La Slovacchia ha fatto parte della Repubblica Cecoslovacca dal 1918 al 1938. Dopo l’occupazione nazista della Cecoslovacchia nel 1938, la Slovacchia divenne uno stato indipendente, sotto la dittatura fascista di Josef Tiso, fedele alleato della Germania nazista. Nel 1944 la Slovacchia fu invasa dalle truppe sovietiche e nel 1945 fu ricostituita la Repubblica Cecoslovacca. Dal 1948 al 1989 la Cecoslovacchia fu un regime comunista filosovietico, membro del Patto di Varsavia.
Dopo il crollo del regime comunista, nel 1990 si svolsero le prime elezioni libere in Cecoslovacchia. Oltre al parlamento federale cecoslovacco fu eletto anche il Consiglio Nazionale Slovacco. Il movimento liberale “Pubblico contro la violenza” (VPN) fu il partito più votato in Slovacchia, seguito dai democristiani del Movimento Cristiano Democratico (KDH) e dai nazionalisti del Partito Nazionale Slovacco (SNS), mentre il Partito Comunista di Slovacchia arrivava in quarta posizione. Primo Ministro della Slovacchia fu nominato Vladimir Meciar del VPN a capo di un governo di coalizione di centrodestra.
Meciar, leader populista e carismatico, era un convinto sostenitore dell’indipendenza della Slovacchia. Nel 1991 fu costretto a dimettersi dalla carica di Primo Ministro, abbandonò il VPN e fondò un proprio partito, il Movimento per la Slovacchia Democratica (HZDS) con il quale si presentò alle elezioni del 1992. Le elezioni videro il trionfo dell’HZDS, che ottenne il 37,3% dei voti e 74 seggi su 150. In seconda posizione molto distaccato arrivò il Partito della Sinistra Democratica (SDL), erede del Partito Comunista.
A quel punto il governo federale cecoslovacco prese atto che la Cecoslovacchia di fatto non esisteva più. La Slovacchia divenne formalmente uno stato indipendente il 1° gennaio 1993. Presidente della Repubblica fu eletto Michal Kovac, compagno di partito di Meciar.
Nel marzo del 1994 il governo Meciar fu sfiduciato e su sostituito da una coalizione dei maggiori partiti di opposizione. La coalizione tuttavia si ruppe dopo pochi mesi. Nel novembre 1994 si tennero elezioni anticipate che videro nuovamente la vittoria di Meciar, il quale formò una coalizione con partiti di destra nazionalista e di estrema sinistra.
Nelle elezioni del 1998 l’HZDS pur rimanendo primo partito del paese, ebbe un notevole calo di consensi. Al secondo posto si piazzò un’alleanza di partiti moderati di centrodestra europeisti, guidata da Mikulas Dzurinda, il quale divenne primo ministro a capo di una coalizione centrista che comprendeva anche la Sinistra Democratica e i partiti della minoranza ungherese. Nel 1999 il liberale progressista Rudolf Schuster veniva eletto presidente della repubblica, sconfiggendo lo stesso Meciar al ballottaggio.
Il governo di Mikulas Dzurinda (conosciuto in Italia come il Massimo D’Alema slovacco per la forte somiglianza con l’allora presidente del consiglio italiano) fece numerose riforme politiche ed economiche che consentirono alla Slovacchia di entrare nell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), di chiudere praticamente tutti i capitoli dei negoziati dell’Unione europea (UE) e di candidarsi all’adesione alla NATO.
Nelle elezioni del 2002, l’HZDS ebbe un ulteriore calo, scendendo al 19,5% dei voti ma rimanendo comunque il primo partito del paese, a causa dell’elevata frammentazione politica. In secondo posizione arrivava il nuovo partito di Dzurinda, l’Unione Democratica e Cristiana Slovacca (SKDU) mentre in terza posizione si piazzava Smer-SD («Direzione- Socialdemocrazia»), un nuovo partito populista di sinistra guidato dal carismatico Robert Fico. Dzurinda rimase primo ministro a capo di una coalizione moderata di centrodestra fino al 2006. Nel 2004 si svolsero nuove elezioni presidenziali che videro una nuovasconfitta per Meciar, sconfitto al ballottaggio da Ivan Gasparovic, conservatore moderato. Nello stesso anno la Slovacchia entrava nella NATO e nell’Unione Europea.
Nelle elezioni del 2006 il partito di Meciar crollò all’8,8% dei voti. Molti dei suoi elettori si spostarono su SMER, che arrivò in testa alla preferenze con il 29,1% dei voti e 50 seggi su 150. Robert Fico riusci a farsi nominare primo ministro al posto di Dzurinda grazie ad un’alleanza tra lo Smer-SD, l’HZDS di Meciar e la destra nazionalista dell’SNS.
Nel 2009 Ivan Gasparovic, appoggiato dalla coalizione di governo fu rieletto presidente, battendo Iveta Radičova, candidata dell’SKDU.
Le elezioni del giugno 2010 videro un progresso dello Smer, che arrivò al 34,8% dei voti, seguito dall’SKDU e dal Libertà e Solidarietà (SaS) un nuovo partito di destra liberista. Fico non fu in grado di raccogliere una maggioranza in parlamento, quindi fu formato un governo di coalizione tra i partiti di centro e centrodestra, guidato da Iveta Radičova, prima donna a capo del governo slovacco.
La nuova coalizione non ebbe vita facile, soprattutto a causa delle divisioni tra SaS e gli altri partiti di governo sulla politica economica. Nel 2012, dopo che il governo era stato sfiduciato dal parlamento, si tennero nuove elezioni che videro il trionfo di Fico, con lo Smer-SD che ottenne il 44,4% dei voti e 83 seggi su 150, consentendogli di formare un governo monocolore.
Nel 2014 Fico si candidò alla presidenza della repubblica ma fu sconfitto al ballottaggio da Andrej Kiska, uomo d’affari e filantropo, moderato centrista.
Durante il suo secondo mandato, il governo Fico attuò una politica estera nettamente nazionalista, . Nell’autunno 2015, durante la crisi migratoria europea , Fico, assieme agli altri leader dei quattro stati del Gruppo di Visegrád respinse la proposta dell’UE di ri-allocare i rifugiati provenienti dalla Siria.
In questo periodo il sentimento nazionalista e xenofobo divenne sempre più diffuso nel paese. Le elezioni del 2016 videro un crollo di Smer-SD, che scese al 28,3% dei voti, rimanendo comunque il primo partito del paese, mentre avanzavano i partito populisti di destra ed estrema destra, tra i quali il «Partito Popolare- Slovacchia Nostra» (L’SNS), di Marian Kotleba, di matrice neofascista.
Fico riusci a mantenere la posizione di Primo Ministro, grazie ad un governo di coalizione tra lo Smer-SD, la destra nazionalista dell’SNS, il partito della minoranza ungherese MOST-HID e il partito liberalconservatore SIET.
Nelle prossime pagine, i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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