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IL GIRAMONDO – Il meglio e il peggio delle elezioni del 2020

Per quanto riguarda le peggiori elezioni segnaliamo alcuni successi della destra “sovranista” europea, in particolare il “ribaltone” parlamentare in Slovenia, che ha sfiduciato il primo ministro progressista Marjan Sarec (liberale) e ha riportato al governo Janez Jansa, ex democristiano incarcerato per corruzione, riciclatosi come paladino “sovranista” anti-immigrazione e complottista trumpiano.  Pessimo il risultato anche in Polonia con la riconferma alla presidenza dopo un ballottaggio serratissimo del presidente uscente Andrej Duda del partito nazional conservatori “Ordine e Giustizia”.  Avanza la destra nazionalista e bigotta in Romania, dove l’Alleanza per l’Unità dei Rumeni  entra in parlamento con il 9% dei voti.  Triste la situazione dei partiti della sinistra nell’Europa Orientale, che hanno perso il potere in vari paesi, in particolare laddove sono stati coinvolti in pesanti casi di corruzione come in Montenegro e Romania oppure dove hanno causa comune con la destra bigotta e “sovranista” come nel caso della Slovacchia. Deludenti risultati per i partiti di sinistra anche in Lituania, Croazia, Serbia, Polonia e Repubblica Ceca. Vari regimi dittatoriali, dal Venezuela alla Tanzania, dalla Bielorussia al Tajikistan, dall’Egitto alla Siria, hanno organizzato elezioni farsa per dare una parvenza di legittimità ai loro regimi.

Per la posizione di peggior evento politico-elettorale dell’anno si sono classificati tre finalisti.

In terza posizione abbiamo lo Sri Lanka dove le elezioni parlamentari hanno visto una vittoria a valanga dello Sri Lanka Podujana Peramuna, il partito creato dalla famiglia Rajapaksa.  I fratelli Rajapaksa, tra i quali l’attuale presidente Gotabaya Rajapaksa, l’ex presidente e attuale primo ministro Mahinda Rajapaksa , l’ex ministro dell’economia Basil Rajapaksa e l’ex presidente del parlamento Chamal Jayantha Rajapaksa hanno dominato la vita politica del paese  negli ultimi 15 anni, considerando il governo una specie di azienda a conduzione familiare. Durante la presidenza di Mahinda tra il 2009 e il 2010 l’esercito singalese portò avanti un’offensiva talmente spietata contro i ribelli Tamil, che Rajapaksa fu accusato da varie organizzazioni umanitarie di crimini contro l’umanità. Tra il 2015 e il 2018 l’opposizione era riuscita a tornare al governo, ma i contrasti interni tra i vari partiti che la componevano hanno permesso ai Rajapaksa di conquistare la presidenza nel novembre 2019, poi il governo  e infine adesso il parlamento. La vicinanza politica dei Rajapaksa al governo cinese, la loro mancanza di rispetto per i diritti delle minoranze, in particolare quella Tamil e quella mussulmana, non promettono niente di buono per il futuro democratico del paese.

La seconda posizione va alla Malesia,  dove un “ribaltone” parlamentare ha messo in minoranza la coalizione progressista Pakatan Harapan, che era andata al governo nel 2018, mettendo fine a oltre mezzo secolo di dominio della destra nazional-conservatrice dell’ UMNO al potere dal 1957. Il primo ministro uscente, il 95-enne Mahathir Mohamad (a capo del BERSATU, un partito nato da una scissione dell’UMNO) è stato sfiduciato dopo che una fazione del suo partito si è accordata per formare una nuova maggioranza con l’UMNO e la destra islamica del PAS. Nuovo primo ministro è stato nominato Muhyiddin Yassin, ex compagno di partito di Mahathir Mohamed. La “primavera malese” del 2018 sembra quindi sfiorita assieme alle speranze che l’hanno accompagnata,  con una decisa svolta a destra da parte del nuovo governo. 

Ma il Premio Giramondo 2020 per il peggiore evento politico-elettorale dell’anno va a Israele. Il 2 marzo si sono svolte elezioni parlamentari anticipate, le terze in meno di un anno dopo che quelle precedenti non erano riuscite a produrre un governo stabile. Nel frattempo il primo ministro Benjamin Netanyahu, in carica dal 2009, ha continuato a governare il paese, mettendo insieme coalizioni sempre più litigiose mentre il paese si spostava politicamente sempre più a destra.  Netanyahu ha goduto negli ultimi anni dell’appoggio incondizionato del presidente americano Donald Trump, grazia al fatto che la politica estera USA per  Medio Oriente è stata affidata al genero di Trump, Jared Kushner, amico di famiglia dello “zio” Netanyahu. Tuttavia il problema dei territori palestinesi rimane più irrisolto che mai con la destra israeliana che parla adesso di annettersi direttamente buona parte dei territori occupati. L’ennesima crisi di governo ha portato ad un nuovo scioglimento della Knesset, il parlamento del paese, e alla convocazione di nuove elezioni all’inizio dell’anno prossimo.  I sondaggi sono catastrofici per i partiti di centro e di sinistra, mentre il Likud potrebbe essere superato da Yadina e “Nuova Speranza”, due partiti ancora più a destra di quello di Netanyahu. La soluzione del problema palestinese e le prospettive di pace in medio oriente sembrano complicarsi ulteriormente. 

 

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