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IL MAPPAMONDO – Tutte le elezioni che ci siamo persi durante la quarantena (II parte)

REPUBBLICA DOMINICANA

Il 5 luglio si sono tenute le elezioni generali (e presidenziali) nella Repubblica Dominicana.
Vincitore ne è risultato il leader del maggior partito di opposizione Luis Abinader, socialdemocratico, che ha sconfitto il candidato della sinistra populista del Partito Dominicano della Liberazione.

Luis Abinader – Moderno Partito Rivoluzionario – socialdemocrazia moderata – 52,5%                                                                                                                                          Gonzalo Castillo – Partito Dominicano della Liberazione – socialdemocrazia, populismo – 37,5%                                                                                                             Leonel Fernandez   – Forza Popolare – socialismo – 8,9%

Quest’ultimo era erede del Presidente uscente Danilo Medina, che ha ottenuto due mandati, al potere dal 2012. Medina, un dinosauro della politica dominicana, con diversi mandati politici alle spalle, ha un giudizio spesso bivalente. Un primo mandato caratterizzato da maggiore crescita economica e diritti per i lavoratori; un secondo mandato caratterizzato da una diffusa corruzione, una soppressione delle libertà civili sempre maggiore e addirittura dallo spionaggio di oppositori e cittadini dissidenti. Tra febbraio e marzo di quest’anno, mentre il coronavirus imperversava in Europa, nella Repubblica Dominicana si svolgevano delle proteste contro la Presidenza.

Le proteste hanno fatto da eco alla vittoria di Abinader, che promette cambiamento, pulizia, ma non rinuncia alle rivendicazioni sociali. Anche lui “politico di professione”, di centro-sinistra ma non certo nemico degli Statunitensi, visto che Rudy Giuliani gli ha fatto da advisor elettorale. Ora festeggia la vittoria, con il suo partito che ha vinto anche la maggioranza al Congresso. Ma non troppo, posto che in piena campagna elettorale, con la moglie, si è ammalato di Covid-19.

SINGAPORE
Il 10 luglio si sono tenute le elezioni parlamentari a Singapore.

Partito di Azione Popolare – Lee Hsien-Loong – nazionalismo di destra – 61,2% (83 seggi)
Partito dei Lavoratori – Pritam Singh – socialdemocrazia – 11,2% (10 seggi)       

Nessun altro partito ha ottenuto seggi alle elezioni, se non i liberalconservatori del PSP, che hanno conseguito due seggi grazie al diritto di tribuna.

Singapore, la cui bandiera rappresenta l’unione tra i cittadini musulmani (la luna) e quelli di origine cinese (la stella), è un Paese tecnologicamente e soprattutto economicamente avanzato, ma non lo è affatto politicamente.
Nel Paese vige una “democratura” dove è consentito, talvolta, alle opposizioni di avere spazio di dissentire, ma non di vincere. Ai giornali dire qualcosa di contrario al partito al potere, ma non troppo, e mai in maniera determinante.

E’ grazie a questo regime “sorridente” che Lee Hsien-Loong governa ormai indisturbato da sedici lunghi anni, il figlio del padre padrone, fondatore del Paese come nazione indipendente economicamente sviluppata, Lee Kuan Yew.
Lee padre, prima di morire per polmonite, ha messo il figlio al potere e gli ha lasciato il piccolo ma popoloso Paese nel testamento, con l’intermezzo della Presidenza di Goh Chok Tong.

Lee Hsien-Loong deve il suo lungo potere anche all’equidistanza che ha saputo tenere tra USA e Cina, cercando di non far arrabbiare nessuno e andare d’accordo con tutti. Tranne con Taiwan, di cui inevitabilmente condanna le spinte indipendentiste, per non far infuriare Pechino. Sorride a quasi tutti, viene sempre invitato alle cerimonie del G20, ma con Trump c’è stato qualche inevitabile screzio, quando quest’ultimo ha deciso di ritirarsi dal Partenariato Trans-Pacifico.

Le elezioni in piena pandemia non hanno portato fortuna a Lee, che ha perso quasi 9 punti, anche se comunque ha ottenuto un mare di seggi totalmente sproporzionato rispetto alle altre opposizioni – grazie anche alla legge elettorale che favorisce il partito al potere – e potrà continuare a governare indisturbato. Il partito ha sciorinato una finta autocritica rassicurando che si impegnerà a migliorare, ma è ben lungi dal farla davvero.

Abbiamo così terminate la nostra “carrellata” di consultazioni elettorali, dimenticate mentre eravamo attenti ad altri tipi di numeri, magari meno interessanti, ma di maggiore impatto sulle nostre vite. Molte elezioni sono comunque state rimandate. In autunno ci aspettiamo, anche in tale ambito, una seconda ondata.

Saluti dal vostro Skorpios

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