di Mette Frederiksen.

Dal punto di vista ideologico, Venstre è un classico partito liberale classico di centrodestra,  che promuove il liberalismo economico, sostenendo il libero mercato, la riduzione della pressione fiscale e politiche favorevoli alle imprese. Allo stesso tempo accetta il modello di welfare tipico dei paesi nordici, cercando però di renderlo più efficiente e sostenibile. Dal punto di vista della politica estera il partito è fortemente filo-occidentale, e favorevole ad una maggior integrazione della Danimarca nella NATO e nella UE.

 

 

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