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IL MAPPAMONDO – In elezioni incerte fino all’ultimo, la sinistra sudamericana perde l’Uruguay; Namibia, facile ma non troppo agevole riconferma per SWAPO

NAMIBIA

In Namibia si sono tenute le elezioni generali. Nelle elezioni presidenziali è risultato vincitore l’uscente Hage Geingob del partito socialista e panafricano SWAPO.
La vittoria di Geingob era scontatissima, come era scontato che vincesse al primo turno. Nessuna sorpresa, quindi. Tuttavia è stata davvero una sorpresa che la sua vittoria non sia rivelata un plebiscito, come cinque anni fa, in cui aveva ottenuto già al primo turno l’86,7% dei voti. Una percentuale da Paese autoritario. La Namibia, pur non essendo un Paese autoritario come molti Paesi africani, è comunque una nazione dove un partito, SWAPO, ex gruppo militare che ha avuto un ruolo nella fondazione della Namibia odierna, ha un potere preponderante su ogni ambito della gestione pubblica, anche perché rappresentativo del gruppo etnico dominante degli Ovambo. Inoltre, risente dell’influenza sudafricana, dove pure l’African National Congress domina imbattuto dai tempi di Mandela. Che SWAPO ottenga una percentuale inferiore al 60%, quindi, è già di per sé una notizia.

I risultati provvisori con il 97% scrutinato.
L’affluenza si è attestata al 60,7%, e crolla di undici punti rispetto alle ultime elezioni. Molti elettori di SWAPO sono rimasti a casa.
Da rilevare l’estrema efficienza del sistema di spoglio namibiano, che permette a tutti di osservare lo spoglio in diretta su un sito costantemente aggiornato, con tanto di mappa del voto, voti ai singoli candidati, seggi parlamentari ecc.

Questo è dovuto anche ai dissidi interni a SWAPO, che hanno visto l’ex dirigente del partito, dentista e scrittore, Panduleni Itula, a candidarsi come Presidente, e a farlo come indipendente contro lo strapotere di SWAPO. Una candidatura che a suo modo ha funzionato, molti cittadini lo hanno votato sebbene non sia riuscito nel miracolo di accedere a un secondo turno. Il centro-destra del Movimento Democratico Popolare, invece, resta sempre al palo.

Un’incrinatura nello strapotere dello SWAPO che è difficile prevedere se porterà a qualche cambiamento o verrà riassorbita alle prossime elezioni.

Altre notizie:

  • In IRAQ a seguito del protrarsi delle sanguinose e sconclusionate proteste nel Sud del Paese, il premier indipendente Adel Abdul-Mahdi, spinto dal Presidente della Repubblica, ha annunciato di volersi dimettere, dopo che in un primo momento aveva escluso di avere l’intenzione di cedere alla violenza della piazza. Le proteste irachene sono apparentemente volte a lottare, molto vagamente, contro la “corruzione della politica” e contro l’influenza iraniana; in realtà, le cause profonde sono da rinvenirsi nella situazione socio-economica del Paese. Distrutto da una guerra dopo l’altra, l’economia stenta a riprendersi, e soffre anche il Sud, normalmente più ricco, oggi il più ribelle. In tutto ciò gli iracheni, per la totale assenza di una politica demografica, subiscono un tasso di fecondità altissimo e un aumento della popolazione consistente, nonostante guerra e povertà. Le conseguenze non possono che essere maggiore instabilità sociale e, a causa dell’aumento eccessivo della popolazione giovanile (il problema contrario che in Europa), maggiore tendenza alla rivolta. In tutto questo, l’intelligence iraniana aveva cercato, sottotraccia, di soffiare sul fuoco delle proteste per ottenere maggiore influenza nel Paese. Mai errore fu più fatale: le proteste si sono ora scatenate contro l’eccessiva influenza dell’Iran nel Paese, e si sono concentrate anche dinanzi ai consolati iraniani. Abdul-Mahdi, al governo con l’appoggio della maggior parte dei partiti, è stato ritenuto troppo vicino all’Iran e ora i manifestanti chiedono un governo non condizionato dal pericoloso vicino.
  • In CINA le elezioni amministrative a Hong Kong, democratiche, sono state una disfatta per Pechino, con il 90% dei voti che va ai rappresentanti che simpatizzano con le proteste. Una situazione spinosa, che ha portato la Cina ad accusare l’Occidente e gli USA di Trump, e di cui non si vede un esito, a causa dell’eccessiva sproporzione tra le parti in fatto di potenza e possibilità di vittoria.

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

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